Anche a noi è chiesto di ripensare ai linguaggi con cui parliamo di Gesù e della nostra fede. Un linguaggio che parli al cuore e non si fermi alla mente, un linguaggio che mostri che credere da senso alla vita

di Walter Magnoni

Il seminatore che non si rassegna mai

Come tre anni fa, ancora un’alluvione ha colpito Genova. Immagini forti di distruzione. Guardando le immagini e ripensando alla parola di Isaia:  “ Come quando si trova succo in un grappolo, si dice: Non distruggetelo, perché v’è qui una benedizione…”.Un piccolo grappolo diviene segno di speranza, simbolo di una importanza.

Ho pensato a quando noi facciamo “pulizia” in casa buttando via le cose e nella fretta qualche volta ci sfugge qualche “foglio” importante.

La prima immagine su cui mi soffermo con voi è quella del grappolo dove c’è del succo. Mi piace pensare all’occhio dell’uomo che sa scrutare ciò che è di prezioso dentro le cose piccole.

In questo tempo pare dominare la lamentela sulla benedizione, ecco allora la prima immagine di oggi con un sottotitolo: allena la tua vista a vedere segni di speranza nelle cose piccole.

Questi ragazzi sono come il succo del grappolo, una benedizione da non distruggere ma da coltivare!

Troppe volte ho sentito parlare male dei giovani di oggi, quelli che Michele Serra ha chiamato gli “sdraiati”, ma non sono tutti così! Non distruggiamo ogni cosa.

Impariamo a essere grati per le cose belle e a non pensare che tutto il passato sia da cancellare.

La seconda immagine la prendiamo dalla parabola di Gesù, mi piace l’incipit: “ ecco il seminatore uscì a seminare”

Qualche pittore tra cui Van Gogh ha provato a fissare questa immagine. Come dobbiamo pensare al seminatore, io credo che se ascoltiamo il Vangelo di Matteo , non possiamo che identificarlo come uno sprecone. Uno che getta il seme ovunque: sulla strada, sui sassi, sui rovi e solo alla fine sul terreno buono. Nelle nostre aziende un uomo cosi durerebbe poco. Per massimizzare i profitti, la prima scelta da operare è quella di ridurre gli sprechi. E gettare il seme in certi luoghi è uno spreco.

Ma noi che ci opponiamo alla logica economista, che lega tutto al risultato economico, siamo lieti di dire che il pensiero di Dio è un altro.

Il nostro Dio è quel seminatore che le prova tutte e non si rassegna. A chi pensa che si debba puntare solo qualcuno, Dio risponde che vuole salvare ogni uomo e seminare ovunque la sua parola nella speranza che sia accolta e dia frutto.

Sogno una chiesa che guardi a questo seminatore e faccia suo lo stile del buttare semi ovunque.

Mi ha colpito un passaggio di un romanzo dello scrittore Ferruccio Parazzoli in cui afferma: “Il seminatore della parabola conosce zolla per zolla il proprio campo, solo che non perde la speranza che persino dai sassi, un giorno, possa germogliare buon grano.

A voi che fate la professione di fede auguro: che la vostra fede assomigli a quella di Gesù che ha saputo credere che uno come Zaccheo.

Zaccheo era accecato di ricchezza, ma si lasciò convertire e da terreno con i rovi divenne terreno buono.

Infine l’ultima cosa che vorrei condividere con voi riguarda il linguaggio che usa Gesù le parabole! Perché usare solo parabole?

Queste sono in linguaggio di libertà che vengono colte solo da chi non ha un cuore insensibile. Certe cose non si possono dire un’ equazione matematica.

Gesù inizia questo discorso di parabole in riva al mare, usando come pulpito una barca e vuole raccontare di cose profonde non riducibili a definizioni ma a immagini.

Il mistero di Dio non si può racchiudere in una gelida e fredda definizione ma nell’allusione dell’immagine che apre all’infinito.

Anche a noi è chiesto di ripensare ai linguaggi con cui parliamo di Gesù e della nostra fede.

Serve un linguaggio che parli al cuore e non si fermi alla mente, un linguaggio che mostri che credere da senso alla vita, come oggi testimoniano questi ragazzi.