Non si tratta di presentare dei modelli di educatori inarrivabili, mitici, ma persone che pur nella quotidiana fallibilità hanno saputo rialzarsi e ripartire, nella certezza di essere a loro volta amati e valorizzati per quello che sono e non per ciò che dovrebbero essere!

Ottavio Pirovano
Presidente di Aquila & Priscilla

L’arte di educare (2ª parte)

Sogna, ragazzo sogna, 
piccolo ragazzo 
nella mia memoria, 
tante volte tanti 
dentro questa storia: 
non vi conto più; 
sogna, ragazzo, sogna, 
ti ho lasciato un foglio 
sulla scrivania, 
manca solo un verso 
a quella poesia, 
puoi finirla tu.

Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa, e ancor di più con ciò che si è (S. Ignazio di Antiochia): la testimonianza necessaria

Detto in altri termini: le contraddizioni possono avere effetti deleteri in educazione!

Prima di tutto una precisazione: non confondiamo la ricchezza della testimonianza personale con l’assoluta coerenza e infallibilità. Non si tratta di presentare dei modelli di educatori inarrivabili, mitici, ma persone che pur nella quotidiana fallibilità hanno saputo rialzarsi e ripartire, nella certezza di essere a loro volta amati e valorizzati per quello che sono e non per ciò che dovrebbero essere!

Ma andiamo con ordine: il titolo del paragrafo mette in campo una progressione dell’azione educativa, ma i tre gradini hanno ciascuno la propria importanza e tra loro c’è una correlazione.

Anzitutto “si dice”: si educa anche con le parole, con i discorsi. L’educatore in questa azione oggi ha delle chance significative: gli studi sulla comunicazione ci consegnano degli insegnamenti interessanti sull’efficacia delle nostre parole, sui modelli comunicativi capaci di attivare le persone. Il tono di voce, il linguaggio non verbale, il setting di un colloquio sono strumenti, assieme a molti altri, che permettono di comunicare in modo efficace e di consentono al nostro interlocutore di percepire l’intenzione delle parole pronunciate. Sempre in merito al “si dice” possiamo pensare alla ricchezza dei vari linguaggi oggi utilizzati, porte di ingresso nel mondo del ragazzo, così che possa sempre più percepire “per sé” una proposta che l’educatore gli rivolge.

Passiamo al “si fa”: l’esperienza educativa è ricca di proposte attive, di metodologie che immediatamente fanno sperimentare la bellezza e la ricchezza di una proposta, a prima vista magari giudicata negativamente. Rendere l’educazione una ricchezza di esperienze significa mettere a disposizione del ragazzo una fonte di sollecitazioni immediate per la comprensione di quanto avviene dentro di sé, nel cammino di costruzione della propria identità. In questo, l’esempio migliore è lo sport: un ragazzo, una atleta, comprende immediatamente la fatica per raggiungere un risultato, per migliorare la propria prestazione, sente sul proprio corpo, che educherà per compiere quel determinato movimento, e quindi lo percepirà immediatamente come suo, il bene che può fare seguire una indicazione dell’educatore, in questo caso dell’allenatore. Lo stesso vale per le esperienze di crescita in un gruppo, per le uscite, lontano da casa, in cui si prova, prima ancora di averne consapevolezza, cosa significa confrontarsi con un mondo diverso dal proprio. Si educa alla vita facendo vivere, non solamente dicendo che è bello, ma facendolo sperimentare!

Si educa con ciò che “si è”: bisogna credere che l’azione educativa, descritta prima con il “si dice” e poi con il “si fa”, porta dei frutti. Se questo accade è perché l’educatore anzitutto compie una scelta di vita, la sua presenza mostra immediatamente la passione per l’educato. Educare significa avere a che fare con le persone, e con ciò che di più bello e fragile hanno, ovvero la propria identità: ciò richiede che tutti i gesti dell’educatore, sia in una attività con intenzionalità educativa, sia nei gesti quotidiani, sia contrassegnata da una scelta di fondo, che potremmo definire con uno slogan che un grande educatore, riconosciuto da tutti come tale, don Lorenzo Milani, utilizzava per narrare la sua azione, ovvero I CARE. Intraducibile con una sola parola, può significare mi interessa, mi appassiono, mi prendo a cuore, custodisco tutto quanto succede attorno a me, mi metto a servizio dell’uomo in quanto tale, senza volerlo incasellare, possedere, ingabbiare. È ciò che fonda la vita di un educatore, che, proprio occupandosi dell’identità dell’altro, non può che compiere una scelta appassionata anche per la fragilità, gli errori, le imperfezioni dell’altro, sapendo che per tutti ci può essere un futuro ricco di vita! Se sta questa scelta di fondo, anche le attenzioni al linguaggio e alle proposte esperienziali, non saranno solo un modo per accattivarsi le attenzioni dei ragazzi, ma dei sentieri in cui l’identità cresce, fino al momento in cui il ragazzo, divenuto adulto, saprà compiere delle scelte libere e responsabili.

Risparmiare sull’educazione significa investire sull’ignoranza: i costi necessari

Nei paragrafi precedenti la descrizione dell’azione educativa, delle competenze della figura dell’educatore, le scelte fondative su cui si basa una educazione fruttifera, dovrebbero aver dato l’idea che l’educazione è anzitutto una scelta esistenziale complessiva, una scelta che richiede molto, ma sa anche essere molto generosa di doni: l’educatore sa che basta anche un sorriso, uno sguardo, una smorfia dell’educato per compensare tutto il lavoro svolto. Qualora diventa anche un lavoro, è questo un secondo passaggio. Però per molti accade che oltre la passione di fondo, l’educazione è diventata anche una professione. Come appena detto, l’educatore sano quantifica la propria retribuzione su moltissime variabili in campo educativo, alla fine del mese se fai la somma di quanto hai ricevuto il saldo è in attivo, e di molto. A livello puramente economico invece la cose si complicano, la considerazione di chi lavora in ambito educativo è molto bassa, sia a livello di istituzioni sia nel sentire comune delle persone: il lavoro educativo non appare in nessuna Top ten dei lavori con maggiore responsabilità e quindi maggiormente retribuiti. Eppure, occuparsi della crescita dei ragazzi significa occuparsi del futuro di una nazione, allo stesso modo di chi produce ricchezza in una industria aumentando il fatturato del paese. Forse è un lavoro con una “consegna” finale del prodotto con un tempo troppo lungo, forse qualcuno ha l’idea di educazione come semplice consegna di un manuale di istruzioni, forse si ritiene che le variabili della vita siano esagerate e che è impossibile qualsiasi proposta educativa, forse c’è qualcuno che ritiene che la vita si basi sul “si salvi chi può”, sta di fatto che, ad oggi, non esiste nemmeno una legge in Italia sulla figura dell’educatore! Eppure ci sono migliaia di persone che tutti i giorni lavorano accanto ai ragazzi affiancandoli nelle loro gioie e fatiche. Il futuro di un paese lo si giudica sulle risorse che si mettono a disposizione per chi, in quel futuro, dovrà essere protagonista: chi semina vento raccoglierà tempesta, dice un vecchio proverbio!

 

 Anche nella chiesa si stanno aprendo, timidamente, delle porte al lavoro educativo professionale, soprattutto negli oratori; il tutto avviene ancora in modo molto poco strutturato, con una fatica diffusa a destinare delle risorse economiche in modo stabile e continuativo per l’educazione. Lo si è fatto per decenni, attraverso la costruzione di oratori, strutture fisiche dedicate all’azione educativa dei giovani, in un mondo che veniva identificato con gli spazi concreti destinati alle diverse età. Oggi il senso di appartenenza ad un luogo fisico è in via di estinzione, c’è uno spazio molto più fluido e accessibile, in apparenza, quello virtuale, della rete, del web. È una nuova forma di appartenenza, a cui puoi essere invitato o essere allontanato con un clic del mouse, una forma che ti fa sentire amico di chi abita a migliaia di chilometri da te, ma che nemmeno conosci. Oggi educare in oratorio, rivolgendosi alle nuove generazioni, significa imparare ad abitare spazi nuovi, mantenere relazioni andando oltre i like e le amicizie ricevute o negate: una ulteriore complicazione, ovvero una miriade in più di nuove possibilità di proposte educative rinnovate, adatte ai tempi, ma sempre costanti nell’obiettivo, come da millenni si fa in educazione: favorire la crescita libera e responsabile dell’uomo.