Da otto mesi una parrocchia di Milano si è gemellata con la comunità cristiana di rito latino di padre Ibrhaim Alsabagh

di Silvio Mengotto

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Aleppo è una delle città più antiche del mondo la sua nascita risale a 5000 anni fa, ricca di siti archeologici. Dal 1986 la città è patrimonio dell’umanità. Prima della guerra, con i suoi 1.900.000 abitanti, era la città più popolosa della Siria abitata da 300.000 cristiani. Coinvolta nel 2012 nella guerra civile siriana è diventata il crocevia di scontri che hanno l’hanno divisa in due: quella occidentale controllata dal governo e quella orientale, dai ribelli.

A Milano nella parrocchia di San Michele Arcangelo (Precotto) per tutto l’Avvento sulla balaustra dell’altare sei ceri, con la scritta  Aleppo, sono stati accesi durante la Messa festiva. Un segno di richiamo e di gemellaggio avvenuto lo scorso maggio tra la parrocchia e la comunità cristiana di rito latino in Aleppo guidata da padre Ibrahim Alsabagh, sacerdote francescano di Damasco. Padre Ibrahim, su invito del parroco don Giancarlo Greco e del coadiutore don Andrea Plumari, a maggio è stato invitato a portare la sua testimonianza, insieme al vescovo rumeno Florentin, nella parrocchia di San Michele Arcangelo.

«Padre Ibrahim e la sua comunità – dice don Andrea Plumari – ci stanno testimoniando una fede grande. Dopo cinque anni di guerra  potremmo arrabbiarci con Dio. Chi ha la fede sa che il problema non è Dio ma gli uomini che non lo seguono. Nella zona Est di Aleppo la situazione è tragica, le comunità cristiane non si possono nemmeno riunire. Ad Ovest, dove risiede la comunità di padre Ibrahim, la situazione è “relativamente” meno preoccupante ma non esente da bombardamenti».

Agli inizi di dicembre padre Ibrahim ha inviato questo messaggio a don Andrea: “In questi ultimi giorni la situazione ad Aleppo è molto difficile. Due giorni fa,  nel quartiere di al-Farqan, zona sotto il controllo del governo ad ovest di  Aleppo, una scuola è stata colpita da un missile lanciato dai ribelli,  tanti bambini sono morti, altri sono rimasti feriti. Ti mando alcune immagini. Nessun luogo è sicuro, non sappiamo quando e dove il missile cadrà. Nonostante questo, anche se non capiamo, confidiamo nel Signore, perché Egli è la nostra speranza. Uniti nella preghiera. “

«Dallo scorso maggio – continua don Andrea – siamo in costante contatto con padre Ibrahim attraverso varie iniziative di solidarietà. E’ bene ricordare che nel mondo ci sono una serie di povertà impressionanti. Noi adesso abbiamo messo la lente di ingrandimento su Aleppo, in realtà di queste situazioni ce ne sono infinite. Dopo la testimonianza di padre Ibrahim come parrocchia abbiamo deciso di non essere indifferenti. Con la società sportiva presente in oratorio, si è deciso di dedicare parte dei soldi raccolti per la ristrutturazione degli impianti sportivi alla comunità di padre Ibrhaim per sostenere diverse necessità: la costruzione di un pozzo d’acqua, l’acquisto di medicinali ed elettricità alle famiglie»

 

D. Il senso di questa iniziativa va oltre l’emergenza che richiede giustamente aiuti immediati?  «Speriamo che questa guerra finisca rapidamente. Dovrà finire. Come comunità vogliamo aiutarli a ricostruire dei luoghi di educazione per i loro figli. Raccogliamo soldi, ma soprattutto vogliamo sviluppare un autentico gemellaggio, cioè incontrarli e visitarli ad Aleppo»

 

D. Precisamente che significa?  «Quando sei vicino ad una persona malata la abbracci sapendo che non potrai toglierle la malattia. Il fatto di voler andare ad Aleppo per abbracciare, parlare con le persone, vedere la situazione credo sia una azione educativa per noi. Oltre a raccogliere aiuti l’idea è quella di stare attenti a ciò che accade. Questo può farci vivere la nostra quotidianità dove, fortunatamente, non abbiamo i problemi e le sofferenze che le persone, i bambini, vivono ad Aleppo. Questo ci permette di renderci conto della ricchezza che abbiamo, in seconda battuta di non sprecare la vita, il tempo. Tutto ha un significato, sia per chi è sotto l’incubo delle bombe, sia per noi che non lo siamo» 

 

D. Nell’Avvento quali iniziative avete organizzato ?   «Abbiamo voluto legare l’Avvento con le vicende di Aleppo con diversi scopi. In primis la sensibilizzazione per tutta la comunità. Abbiamo coinvolto i bambini che hanno svolto dei lavori che verranno presentati alla festa di Natale (domenica 18 dicembre) prevista per una maggiore sensibilizzazione e raccolta di fondi per la comunità di padre Ibrahim. Si invieranno fotografie e disegni che i bambini della nostra comunità hanno fatto per i bambini della comunità di Aleppo. Nell’edicola parrocchiale sono state vendute molte copie del libro di Ibrhaim Un istante prima dell’alba. Unendoci all’iniziativa lanciata dal Ministro generale e Custode di Terra Santa, ogni domenica un bambino durante la Messa ha letto la preghiera dei bambini per la pace»