Una breve riflessione su fatti recenti. La consapevolezza che la paura non è antidoto a nulla e l’appello a fermarsi e pensare insieme a soluzioni condivise che tocchino l’Europa

di Walter MAGNONI

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Alcune recenti affermazioni di politici rischiano solo di alimentare la paura. Ma sulla paura non si costruisce nessuna città. Milano sta vivendo i mesi di Expo ed è bello assistere a dibattiti atti a creare futuro, un avvenire fatto di solidarietà, condivisione, consumi responsabili e lotta agli sprechi. Eppure in contemporanea aleggiano nell’aria affermazioni che mirano a destabilizzare ogni progettualità e a generare timori nelle persone.

L’accoglienza ai profughi va certamente fatta con intelligenza e misurando le forze, ma non può diventare pretesto per raccogliere voti attraverso dichiarazioni che vanno nella scia del populismo. In tal maniera a rimetterci sono ancora una volta i più deboli.

Sogno una generazione di politici che anziché mirare solo all’indice di gradimento costruito con frasi ad effetto, affrontino la fatica del pensare a politiche sociali lungimiranti e tese realmente al bene di tutti. Si tratta davvero di fare uno sforzo, non facile, di cercare soluzioni che diano respiro e che non gravino solo su alcuni.

Nel mondo odierno ci sono luoghi dai quali la gente fugge perché ci sono guerre, violenze, persecuzioni e non si può pensare di bloccare dei flussi generati dalla fame e della ricerca di pace. Chi sta male e sente l’odore della morte è disposto a tutto. Non stupisce il fatto che, malgrado su certi barconi spesso si parta senza arrivare ad una riva, ma si rimanga travolti dal mare, tante persone continuino a sfidare la sorte pur di fuggire da certe terre.

Il problema di come costruire una rete di accoglienza vera e intelligente è uno di quelli che interpella con più urgenza tutta l’Europa e non solo l’Italia. Non ci sono soluzioni pronti, né vie facili. Però sarebbe altrettanto semplicistico pensare di risolvere la questione lavandosi le mani.

Di certo la via dell’alimentare le paure non porta da nessuna parte, intanto però i disperati partono e arrivano in tanti luoghi.

Che cosa si può fare?