Le cronache ci narrano di omicidi per futili motivi. Persone che perdono l’autocontrollo e arrivano a commettere omicidi. Proviamo a fare qualche riflessione a margine di questi fatti drammatici

Walter Magnoni

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Partiamo dalla Val Susa: una moto e un furgone sui quali siedono persone che non si conoscevano e che litigano per una mancata precedenza. Insomma, una di quelle situazioni che si registrano quotidianamente sulle nostre strade. Però, purtroppo, qui non ci si ferma agli insulti, ma il proprietario del furgone, offeso da un pugno ricevuto al finestrino del suo mezzo inizia un inseguimento mortale che porta all’uccisione di una ragazza di 27 anni e al grave ferimento del fidanzato alla guida della moto. A fianco del guidatore omicida c’era la compagna e la figlia di questa donna. Non è difficile immaginare il trauma di una ragazzina che vive una scena di così intensa violenza. Quanto vale una vita? Perché l’impulso iracondo vince ogni ragione?

Se ci spostiamo a Bari scopriamo che una donna di 30 anni, Anita Betata Rzepecka (di nazionalità polacca) è morta in seguito a un grave trauma cranico provocato da una caduta avvenuta durante l’ennesima lite con il suo compagno. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti l’uomo l’avrebbe schiaffeggiata violentemente facendola cadere: sarebbe rimasta per ore svenuta per terra senza alcun soccorso. «Tua figlia merita tutto questo perché non aveva lavato i piatti così come le avevo detto». Avrebbe risposto così alla mamma della vittima il 44enne rumeno Sima Marian.

Quanto vale una vita? Da dove nasce tanta violenza?

Risaliamo al nord e andiamo a Milano dove un ragazzo di 18 anni, di origine magrebina, è stato ucciso sabato in tarda serata a seguito di una lite fuori da un bar in piazza Tirana. Ad ucciderlo, colpendolo con un cacciavite al torace sarebbe stato un altro immigrato, un egiziano di 52 anni. Il giovane di soli 18 anni, è morto all’ospedale San Paolo. L’aggressore, che ha precedenti penali, è stato fermato dai carabinieri mentre si stava allontanando del luogo del delitto. Futili le ragioni della lite sfociata nella tragedia.

Quanto vale una vita? Come si fa ad arrivare a tanto?

La vita è bella, perché rovinarla “per futili motivi”? Perché non sappiamo dare un senso globale ai nostri giorni?

Abbiamo bisogno di osservare le cose con più distacco emotivo e chiederci: cosa vale davvero? Per che cosa lottare?

Arrabbiarsi non solo non fa bene alla salute, ma spesso genera gesti di cui poi ci pentiamo. Per fortuna non tutti i litigi hanno l’epilogo tragico dei tre narrati, ma tante volte in un minuto si possono distruggere legami costruiti in anni.

La sfida educativa rimane via da praticare: in famiglia, a scuola, in oratorio, nei luoghi dove si fa sport. Non stanchiamoci di insegnare la difficile arte del rispetto, dell’educazione e del dare alle cose il giusto valore. La vita vale molto e le ragioni di tanti litigi sono spesso cose piccine.

Chi riesce a ridere di sé e a non prendersi troppo sul serio è sulla buona strada per evitare spiacevoli litigi. La vita vale e va custodita e rispettata.