Per la sorella Antonella Fraccaro, Responsabile Generale delle discepole del Vangelo, «Charles de Foucauld testimonia la bellezza della fraternità universale e l’incontro tra diversità»

di Silvio Mengotto

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Da oltre 27 anni Antonella Fraccaro è religiosa tra le Discepole del Vangelo. Nel 1989 entra in questo istituto che segue la spiritualità di Charles de Foucauld. «Quando mi è stata data la possibilità – dice Antonella Fraccaro – di approfondire gli studi teologici ho scelto il ramo della teologia spirituale. Nella scelta della tesi ho voluto approfondire la spiritualità di Charles de Foucauld». Nella tesi di licenza esamina le regole di fondazione e nella tesi di dottorato le numerose meditazioni scritte da Charles de Foucauld. Nella ricerca è aiutata da don Claudio Sterca un appassionato cultore degli scritti di autori spirituali. «In generale – precisa Antonella Fraccaro – si accosta una figura attraverso chi ne parla. E’ importante invece considerarne anche gli scritti, conoscendola attraverso ciò che essa ha scritto. Lavorare sugli scritti mi ha permesso di fare un ulteriore cammino spirituale, oltre a quello che perseguo attraverso la mia scelta di vita, come cristiana e religiosa. Gli scritti di Charles de Foucauld ci fanno entrare nella sua esperienza spirituale praticata e messa per iscritto»

 

D. Perché il pensiero di Charles de Foucauld lo trova attuale?   «Leggendo gli scritti di Charles de Foucauld, morto 100 anni fa, inevitabilmente si sente il sapore dell’epoca. Per questo formulo sempre una domanda. Cosa può darci oggi questa figura? Quale attualità ci propone? Io penso che abbiamo bisogno di ritornare alle fonti, ai fondamenti, comprendere meglio ciò che possiamo raccogliere, oggi, a servizio delle istituzioni che viviamo»

 

D. Quali sono i fondamenti in Charles de Foucauld?  «A mio parere Charles de Foucauld ha vissuto il Vangelo proponendocelo nella semplicità della vita quotidiana. Lo scritto La dimensione della vita di Nazaret caratterizza un po’ la sua esperienza, cioè la possibilità di vivere il Vangelo nella vita di ogni giorno, quindi un’esperienza che tutti possono fare, paradossalmente anche i non credenti»

 

D. In che modo e perché?  «Perché il Vangelo è parola buona! E’ buona notizia per tutti, anche per i non credenti. Ed è proprio quello che Charles de Foucauld ha desiderato fare senza volere a tutti i costi convertire. Anche se ha parlato molto di conversione. Ciò che mi stupisce, ma credo sia quello che favorisce la sua attualità, è la sua capacità di mettersi in relazione con le persone per far fare loro l’esperienza di un Dio buono, della bontà di Gesù. In questo modo ha reso vicino a ciascuno la bontà del Vangelo. Certi si lasciano affascinare dalla sua esperienza, anche i non credenti; addirittura alcuni musulmani parlano bene di lui. Il libro Au regard de l’Islam è uno scritto che parla di Charles de Foucauld. Un testo molto interessante, perché Ali Merad, musulmano, si è cimentato nell’esplorazione di Charles, rileggendone la sua esperienza con una stima profonda, pur senza risparmiarne le sue critiche. Un testo che ha una sua obiettività, ma che ha saputo cogliere ciò che Charles de Foucauld ha voluto fare, cioè stare in mezzo ai musulmani con rispetto, discrezione, portando la bontà del Vangelo attraverso la sua silenziosa testimonianza di vita buona»

 

D. Perché Charles de Foucauld è definito l’uomo della fraternità universale?   «Il desiderio di vivere attraverso rapporti buoni, semplici, fraterni, anche questo è un elemento di cui abbiamo tanto bisogno in un mondo di diffidenze, sospetti, chiusure e nervosismi. Con la sua semplicità Charles de Foucauld testimonia la bellezza della fraternità universale e l’incontro tra diversità»

 

D. Non crede sia una preziosa intuizione di Charles de Foucauld quella di tradurre la buona notizia nella quotidianità senza alcun proselitismo?  «Certamente, anche perché si lega con la sua capacità di ascolto. Gli ultimi suoi anni li dedicò ad un grosso lavoro linguistico, rimanendo in ascolto di un popolo, di una cultura. Questa è stata un’altra grande intuizione, un atto di umiltà che lui ha fatto con la sua vita. Certamente con l’obiettivo di portare la buona notizia. Diceva che sarebbero potuti passare secoli prima che il popolo tuareg potesse raggiungere il cristianesimo, ma Charles ha saputo aspettare i loro tempi e mettersi in ascolto della loro vita, alla scuola di quella cultura, di quel popolo. Questo è un altro elemento di attualità, tenuto conto che noi non abbiamo questo atteggiamento con gli stranieri che vengono nelle nostre comunità cristiane»

 

D. Nella fraternità Charles de Foucauld desiderava una presenza femminile che rimanda ad una straordinaria attualità che vede papa Francesco sollecitare la Chiesa, il popolo di Dio, ad una maggiore presenza pastorale, incisiva anche negli spazi decisionali, della donna. Che ne pensa?   «Lo scorso maggio, insieme a tutte le responsabili generali delle congregazioni religiose internazionali, ho partecipato all’incontro con papa Francesco. Tra di noi ci siamo trovate, non in contrasto che è una parola grossa. Al Papa sono state fatte delle domande. Alcune di queste potevano metterlo a disagio, poiché insistevano sul sacerdozio delle donne, sembravano un po’ rivendicative, diciamo. Tuttavia, ho apprezzato molto la capacità di papa Francesco di stare in ascolto e la sua disponibilità. Egli, infatti, ha poco dopo costituito anche una commissione per studiare la storia del diaconato femminile. Questa disponibilità di stare in ascolto della parte femminile del mondo, da parte di Papa Francesco, a mio parere è un bel segno, perché la Chiesa, oggi, ha bisogno che le donne, l’altra metà della popolazione, facciano di più la loro parte, in collaborazione con i sacerdoti e i laici. A Torino, dove abbiamo appena aperto una nostra fraternità, ci è stato chiesto di collaborare in Seminario per la formazione dei seminaristi. Mi pare, interessante e audace la convinzione di quella Chiesa, che i futuri preti possano essere formati, com’è desiderio del Rettore e della sua équipe, non solo da sacerdoti, ma dalle diverse vocazioni che compongono l’intero popolo di Dio»