Per un buon vicinato

di Luca Costamagna
Assessore alla Cultura e Politiche Sociali del Municipio 3

condominio

In tanti lo hanno detto e in tanti lo abbiamo ripetuto: questo tempo strano che ci ha portato il coronavirus non sappiamo quanto durerà, ma dovremo fare in modo che ci insegni qualcosa perché “le cose non torneranno come prima”. Ognuno di noi ha dovuto rinunciare a qualcosa e soprattutto ha dovuto cambiare abitudine da un giorno con l’altro. Siamo onesti: magari qualcuno ci ha messo qualche giorno in più a capire che non bisognava uscire se non per la spesa alimentare, farmaceutica o per necessità di salute, però in pochissimi giorni i nostri quartieri sono diventati deserti e silenziosi. Qualcuno ha anche scritto della bellezza di questo silenzio tra le nostre strade, ma confesso che non ho provato alcun romanticismo nel percepire questo silenzio insolito e devo dire, personalmente, anche un po’ “pauroso”. Anche per un piccolo amministratore locale come un assessore di municipio (che comunque, non dimentichiamoci, conta oltre 142.000 abitanti, ovvero circa 20.000 più della città di Bergamo!) si è trattato di cambiare immediatamente il modo di lavorare.
Il Municipio in pochi giorni è stato chiuso: il servizio anagrafe non dispone di uno spazio sufficiente per garantire un servizio così frequentato attraverso le prescrizioni di sicurezza imposte dalle nuove normative. Insieme al Comune centrale le nostre giornate sono diventate, come per moltissimi altri lavori, un susseguirsi di riunioni online e di comunicazioni più spedite e veloci. “Milano aiuta” è il portale, in continuo aggiornamento, che raccoglie le tante iniziative messe in campo dalla città a sostegno delle persone più fragili, gli over 65 e chi ha una malattia o una disabilità. L’attivazione dello 02.02.02 “tasto 7” e di altre iniziative ci ha fatto subito capire, ora dopo ora, che anche stando soli in casa si può aiutare e – molto – la propria comunità. Lo voglio dire con chiarezza: mai come in questo periodo ci accorgiamo che la rete della solidarietà di Milano non esiste perché c’è “il” Comune, ma perché tutta l’amministrazione, nelle sue varie diramazioni, riconosce il lavoro straordinario (nella mole, ma ordinario in molti casi perché costituito da tanto tempo!) di tante associazioni e realtà territoriali, formali e non, che danno il loro contributo. Sono particolarmente lieto ad esempio del ruolo delle social street: stanno aiutando moltissimo nella promozione della campagna “Per un buon vicinato!” (che spiego tra qualche riga), nella raccolta e pubblicazione degli elenchi degli alimentari che consegnano a domicilio e nella condivisione di altre informazioni che in un tempo di emergenza come questo, sono continue.
La campagna “per un buon vicinato!” promossa per questi quartieri ma che ha raggiunto Roma, Torino, Napoli e altre città, è una risposta comunitaria a un problema comunitario: se il virus riguarda tutti, ma soprattutto chiede la massima attenzione per gli over 65, tutti gli “under” possono aiutare il proprio vicino di casa, evitando così che lui esca rischiando di prendersi il covid19. “Ci vediamo tutti i giorni, ma non ci conosciamo” era la frase che mi avevano detto alcuni residenti del quartiere Rizzoli quando nel 2016 avevamo portato la proiezione della prima della scala nel locale condominiale. Se da un lato il comune con le reti di solidarietà fin da subito ha aiutato i “fragilissimi”, ovvero coloro che sono anziani completamente soli e in condizioni di salute precaria, dovevamo e dobbiamo occuparci dei “fragili”, cioè degli over 65 che solo nel nostro municipio sono circa 42.000 persone.
La campagna per un buon vicinato è un tentativo di accettare il limite della difficoltà di fare la spesa nelle regole stringenti, superando il problema-confine del reperimento necessario, perché non si può dire “andrà tutto bene” e pensare che non ci si preoccupi di come ci si potrà nutrire. Non posso aiutare gli altri perché non posso uscire, ma posso aiutare il mio vicino di casa. Subito si è posto un secondo limite: anche se aiutati dai propri vicini, come garantire una contenuta esposizione al rischio di contagio dentro un supermercato? Era un limite accettabile, un confine superabile grazie ai tantissimi piccoli commercianti che si sono attrezzati per riuscire a garantire un servizio a domicilio, riducendo drasticamente l’esigenza di uscita. Soltanto nel nostro municipio, nel momento in cui scrivo, ne contiamo oltre duecento. A loro la nostra più grande gratitudine.
Altra piccola iniziativa che abbiamo avviato all’inizio dell’emergenza e che cercheremo di garantire per tutto il periodo è un palinsesto online dal titolo “Insieme”: un titolo poco originale ma che dice in una sola parola le intenzioni, ovvero provare a stare insieme attraverso appuntamenti quotidiani con la musica, la cultura, l’arte e la storia. Ogni giorno dei “mecenati” regalano un video di circa venti minuti di approfondimento proiettato in diretta sulla pagina facebook del Municipio3. L’interesse di molti ci ha fatto notare ancora quello che sembrava un limite ma in realtà un confine superabile: quanti non hanno un utente Facebook non possono usufruire di questa possibilità di compagnia e ascolto culturale. Abbiamo capito e superato questo problema con la creazione di un canale YouTube milanomunicipio3 cosi che con la semplice connessione a internet si possa ugualmente seguire ogni giorno questi momenti.
Non sappiamo quando questa crisi finirà, forse non ne conosciamo tutti i limiti ancora, ma sappiamo che abbiamo superato i confini delle nostre case in cui siamo “rinchiusi” per raggiungere non solo i nostri familiari, ma anche i nostri amici e vicini di casa. Li conosciamo per nome, ne conosciamo alcune esigenze. Lontani “fisicamente”, abbiamo fatto (un po’ forzatamente) un ulteriore passo in avanti per la costruzione di un senso di comunità del cui rafforzamento Milano aveva bisogno e da cui ripartirà finita questa emergenza.