Un anno fa moriva Maria Dutto prima donna alla presidenza dell'Azione cattolica ambrosiana

di Silvio MENGOTTO

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Maria Dutto e Marisa Sfondrini, anni '80

L’ultima intervista di Maria Dutto (presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana negli anni ’70 e promotrice del Gruppo Promozione Donna) come tema aveva la storia femminile dell’Ac e un sogno nel cassetto. Sollecitata dalle domande sul futuro Maria Dutto raccontò un sogno fatto con gli occhi aperti sull’esperienza maturata in campo. Un sogno che, giorno dopo giorno, appare come un testamento profetico.

“Forse è un po’ ridicolo – dice Maria Dutto – chiedere un sogno a una persona della mia età, però io lo conservo! Ho un po’ di sogni che riguardano le donne. Sogno un’Ac, una Chiesa che ascolta, che si lasci filtrare dalle difficoltà, dai discorsi, dalla mentalità, dalla concretezza e anche dalle prospettive che le donne hanno. Questo dialogo può essere proficuo se capace di portare dentro i programmi l’essenziale che le donne vivono. Ho proprio questo sogno!  Mi pare giunto il momento per cui alle donne siano aperte tutte le possibilità, ma con loro ci sia il confronto da sorelle.  Mi piacerebbe che i Vescovi (dico una cosa che alla mia età spero posso dire) ci interpellassero quando fanno un documento, non per prendere per vero quello che diciamo, ma per ascoltare quello che pensiamo. Se siamo le portatrici della vita, allora il domani andrebbe pensato insieme. Questo il mio sogno da perseguire senza spaccature, ma con un dialogo nella comunione.” (in dialogo unitario, n.8 Nov/Dic. 2007).

Il sogno di Maria Dutto è il frutto della sua vita per la Chiesa, l’’Azione cattolica e, in particolare, le donne. Faro di riferimento è stata Armida Barelli della quale si è concluso il processo di beatificazione. Maria Dutto, come tante donne, è stata colpita dalla forza e determinazione di Armida Barelli nel “portarci fuori dalla chiusura delle nostre case e, qualche volta, anche dalle nostre parrocchie. Per noi è stato un cambiamento epocale”.  

Per mettersi in sintonia al “cambiamento epocale” che, con l’espandersi del femminismo, interpellava le donne (anche le cattoliche) Maria Dutto, aiutata da Marisa Sfondrini, promuove il Gruppo Promozione Donna (GPD). Nato “per aiutare le donne – dice Maria Dutto – in un momento in cui il discorso e le battaglie delle femministe ci interpellava. Questa storia andrebbe rivisitata”. La giovane suor Elsa Antoniazzi, causa la tesi su Simone de Beauvoir, conobbe e frequento con interesse le donne che frequentavano il GPD. Ricorda quando Maria Dutto “raccontava le sue avventure nella diocesi ambrosiana, Un’esperienza fatta in un periodo dove le donne, pur essendo in pieno ‘900, non potevano girare con disinvoltura. Ma c’era la consapevolezza non solo della parità, ma di una voce da far sentire”.  

Maria Dutto avvertiva che il cambiamento epocale sollecitava nella Chiesa un cambiamento propositivo nel dialogo e nello stile come “quello di Gesù – dice Maria Dutto – che si siede al pozzo e ascolta; come quello di Gesù che va in casa degli amici e ascolta Marta e Maria; come quello di Gesù che fa questa esperienza persino nel miracolo, sotto l’influsso della Madre, alle Nozze di Cana. Cambia l’ora del miracolo! Va da Marta e Maria e piange, cambia i suoi programmi e risuscita Lazzaro. Nel Vangelo Gesù ci dimostra che ascoltare le donne non era una formalità: guardava la loro vita, raccoglieva desideri e tensioni, non le lasciava in disparte, non chiedeva loro di starsene a casa, ma si faceva seguire. Le amava e le sanava. Questo è il mio sogno riguardo alla presenza delle donne nella Chiesa”.

Un anno fa papa Francesco ha ufficializzato la nomina di Francesca Di Giovanni della Segreteria di Stato, nuova sotto-segretaria della Sezione per i Rapporti con gli stati e il 6 febbraio ’21 quella di suor Nathalie Becquart alla sottosegreteria al Sinodo dei vescovi con potere di voto. Per i cattolici il recente Motu proprio (11 gennaio ’21) è importante. Nel documento ci sono passi positivi. Si è affermato che il Codice canonico può essere cambiato e che l’uguaglianza di genere (uomo e donna) nel battesimo è diventato un criterio pratico. “Con il dovuto virgolettato – conclude suor Elsa Antoniazzi -, del lavoro di Maria Dutto e del GPD, all’interno della Chiesa non c’è ne più bisogno, non perché è un lavoro caduto, ma perché le donne, pur avendo ruoli diversi, di fatto stanno compiendo un cammino ecumenico. Per esempio il coordinamento delle teologhe è una realtà ecumenica. Il clima è ecumenico. Per l’esterno della Chiesa credo che la grandezza e la capacità di Maria Dutto e del GPD, è stato quello di declinare un discorso – senza tralasciare la propria specificità – capace di parlare e tessere relazioni con altri femminili. Oggi queste distanze non ci sono nel rispetto reciproco delle specificità di coscienza, proprio perché alle nostre spalle abbiamo avuto donne che hanno fatto il lavoro di Maria Dutto”.