Da poche settimane ci ha lasciato don Angelo Sala. Durante l’episcopato di C. M. Martini, per venti anni è stato il responsabile diocesano della Pastorale del Lavoro, poi direttore dell’Ufficio Diocesano “Per la vita sociale e il lavoro”. Agli uomini e alle donne lavoratrici chiedeva sempre di entrare e vivere in fabbrica, in ufficio, “con la veste battesimale” e in chiesa “con la tuta”

di Silvio MENGOTTO

pastorale del lavoro
Veglia dei lavoratori Franco Tosi 30 aprile 2002

“Caro don Angelo, la prima volta che ci siamo incontrati era nell’ufficio della Pastorale del Lavoro in Curia, con te il giovane don Virginio Colmegna. Tra le dita un sigaro spento dal quale non ti separavi mai. Lo accendevi dopo pranzo mentre il fumo azzurro ti rilassava. Ti scrivo il mio grazie a te e al Signore di averci fatto incontrare, lo faccio attraverso una lunga intervista che mi hai rilasciato l’11 dicembre 2012, mai pubblicata, dove parli della tua esperienza pastorale e dei consigli che, insieme ad altri sacerdoti e laici (Lorenzo Cantù), avete donato a C. M. Martini.

“E’ parso bene al tuo vescovo – disse C. M. Martini – e al Consiglio Episcopale chiederti il sacrificio di lasciare la tua parrocchia di Cinisello per assumere questa delicata responsabilità diocesana. Non avere paura, i tuoi limiti sono paradossalmente un’opportunità. Sentiti libero dal “palazzo”, lasciati guidare dalla Parola di Dio e dalle direttive pastorali del tuo vescovo e dal discernimento comunitario con i tuoi collaboratori”.  Con questo invito ufficiale il 1 gennaio 1982 hai iniziato il tuo servizio pastorale nella Diocesi più grande del mondo. Una settimana dopo C.M. Martini ti convoca per cercare di individuare una risposta al gravissimo momento di crisi economica che il nostro paese stava attraversando e alla drammatica condizione in cui si trovavano gli uomini e le donne del lavoro minacciati nella sicurezza del lavoro posti in cassa integrazione, licenziati o disoccupati. «Da qui è nata l’idea di una Giornata Diocesana della Solidarietà abbinata alla costituzione di un Fondo di Solidarietà, che interessasse le famiglie garantite dal lavoro in favore delle famiglie in stato di precarietà. Fu fissata per il 24 gennaio ’82 Festa della Famiglia. I cento milioni di lire raccolti sono stati messi a disposizione delle parrocchie per le situazioni veramente angosciose segnalate attraverso i gruppi di pastorale del lavoro». Con la Giornata della Solidarietà viene pensata e istituita la Veglia dei lavoratori. Due appuntamenti che, ancora oggi, sono a calendario nella vita pastorale della Diocesi ambrosiana. La Veglia dei lavoratori si celebrava proprio alla vigilia della Festa del Lavoro (1° maggio) per lasciare al sindacato la piena ed esclusiva animazione di tale Festa. Con il trascorrere degli anni le due Giornate sono state il seme del Fondo Famiglia Lavoro che aiutò molti lavoratori in difficoltà (italiani e stranieri) e il recentissimo Fondo S. Giuseppe istituito per affrontare le conseguenze drammatiche della pandemia tra i lavoratori, in particolare le donne.

 

La rivoluzione silenziosa

C.M. Martini aveva colto, e rilanciato, il valore profetico del movimento dei lavoratori e della dottrina sociale della Chiesa. Con l’aiuto della Parola si era messo in ascolto introducendo «forti novità di stile nelle relazioni, di metodo pastorale e di contenuti. La priorità assoluta assegnata dall’Arcivescovo alla Pastorale del Lavoro è per l’Evangelizzazione, eliminando l’equivoco di una pastorale solo per le emergenze». E’ l’inizio di un cammino in controtendenza dove la Parola chiede di “uscire” dal castello per incontrare la realtà dei lavoratori. Nel Vangelo Gesù si trova più sulla strada che nel tempio. Bisogna far scendere il ponte levatoio e iniziare un nuovo cammino per «stare “dentro” la comunità degli uomini del lavoro, accogliendo le loro rappresentanze, promuovendo gesti e culture di solidarietà, condividendo le loro istanze e il loro cammino. Questa scelta si è articolata su percorsi e modalità precise e da verificare costantemente: mettere in circuito le grandi idee della Parola di Dio e del Magistero (annuncio), attivare un servizio critico-profetico costruttivo (denuncia), produrre gesti solidali (testimonianza), far crescere uomini e donne  “adulti” nella fede (educazione)». Si sono promossi gruppi parrocchiali di Pastorale del Lavoro «con l’intento di animare dall’interno e dal basso i Consigli pastorali e le iniziative della pastorale ordinaria (catechesi, Giornata della Solidarietà, Veglia dei lavoratori, diffusione de Il Foglio (bollettino della Pastorale del Lavoro), cooperative locali. Il sogno era di far prendere coscienza ai pastori che l’assemblea domenicale è sempre composta da “uomini e donne del lavoro”, del lavoro di oggi e di ieri, ai quali poter chiedere di entrare e vivere in fabbrica o in ufficio “con la veste battesimale” e in chiesa “con la tuta” come diceva don Tonino Bello».

Con la creazione dei Gruppi di Ambiente il ponte levatoio si era aperto direttamente nei luoghi di lavoro. «Queste pattuglie di Pastorale del Lavoro sono diventate cellule di comunione e comunicazione, di preghiera e strategia operativa: hanno offerto momenti di analisi critica sulle piattaforme rivendicative per evidenziare i valori etici in gioco, hanno tenuto sveglio il sindacato, come veri testimoni del movimento operaio. Hanno preparato la strada agli incontri del vescovo nei luoghi di lavoro». C.M. Martini dedicò un anno pastorale (1984-’85) alla visita nelle aziende dove erano presenti Gruppi di Ambiente: discorso agli artigiani; al cotonificio Cantoni; ai lavoratori dell’Acna; al convegno Iref; con i lavoratori  Ire-Philips; con i lavoratori della Gte e quelli del Decanato di Vimercate; visita alla Pirelli-Bicocca. «L’uditorio del mondo del lavoro da lui prediletto e più appassionante è sempre stato quello dei lavoratori dipendenti, delle tute blu assiepate nelle assemblee di fabbrica. In modo assolutamente singolare mi ha colpito il suo incontro con i lavoratori della Pirelli-Bicocca nel marzo 1985 preparato da una trentina di domande fatte pervenire all’Arcivescovo dalle rappresentanze sindacali qualche giorno prima. Ricordo il blitz iniziale, preparato dalle frange più estreme degli operai, che hanno tolto il microfono al legittimo portavoce del sindacato, annullando tutte le domande precedenti e dando voce a nuove interrogazioni immediate e spontanee dall’assemblea. Martini è sembrato impallidire, ma la sua semplicità e saggezza, razionalità e cultura, con “gesuitico” autocontrollo e discernimento, gli hanno consentito risposte così convincenti e inquietanti ad ogni domanda da strappare un’ovazione universale da stadio all’affollatissima assemblea».

 

«Il futuro entra in noi prima che accada»

Negli anni ’80 si avvertiva che il mondo del lavoro stava profondamente cambiando, i segnali erano presenti nel lavoro con l’intensificazione della telematica, della robotica, dell’uso sempre più frequente del computer e delle nuove tecnologie. Lo si capisce nell’elaborazione, diffusione e risonanza, del documento Affrontare la crisi, credo il più puntuale di C.M. Martini e unico documento che porta la firma di tutti i vescovi lombardi. «Dove il verbo “affrontare” è stato direttamente voluto da lui per esprimere l’intento di convogliare tutte le forze per uscire dalla complessa crisi economica e occupazionale, definita non solo di tipo congiunturale e quindi superabile a medio termine, ma piuttosto di tipo strutturale e destinata a segnare per lungo tempo la nostra società, sino forse a cambiare il volto stesso». Un documento profetico!

L’eredità lasciata da C.M. Martini ci proietta dal presente in un futuro che, anche in questa difficile stagione pandemica, ci precede come la ricchezza umana di C. M. Martini. «La forza “magistrale”, da tutti riconosciuta e manifestata nei rapporti personali o nel parlare alle folle, gli veniva dalla sua profonda umanità più ancora dall’indiscutibile sapere biblico. Così ha saputo “incontrare” le persone, i lontani e i più vicini, la gente comune e i cattedratici. Era convinto, come S. Ireneo, che la «la gloria di Dio è l’uomo vivente». Don Angelo ancora grazie! Ricordati di accendere il sigaro nella tua formidabile eternità. Un abbraccio”.