Un breve racconto (Il presepe di Sara) di fantasia, ma non troppo, dove nipotina e nonno costruiscono il presepe. Nel costruirlo il nonno, ricordandosi di don Mazzolari, rievoca alla nipotina i cinque sentieri smarriti del presepe «che non è antico, neppure moderno, ma eterno». Sono i sentieri del silenzio, della solidarietà, del sogno ad occhi aperti, dell'essenzialità e della ricerca

Silvio Mengotto

presepe1

La piccola Sara chiese al nonno un aiuto per costruire il presepe nella sua cameretta. L’idea piacque moltissimo, nonno e nipotina andarono nel solaio per prendere le statuine e la mitica capanna.

«Nella grotta di Betlemme chissà che freddo, buio e paura hanno patito Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù» disse Sara.

«Anche noi in solaio abbiamo trovato buio, freddo e provato una strana sensazione di timore. Mentre camminavamo nel semibuio mi sono ricordato dei sentieri del presepe che abbiamo dimenticato ma, come ha fatto San Francesco, bisogna farne memoria. Il presepe non è antico, neppure moderno, ma eterno».

«Sono curiosissima di sapere i nomi di questi sentieri» disse Sara guardando il volto sorridente del nonno. «Sono il silenzio, la solidarietà, il sogno, l’essenzialità e la ricerca» rispose il nonno.

«Quando lavoravo – continuò il nonno – ogni mattina aprivo una cassettiera della scrivania dove, in una piccola mangiatoia, c’era la statuetta di Gesù avvolto in fasce. Pochi secondi di silenzio per ricordarmi che dal presepe si sprigiona un messaggio per tutta l’umanità incominciando dagli ultimi, dai poveri, dagli emarginati. Lui ricco si è fatto povero diventando pane di solidarietà che si spezza per il prossimo, incominciando da quello più in difficoltà, come lo erano i pastori della Palestina considerati dei poco di buono. Papa Francesco direbbe che già dalla nascita Gesù incomincia a sentire «l’odore delle sue pecore». Ecco l’essenza. Il silenzio è l’elemento naturale per la discesa di Gesù sulla terra. Proprio quel silenzio, che  impacciava parecchio, si è coperto con gli scoppi assordanti di milioni di tappi di champagne e cascate di chiacchiere anche sul Natale. Nel silenzio, non nel rumore, nascono i pensieri e le decisioni importanti, le intuizioni inaspettate, le scelte non banali. La solidarietà non è un optional. Nel presepe il suo sentiero è tracciato dai personaggi che camminano verso una grotta illuminata dalla cometa. Oggi c’è troppo individualismo! Singolarmente, o a gruppi, ci si reca nella grotta dell’ egoismo. Come faceva lo scrittore Luigi Santucci il presepe non si dovrebbe mai smontare ma guardarlo, ritoccarlo, ogni giorno della nostra vita per riscoprire, fare memoria dei sentieri dimenticati che Dio suggerisce nella  quotidianità».

«Quando costruisco il presepe la fantasia si sbizzarrisce» disse Sara.

«Il presepe è un sogno ad occhi aperti» rispose il nonno.

«Cosa vuoi dire nonno?» «Voglio dire – riprese il nonno – che il presepe sblocca e libera la creatività. Il presepe, anno dopo anno, è immaginazione in movimento con le sue statuine, i paesaggi variabili o immaginabili. L’uomo moderno ha perso la capacità di meravigliarsi e stupirsi perché tutto scontato e calcolato. Sognare non per rimanere tra le nuvole, ma come capacità di pensare in grande, di volare alto come le aquile. Diventare poeta della concretezza nell’accogliere i profughi che scappano dalla fame e dalla guerra, i clochard, gli emarginati, gli sfortunati, incontrare i carcerati e parlare con i rom».  Con i magi di terracotta tra le mani Sara disse: «I magi che c’entrano in questa storia?» «I magi arrivano  all’Epifania – rispose il nonno – che ricorda la loro visita particolare a Gesù. Sono simbolo di chi cerca, chi si mette in viaggio nella vita e non si accontenta di rimanere in superficie per andare in profondità, scruta l’orizzonte come sentinella nella notte del dubbio, chi vuole diventare esploratore di silenzi. Dio si svela a chi lo cerca!  La cattura, l’imposizione, la seduzione virtuale o televisiva non sono strumenti di Dio, non è per la superficialità ma per l’interiorità».

«Scusa nonno, non credi che troppi regali non si conciliano con la sobrietà?» «Di regali ne riceviamo troppi – rispose il nonno – , ma il  vero problema è che abbiamo smarrito il senso del dono ed esaltato quello del regalo. Proprio nella grotta fredda di Betlemme si respira l’aria della sobrietà, dell’essenzialità. Gesù non è soffocato dai pacchi dono, strenne natalizie e leccornie culinarie.  Una volta nato viene semplicemente avvolto in un panno e deposto in una mangiatoia (presepeum) e allattato al seno di Maria.  «il Natale – dice lo scrittore Erri De Luca – è la notizia che rallegra i modesti e angoscia i re»