La disparità tra coloro che sprecano e coloro che neppure possiedono il necessario per il fabbisogno quotidiano. Un'emergenza non solo del sud del mondo, anche a Milano e nella sua Diocesi ci sono tante persone che hanno problemi di sopravvivenza

di Walter Magnoni

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In una calda domenica di giugno mi muovevo con l’auto in una Milano quasi deserta.

Le strade che in settimana sono popolate di auto, moto e bici, che formano una viabilità intasata, quella domenica erano libere e ci si muoveva agilmente.

Poche persone camminavano per strada e forse anche per questo l’occhio mi è caduto – mentre il semaforo era rosso – su un uomo di mezz’età che cercava affannosamente tra i rifiuti qualcosa da riciclare. Un’immagine durata il tempo di un semaforo che da rosso diventa verde ma che continua a vivere in me alimentando diverse domande.

Il campo è il mondo e in questo campo le differenze sono sempre più marcate: negozi con prezzi stellari a dire di un mondo che si può permettere oggetti di lusso e uomini che cercano tra i rifiuti qualcosa per vivere.

La Pastorale Sociale si muove in questo contesto fatto sempre più di disuguaglianza tra chi può anche il superfluo e chi è privo dell’essenziale. Ad alimentare questo stato di cose gioca un ruolo determinante la fatica a trovar lavoro da parte dei giovani e il precariato cui sono sottoposti anche gli adulti. Il problema del lavoro non è secondario! Ne parliamo da anni, ma è necessario continuare a pensare a soluzioni, in quanto la situazione più passa il tempo e più diviene grave.

La domanda tocca da vicino le comunità ecclesiali. Come Chiesa cosa siamo chiamati a fare in questo tempo?

Esistono già risposte in atto frutto della fantasia dei nostri territori. Durante la Veglia per il lavoro sono state raccontate cinque esperienze in atto in Diocesi. Sappiamo che in realtà sono molte di più e che altri si stanno organizzando per far partire altre iniziative. Inoltre, il Fondo Famiglia e Lavoro resta attivo e continua a sostenere tante persone. Tutto questo però non basta: serve uno sforzo ulteriore, soprattutto da parte di quei territori che ancora non si sono attivati, a volte semplicemente per mancanza di energie o perché nessuno si è preso la briga di fare il cosiddetto primo passo.

Un secondo aspetto urgente è la formazione socio-politica. Il lavoro delle Istituzioni è prezioso malgrado gli episodi di corruzione che minano il lavoro di tanti onesti.

Occorre accompagnare le persone impegnate in politica facendo in modo che non si sentano sole e al contempo urge la formazione di giovani allo scopo di preparare persone in grado di assumersi la responsabilità di amministrare il bene comune senza secondi fini. Qualcuno sostiene che non ci sono più giovani disposti ad impegnarsi seriamente in ambito socio-politico. Io invece credo che i giovani vadano cercati laddove vivono e vadano incoraggiati e spronati a vincere le resistenze culturali di questo tempo. Ogni volta che incontro dei giovani ne esco ottimista per il futuro perché vi scorgo non solo le paure ma anche la voglia di futuro e il desiderio di spendersi per qualcosa di grande.

Certo, a volte il problema è la qualità delle nostre proposte, l’incapacità d’intercettare le domande delle nuove generazioni, il ripetere senza entusiasmo modelli vecchi e forse ormai superati. Lo sforzo che stiamo facendo come scuola di formazione “Date a Cesare” è precisamente quello di ripensare come aiutare i cristiani a vivere a fondo la dimensione sociale insita nel Vangelo. Il Cardinale Scola ha recentemente incontrato il gruppo che organizza la scuola di formazione e in un clima cordiale, fraterno e di grande franchezza, ha incoraggiato i presenti a tessere sul territorio una proposta che aiuti le persone a vivere da credenti nella società.

Ripenso all’uomo che mette le sue mani nei rifiuti per cercare qualcosa di ancora utilizzabile e mi chiedo cosa suggerisca questa scena a chi oggi si prende cura della polis.

Attraverso il confronto con la Caritas ed in particolare con Siloe vengo a conoscenza di tante situazioni di persone che ogni giorno vivono il problema della sopravvivenza. Non solo manca un lavoro e magari anche una casa, ma perfino il cibo è una conquista non scontata.

A tal proposito mi chiedo come far diventare Expo 2015 un’occasione per riflettere seriamente sulla questione del cibo ed in generale dell’alimentazione. Cosa vuol dire nutrire il pianeta?

Vi è in gioco la questione degli stili di vita, ancora una volta si torna al discorso da cui siamo partiti in questo scritto: la disparità tra chi spreca e quella di chi manca del necessario. Non si creda che questa emergenza sia solo del sud del mondo: anche a Milano e nella sua Diocesi ci sono tante persone che hanno problemi di sopravvivenza.

Il tempo estivo che si affaccia ai nostri orizzonti sia occasione per riposarsi, ma anche per pregare, leggere, studiare e pensare. Servono idee nuove per affrontare con intelligenza le sfide che questo tempo pone alla Chiesa.

Durante l’anno siamo spesso di fretta, schiacciati dagli impegni e imprigionati in agende che tolgono il fiato. L’estate ha il vantaggio di portare del tempo propizio per fermarsi e chiedersi: cosa è essenziale alla mia vita?

Le iniziative pastorali che proponiamo nell’Arcidiocesi di Milano sono molteplici ma ho l’impressione che a volte siano troppo disarticolate tra loro.

Fuor di metafora l’impressione è quella di un’eccessiva autoreferenzialità col rischio di non avere poi le forze sufficienti per affrontare le questioni cruciali che questo frangente storico ci presenta.

Io spero che l’estate porti consiglio e che in tutti cresca il desiderio di un sempre maggiore nesso tra fede e vita. Lo Spirito Santo c’illumini e ci dia il coraggio e la forza per affrontare le nuove sfide del XXI secolo dove il lavoro è una delle più urgenti.

Qualcuno cerca tra i rifiuti, noi cerchiamo quelli che si sentono rifiutati, perché espulsi dal lavoro o sfrattati dalla casa in cui vivevano, per mostrare loro che ogni uomo vale in quanto creato da quel Dio che desidera che tutti siano felici.

Solo un lavoro sinergico, compiuto con umiltà e senza smanie di protagonismo porterà i frutti di quel nuovo umanesimo di cui la Chiesa italiana si va interrogando.