L'emozione di assistere a un match di tennis in carrozzina a Milano: quattro atleti che, armati di racchetta e amore per la vita raccontano esistenze e percorsi formativi personali attraverso lo sport

di Mara COZZOLI

tennisedisabilità

E’ stato come un film western, in bianco e nero, ma che istante dopo istante ha preso colore.
E’ stato come ne “I magnifici sette”, quando Steve McQueen, Yul Brinner, El Wallach e Charls Bronson si presentano a noi con  sguardi tenebrosi, e arma da fuoco posta all’interno della fondina sulla quale posavano la mano.
No, ciò a cui i miei occhi hanno assistito è ben lungi dalla cinematografia. Mi sono ritrovata spettatrice di una delle svariate sfumature assunte dalla realtà.

Siamo a Milano, nel corso di una giornata tipicamente piovosa dei primi di maggio. Nello specifico, il giorno è il cinque, data in cui, ricorre l’anniversario della morte di Napoleone Bonaparte, e presso Tennis Club Lombardo si è tenuta una dimostrazione “particolare” ed entusiasmante: tennis in carrozzina.

Al centro della “scena”, o meglio, del campo da gioco quattro ragazzi e le loro storie differenti, armati di racchetta e amore per la vita: Alessandro Bernardi, Amadori Diego, Curioni Mauro, Fimini Angelo. Quattro atleti, che nonostante le difficoltà derivanti da limiti fisici hanno scelto di vivere, sempre e comunque; cuori impavidi che raccontano esistenze e percorsi formativi personali attraverso lo sport.
Tra un dritto, un rovescio, una vittoria e una sconfitta (articolate in due singoli e un doppio) è emersa una certezza: la pratica di una qualunque attività agonistica è strumento di inclusione.
Cosa rappresenta  per i nostri energici guerrieri? Cosa sentono nell’esatto momento in cui si trovano in prima linea? Barriere architettoniche: materiali o culturali?

A rispondermi è Alessandro Bernardi: «Il tennis rappresenta una sfida con te stesso, un mezzo per superare i tuoi limiti; l’avversario è un giocatore che può essere più bravo e più forte di te, ma gli ostacoli sono nella tua testa, nei tuoi pensieri nelle tue sensazioni. Quando, vinci? Sicuramente, quando sei allenato a perdere. La disabilità è una condizione fisica o mentale che crea diversità e quest’ultima, tutt’ora, spaventa».

Ammette però, che il timore è in parte generato dall’atteggiamento del “carrozzato” quando decidendo di rintanarsi in un angolo oscuro, porta l’opposto ad averne una visione distorta. Tirando le somme: nessuno si avvicina a nessuno.  Quindi, duplicità nello scopo: abbattere ostacoli di natura contenutistica (legati cioè alla conoscenza) da una parte, invogliare il portatore di handicap dall’altra ad aiutarsi e aiutarci nello smantellamento del pregiudizio. Ciò che mi ha colpito, è stata la totale assenza di disabili tra il pubblico. Ci si adagia sugli allori? Può essere. Mettiamola così: freddo e pioggia hanno veicolato la volontà.

Rullo di tamburi: qualcuno, nel corso di questi interminabili attimi  di contro, ha dato prova di non avere limiti. Stupore dello stupore: sono bambini, sei, sette anni, piccoli e reali protagonisti della magia a cui mi sono abbandonata. Vederli muoversi in perfetta sintonia con i miei tennisti, è stato un momento emotivamente forte contraddistinto da un elevato spessore intellettuale. Alla domanda: «Con chi hai giocato?» la risposta è stata:  «Ho giocato con delle persone grandi».
Eccoli, i veri insegnanti, coloro che in futuro potranno rompere gli schemi. La  fresca e apparente ingenuità colorata sui loro volti ha mostrato quell’ apertura mentale spesso assente in noi adulti.
Ma,  cosa racchiude in sé lo sport? Dov’è situata la sua potenza? Quale importanza riveste nella nostra vita?  Miriade di risposte ovvie e poco originali, in fondo concrete: è custode di cultura, educazione, equilibrio, armonia. E’ appropriazione o riappropriazione del proprio corpo e delle proprie emozioni.
Al termine di queste righe, è  a te che lancio un messaggio Già, a te che ti nascondi tra questi valorosi sportsmen:  «Tra una discussione e l’altra, quando giocheremo insieme? Insomma, vogliamo integrarci o no?».
Tennis, badminton e chi più ne ha più ne metta, completano le relazioni umane donandoci la possibilità di gareggiare fianco a fianco o l’uno contro l’altro invalido e normodotato. Dal canto mio, prometto che mi metterò alla prova. Chi vincerà?