A Kiev, mentre una pioggia di morte cadeva sulla città, nella metropolitana bunker una giovane donna partoriva la piccola Mia

di Silvio Mengotto

neonata

“In questo momento al primo posto, mi spiace dirlo, ci sono le guerre. La gente è al secondo posto. Non voglio fare il tragico, ma è la verità”. Così papa Francesco ha esordito nell’intervista in diretta televisiva con Fabio Fazio lo scorso 6 febbraio ’22. Passano poche settimane e la guerra in Ucraina conferma la verità. “Ci sono categorie – continua papa Francesco – che sono in basso: i bambini, i migranti, i poveri, coloro che non hanno da mangiare. Questi non contano. C’è gente che vuole bene a questa gente e cerca di aiutarli, ma nell’immaginario universale quello che conta è la guerra. La vendita delle armi. Senza costruire armi per un anno, si potrebbe dare da mangiare, dare una educazione a tutto il mondo gratuitamente. Ma questo è in secondo piano. Si pensa alle guerre. E noi siamo abituati a questo. E’ duro, ma è la verità”. Tra le micidiali armi di cui oggi dispone la guerra c’è l’uso, anzi l’abuso, della falsa informazione dei social: la Torre di Babele del 2000.

“Non basta vedere –riprende papa Francesco – è necessario sentire, è necessario toccare”. I bambini del mondo non “capiscono” la guerra, ma la sentono, la toccano con i loro occhi, con le loro lacrime e con il loro sorriso che sfida la disperazione. Di fatto, e istintivamente, i bambini sono i primi che “ripudiano” la guerra e la distruzione. La nostra Costituzione è l’unica al mondo che nell’ articolo 11   “ripudia” la guerra! Insieme ai bambini e ragazzi, come ha fatto papa Francesco, questo articolo fondamentale bisogna ricordalo, dirlo, sentirlo e toccarlo, dargli una forma concreta nella quotidianità.

A Kiev, mentre una pioggia di morte cadeva sulla città, nella metropolitana bunker una giovane donna partoriva la piccola Mia. Viene aiutata da una donna medico e da un gruppo di persone fuggite dalla distruzione. A poche ore dalla nascita un giornalista italiano scrive una poesia, una preghiera per la piccola Mia, per i bambini che piangono, sorridono e, a loro modo, cercano in mezzo alla disperazione i sentieri della speranza.

Con il pennarello ho scritto il nome di Mia sulla mascherina pandemica, una piccola preghiera tra le vie della città e del quartiere. Proprio in questi momenti di sconforto è bello, anzi necessario, guardare in silenzio la fotografia della piccola Mia. Facciamolo in famiglia, a scuola, al lavoro, in oratorio, in discoteca, al bar, con gli amici, quando si prega, quando si legge, quando si pensa, a catechismo, a Messa, in tram, in treno, in aereo, sulla nave, ovunque! Perché, con la fotografia tra le mani,  non scrivere un breve pensiero di pace e leggerlo in famiglia, a scuola, al lavoro, nelle pause, al bar, con gli amici, a catechismo, nella preghiera dei fedeli, in tram, sulla nave, in aereo, ovunque. La pace è un cammino quotidiano, non basta l’assenza di una guerra. Edith Bruck in una poesia dice: “Non dire mai ai propri figli / che sono i più belli / ma che tutti i bambini / sono belli. / Educarli a dividere / a scuola durante la pausa / la propria merendina / con chi non ha niente, / i giocattoli di chi ne ha tanti. / La condivisione fin da piccoli / è creatrice di pace, / di un mondo nuovo / che non è mai esistito.”. Nella fotografia la piccola Mia dorme con gli occhi chiusi ma sono azzurri come il cielo dell’Ucraina dove la terra biondeggia campi sterminati di grano giallo come il sole. Azzurro e giallo sono i colori della Ucraina. Anche in un bunker della metropolitana è nata la piccola Mia. A loro modo, ma concretamente, i bambini intercedono e ripudiano la guerra. “Grazie a chi sovverte – dice Marco Tarquinio – e disarma la logica della guerra. E’ questa la sovversione che serve al mondo. Questa è la ragione, questo il coraggio” (Avvenire, 27 febbraio ’22)