La compagnia teatrale sestese Il Camaleonte, venerdì 19 gennaio 2018, dentro le aree Falck porta in scena lo spettacolo La Fabbrica della memoria dedicato a Sesto San Giovanni e ai lavoratori. Intervista a Sara Valota

Silvio Mengotto

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Dopo il successo di Parigi, Il Camaleonte, con la regia e la coreografia di Sara Valota, torna con lo spettacolo dedicato a Sesto San Giovanni e ai lavoratori. La Fabbrica della memoria è in programma venerdì 19 gennaio 2018, ore 21.00 presso lo Spazio Mil (vedi locandina) di Sesto San Giovanni. Una storia costruita attraverso i racconti dei protagonisti, intrecciando diversi linguaggi espressivi: danza contemporanea, musica, teatro, immagini e filmati storici. «La mia famiglia – dice Sara Valota – è di impronta operaia. Mio papà lavorava alla Falck come elettricista. Ricordo i suoi racconti di come si viveva in fabbrica, avevo otto anni. Dalla finestra vedevo il fumo delle colate e sentivo la famosa sirena. Indirettamente ho vissuto la storia delle fabbriche sestesi che hanno chiuso. Crescendo ho visto Sesto San Giovanni trasformarsi anche a livello urbanistico. In viale Casiraghi c’era un bellissimo castello che non c’è più. Sono scomparsi molti riferimenti visivi. Quelle aree vuote oggi si stanno riqualificando, ma cinque anni fa erano circondate dalla nebbia e dall’ignoto. Questi ricordi sono anche all’origine dello spettacolo che, grazie a un corpo di ballo straordinario, mi ha permesso di realizzare»

A chi si rivolge lo spettacolo? «Certamente a tutti, ma in particolar modo è stato curato per i giovani, che invitiamo attraverso le scuole. Sono insegnante e quando parlo ai bambini mi accorgo che non sanno nulla della storia di Sesto San Giovanni e delle sue fabbriche scomparse. Non sanno dove vivono e la storia della città dove abitano. Questa realtà mi ha fatto riflettere, perché si tratta di una storia, di una memoria importante da sapere, ricordare e trasmettere»

Questo è il motivo per cui nello spettacolo avete introdotto diverse strade della comunicazione giovanile di oggi? «I giovani sono cambiati, non sono più quelli di una volta. Hanno bisogno di un modo di comunicare diverso. Per questo ho snellito lo spettacolo della parte nozionistica per far emergere i concetti più astratti, ma importanti come il tempo libero, il sacrificio, l’essere uniti nella solidarietà per raggiungere un obiettivo. Una mono area rappresentata con linguaggi diversi e intrecciati tra loroQuali? «I giovani ascoltano la musica punk o rock, musica di impatto. Per questo le musiche sono state scritte ispirandoci al rumore delle fabbriche. Su questo abbiamo realizzato la partitura. Ho registrato tutti i dialetti che sono diventati le nostre voci sul palco. Questo per dare l’idea che a Sesto San Giovanni trovavi tutta l’Italia. La scelta di movimenti meccanici e volutamente ripetitivi. Il colore rosso per ricordare la colata, fisicamente rappresentata dalle ragazze quando mi sollevano sul palco. La scelta narrativa delle tre giovani donne, dove un po’ tutti si possono identificare. E’ una rappresentazione diversa da quella che ci si potrebbe aspettare da uno spettacolo di storia. Una scelta vincente come i video proiettati nello spettacolo. Oggi i ragazzi sono legati ai video come youtube, social. L’immagine ha dato un supporto notevole allo spettacolo»

Come avete accolto la notizia che allo spettacolo sarà presente la famiglia Falck? «Quasi non ci si credeva. Ho accolto la notizia con grande entusiasmo. Un onore e una responsabilità in più per noi che portiamo in scena ciò che è stato reso possibile da questa famiglia. Parliamo delle Falck, della vita industriale in genere. Nel corpo di ballo c’è un grande senso di responsabilità. Siamo un po’ investiti di questo ruolo di riportare attenzione alla memoria della realtà industriale. Quando ho dato la notizia alle ragazze l’emozione è salita alle stelle, ma anche la soddisfazione di un riconoscimento, quindi si è moltiplicata la voglia di andare in scena»