La storia di Anastasia, Olena e Valeria in fuga dalla guerra in Ucraina, ospitate e accolte in una famiglia nell’hinterland milanese

di Silvio Mengotto

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A Rozzano, fresco di pensione, abita Valter P., sposato con Elisabetta e padre di tre figli: Irene, Gabriele e Arianna. Di fronte al dramma del popolo ucraino la famiglia segnala, a diversi enti del terzo settore, la disponibilità ad ospitare profughi dell’Ucraina anche per una lunga permanenza. “Lo scorso 26 marzo – dice Valter – la Comunità di Sant’Egidio mi annuncia che sarebbe arrivato un pullman dal confine polacco sul quale c’erano le tre donne che avremmo ospitato. Olena di 38 anni con la figlia Valeria di 17 anni e la cugina Anastasia di 28 anni. Vengono dal paese di Cuhuiv a pochi chilometri da Kharkiv”. Sono fuggite dal martellante massacro dei bombardamenti. Le case dove abitano hanno subito gravi danni “non di completa distruzione –continua Valter – ma di totale inagibilità. Dopo 20 giorni in un bunker del paese sono partite per la Polonia, poi a Milano con un pullman carico di profughi per l’Italia”. A poche ore dall’accoglienza Anastasia, Olena e Valeria con il telefonino si collegano in rete nel bunker di Cuhuiv per rassicurare amici e parenti. “Ci presentano – ricorda Valter – agli amici grati per l’accoglienza. La comunicazione era in viva voce, sono rimasto sconvolto nel sentire perfettamente i sibili delle bombe che cadevano coprendo le voci, i pensieri di affetto e cortesia”. In diretta si ascoltava la guerra lontana.

Le tre donne di estrazione culturale russa, parlano perfettamente anche l’ucraino. L’interprete di casa traduce dal russo all’italiano e viceversa. Hanno studiato in lingua russa, Anastasia e Valeria hanno frequentato l’istituto d’Arte. La prima richiesta è stata la possibilità “di avere – continua Valter – carta e pastelli di cera per dipingere. Mi hanno fatto dei quadri che ho in casa, compresi i ritratti di famiglia. Sin dai primi giorni dimostrano di essere piene di risorse e di spiccata autonomia. Con loro inizio a tenere giornalmente delle brevi lezioni di italiano alle quali partecipavano volentieri consapevoli che, in terra straniera, saper comunicare è importante e fondamentale. Sono molto religiose e particolarmente predisposte a coltivare rapporti cordiali di vita familiare”. Con Valter, madre e figlia, visitano il museo del ‘900 e l’Accademia di Brera.

Anastasia lavorava come estetista in un salone di bellezza. Una attività che gli ha permesso di guadagnare qualche modesta somma esercitando la professione tra le amiche di Irene. Olena lavorava come commessa in una macelleria. Dopo 46 giorni, grazie agli amici in Germania e Polonia, “hanno accettato – dice Valter – l’offerta di lavoro in una fabbrica di scatole in Polonia. Sono partite domenica 8 maggio per una nuova sistemazione. Nastia, così si fa chiamare Anastasia, ha scelto di rimanere con noi, ottima cuoca e intraprendente sarta”. Con una macchina da cucire, recuperata da Valter, realizza molti lavoretti e rifatto le tende della mansarda. Di queste tre donne, che lasciano improvvisamente il loro Paese, sorprende la straordinaria capacità di adattamento “dove – conclude Valter – avevano la loro cerchia familiare, affrontando con serenità sconvolgente queste trasformazioni e continui trasferimenti. So che in alcune famiglie ucraine ospitate c’è difficoltà di interazione con la famiglia che ospita. Loro, da subito, si sono rese disponibili nell’interagire velocemente, era come se le avessimo ospitate da sempre. Sono diventate parte effettiva della famiglia che si è semplicemente allargata”. Due volte alla settimana Nastia frequenta la scuola popolare di Rozzano. In casa l’apprendimento della lingua continua con la visione di film con sottotitoli in italiano e letture di testi che permettano di superare lo scoglio della pronuncia. Il prossimo Natale, assicura Valter, nel presepe ci sarà un posto in più sotto la grotta di Betlemme.