Nel terzo anniversario della morte di padre C.M. Martini, nel Decanato di Desio l’Azione Cattolica ambrosiana, giovedì 10 settembre ’15, ha organizzato l’incontro Martini e noi dove alcuni amici del cardinale lo hanno ricordato

di Silvio Mengotto

1-114888

Martini e noi è anche il titolo del volume presentato da Marco Vergottini, teologo, curatore del libro e stretto collaboratore del cardinale Martini. Presenti all’incontro don Damiano Modena, assistente del cardinale negli ultimi tra anni di vita, Giovanni Colombo, già presidente nazionale di “La Rosa Bianca” e  Fabio Pizzul, giornalista e consigliere Regionale.

Il libro raccoglie oltre cento contributi autorevoli, compresi quelli di Giovanni Colombo e Fabio Pizzul. Contributi che «portano alla luce – dice Marco Vergottini – un tratto del carattere, un insegnamento sapienziale, un episodio emblematico, offrendo uno schizzo inedito di uno dei più grandi protagonisti del Novecento italiano».

Tra i contributi troviamo quelli di Enzo Bianchi priore di Bose, Massimo Cacciari, Aldo Cazzullo, Ferruccio De Bortoli, Gianfranco Ravasi, Vito Mancuso, Gustavo Zagrebelsky, Bruno Forte, Gad Lerner, Gianfranco Bregantini, Rosi Bindy, Daniela Mazzucconi, Rosangela Vegetti.

 

«Il pastore bello»

«Avere un cardinale bello – dice Giovanni Colombo – ,che non parla di catechismo ma della Parola di Dio, che fa la cattedra dei non credenti dicendo che in noi c’è anche il non credente, che alla fine ha paura di morire, questo cardinale ci ha fatto sentire belli e orgogliosi di essere cattolici».

La direzione di Martini è stata la scioltezza, la centralità del suo messaggio l’amore per la Parola. Nell’ultimo biglietto per Giovanni Colombo, Martini scrive «non dimenticarti l’amore per la Parola». Quando arriva la Parola succede un rivoluzione che fa «ripartire lo Spirito – precisa Giovanni Colombo – che,  dentro di noi, svolge un effetto di grande scongelamento». Aiuta a capire i segni dello Spirito dentro i problemi della città. La Parola accanto allo scongelamento suscita il discernimento.  Martini ha fatto scoprire l’importanza del discernimento. Nella vita c’è il bene e il male, tante varietà di fiori, per questo è necessario cogliere i diversi aspetti, le sfumature al fine di valorizzare quelle più importanti «che meritano la nostra fiducia ed energia». Con Martini la Chiesa non era contrapposta al mondo, dove Dio controllava dall’alto. Non più la Chiesa come “società perfetta”, «ma una Chiesa – riprende Colombo – che nel mondo, una volta scongelata, è capace di valorizzare tutti i segni del regno che sono dentro la realtà». Per Colombo la linea di Martini era di apertura, quella di Giovanni Paolo II puntava nella direzione opposta. Un fatto che «ha complicato le cose in Martini e in Diocesi». Sia il cardinale Dionigi Tettamanzi che Angelo Scola per Colombo sono «una presenza importante che vedo come intermezzo».

Ci sono intuizioni di Martini che sono ancora sospese. Il compito è quello di portare avanti l’impostazione ricevuta da Martini. In un’isola di Lerins, che frequentò anche il cardinale, Giovanni Colombo ha trovato una sintesi nel massimo dei paradossi: il crocifisso sorridente. Come mettere insieme il Dio della Croce con quello della Gloria? La voglia di vita che si imbatte con la realtà di attraversare la notte? Per Colombo occorre stare dentro alla realtà «con il massimo di dedizione, ma con la capacità di mantenere il sorriso. Quello del crocifisso era un sorriso che mi ricordava quello di Buddha. Un modo per tenere insieme l’Occidente con l’Oriente, senza sganciarsi dalla realtà che stride, mantenendo la capacità dello Spirito capace di andare oltre, saltare gli ostacoli e rompere il pungiglione della morte»

 

«Il comunicatore della Parola»

Per Fabio Pizzul padre Martini non solo ha rimesso al centro la Parola, ma ne è stato uno straordinario interprete e comunicatore.

La prima sensazione sperimentata da Pizzul il giorno successivo dell’ingresso di Martini in Duomo, è stato il suo incontro personale con gli ammalati nella parrocchia dove « con disarmante semplicità, fece un vero e proprio bagno di folla». Il crocifisso sorridente rimanda anche al sorriso di Martini come appare anche nella fotografia di copertina. «Martini – dice Pizzul – sorrideva sempre. Un sorriso che trasmette serenità, tranquillità. Un riso interiore non sguaiato, ostentato, anche di fronte ai microfoni dei giornalisti. Gli strumenti del crocifisso che sorride siamo noi, allora cominciamo a sorridere più tra di noi».

In Martini la centralità della Parola era il punto di inizio, di partenza non di arrivo. Nella seconda lettera pastorale In principio la Parola la novità nella visione di Martini è di carattere strutturale. «Significa – puntualizza Fabio Pizzul – conquistare un’enorme libertà e Martini spesso lo sottolineava. Aveva una straordinaria capacità di farsi interpellare dalla scrittura. Su tematiche di attualità si lasciava condurre dalla Parola al punto di formulare giudizi e aprire prospettive». Un’autentica rivoluzione. Spesso si parte dai nostri principi, dalle nostre convinzioni, per appiccicarci la Parola. Martini era così convinto dell’efficacia della Parola al punto di preferire, per la Diocesi, la radio alla televisione. «La Parola evoca di più – riprende Pizzul -, ti conduce, non ti obbliga come fa l’immagine».

Con Martini la Parola diventava carne, si impastava nella quotidianità nell’ascolto incessante degli ultimi, dei poveri. Senza dimenticare il suo straordinario «rapporto con il carcere – ricorda Pizzul –  e il rispetto verso i poveri affaticati, smarriti, povertà non materiali di cui Martini spesso si faceva interprete». Sapeva ascoltare la città come luogo di vita delle persone. In tempi non sospetti, soprattutto nei discorsi di Sant’Ambrogio, i temi affrontati erano l’immigrazione, l’Islam, l’Europa, la corruzione, gli eccessi finanziari sull’economia, il tema del lavoro affrontato nell’inscindibile connubio tra famiglia e lavoro che papa Francesco ha puntualmente ripreso e rilanciato. Tutti temi di una sorprendente attualità. E’ bene ricordare che nel calendario liturgico ambrosiano sono presenti le due giornate volute da Martini per riflettere, come Diocesi, sui temi del lavoro: la Giornata della Solidarietà e la Veglia dei lavoratori. Successivamente la Diocesi, grazie al seme di Martini, ha avviato profeticamente il Fondo Famiglia Lavoro. Il seme di Martini ancora oggi «continua a rimanere – conclude Pizzul – nella terra e porterà frutto. Scioltezza, capacità di sorridere, essere più riconciliati con se stessi e con il mondo, sono dentro al messaggio di Martini. Una Chiesa lieta, leggera, libera, coraggiosa e anima della società sono i temi e la prospettiva che ci ha affidato»

 

* M. Vergottini, Martini e noi, Edit. Piemme, Milano, 2015, Euro 17,50