Tre ragazze nigeriane, Amina, Azmera e Dalida (nomi di fantasia) ospiti in un Centro di accoglienza straordinario, hanno battezzato i loro figli nella parrocchia di san Michele Arcangelo in Precotto

Silvio Mengotto

accoglienza

Don Andrea Plumari riceve la telefonata di Amina, giovane nigeriana e mamma del piccolo Chipo di tre mesi. Con un inglese scarno chiede il battesimo per il figlio. «Guarda – commenta sorpreso don Andrea – cosa ci capita». In questi giorni l’arcivescovo mons. Mario Delpini, insieme al Consiglio pastorale, ha espresso grande preoccupazione per le vicende degli emigranti nelle ultime settimane. «Gli innumerevoli gesti di solidarietà – dice mons. Mario Delpini – , la straordinaria generosità delle nostre comunità può consentire di «avere la coscienza a posto» mentre intorno a noi c’è gente che soffre troppo, che fa troppa fatica, che paga a troppo caro prezzo una speranza di libertà e di benessere?». In Italia e in Europa la tratta delle nigeriane, ridotte in schiavitù, è presente da oltre 30 anni e definita da papa Francesco «un crimine contro l’umanità». A Precotto Amina, Azmara e Dalida hanno bussato alle porte della comunità parrocchiale.

 

Accoglienza

Lo scorso aprile è iniziato un ponte di amicizia con le tre ragazze ospitate nello stabile di via Andolfato – ex struttura dei padri dehoniani -, oggi Centro di accoglienza straordinario (Cas) dove sono accolti temporaneamente i migranti giunti in Italia richiedenti la protezione internazionale. A Milano i Cas sono gestiti dal Comune, dalla Prefettura con l’apporto di intermediazione dei volontari della Fondazione del Progetto Arca. Per un anno, tempo necessario per gli accertamenti, si garantisce l’alloggio, i pasti, l’assistenza legale e sanitaria, l’interprete e i servizi psico- sociali. Il Centro di via Andolfato  ospita solo donne con i loro figli, complessivamente se ne contano 140. Con Porzia, mediatrice culturale del Centro, Amina si è presentata a don Andrea e Chiara Tamburini, animatrice nella corale parrocchiale. Con Amina si sono affiancate Azmara, con la piccola Isabel di un anno e mezzo, e Dalida con  Chara di un anno. Anche loro hanno chiesto il battesimo. «Azmara – dice Chiara Tamburini – è una guerriera, un carattere esuberante che sbaraglia tutti, la piccola Isabel è scatenata come lei». Nelle messe domenicali, Chara e Isabel scorazzano incontenibili nella navata della chiesa suscitando una cascata di sorrisi. La prima sorpresa avviene nell’incontro al bar dell’oratorio. Causa lo stentato inglese la comunicazione è fatta di gesti, canzoni e musica. In inglese le nigeriane, in italiano gli amici della parrocchia  cantano Osanna. Alle prime note musicali le ragazze sfilano le scarpe e, nella sorpresa generale, danzano a piedi nudi sul pavimento. In Africa il legame, molte volte sacro, con la natura e la madre terra è fortissimo. La danza diventa preghiera, un contatto che il proprio corpo esprime direttamente, senza mediazioni, con la natura. I tempi delle nigeriane sono diversi da quelli occidentali così precisi, razionali e prevedibili. Chiara, dopo averle invitate alla cena, ha dovuto attendere due ore prima del loro arrivo. Il menù servito: risotto allo zafferano e pollo ormai freddi.

 

Verso il battesimo

Un padre eritreo ha fatto da interprete. Con diversi colloqui don Andrea  ha preparato le ragazze al battesimo. Dalida, ricordando di essere stata battezzata a dodici anni, dice: «Dopo il battesimo non mi sono più sentita sola. Ho smesso di avere paura di cosa dicevano e facevano gli stregoni del villaggio. Non voglio che la piccola Chora provi anche lei la mia stessa solitudine, ma che senta questa compagnia». In Africa, ancora oggi, è diffusa la religione animista gestita dagli sciamani locali dove, molte volte, si infiltra la malavita locale. «Rimango sconvolta, basita – riprende Chiara –  quando l’operatrice del centro mi comunica che Amina mi vuole, insieme a mio marito Alberto, come madrina e padrino. Non conosco nulla di Amina, come lei di me, ma siamo sorelle nel cristianesimo. La vita ha preso me. In questa indimenticabile esperienza ho capito che Gesù è il centro». Prima della cerimonia Amina desidera confessarsi. Durante il battesimo, celebrato nella chiesa parrocchiale,  le ragazze hanno in serbo nuove sorprese. Dalida, nel suo inglese, legge un passo di Isaia. «Anche se una madre si dimenticasse di suo figlio, io non mi dimenticherò mai di te». Poi Amina recita a memoria, in lingua inglese, un brano evangelico su Nicodemo. Dopo la cerimonia nel bar una calorosa festa viene accompagnata, animata con danze, insieme a un gruppo di altre nigeriane del Centro. Con la musica dei bonghi cantano alternando canzoni nigeriane e italiane. «Amina, Azmera e Dalida – dice l’animatrice Porzia – ridevano, ballavano, erano stra felici come i loro bambini battezzati».