La mega rissa sul Lago di Garda riporta in primo piano la questione del branco e dei ghetti dei ragazzi di origine straniera che si formano nelle città, tra periferie e disintegrazione. Pubblichiamo la riflessione di Silvio Mengotto sul tema

di Silvio Mengotto

Violenza Lago Garda

Le brutali immagini del 2 giugno sulle rive del lago di Garda mi obbligano a fermarmi per scrivere queste riflessioni a tutto campo. Proprio per la gravità dei fatti è evidente l’enorme debito di ascolto nei confronti dei giovani. Da giorni un migliaio di giovani hanno annunciato sui “social” il raduno di Peschiera del Garda. Alla luce del sole, nell’arco di poche ore, i giovani si trasformano in branco che consuma scempi a catena: aggressione ai turisti, alle forze dell’ordine, molestie a ragazze alla stazione ferroviaria. Immagini che ricordano (forse rilanciano) quelle del Capodanno in piazza Duomo, le bande urbane nella movida delle grandi città e altro ancora. Per amore della verità non sono nuove! Le abbiamo già viste, sotto un’altra regia e contesto ambientale, nel passato. Abbiamo visto senza vedere! Ancora oggi il rischio è di “vedere” i fatti nella loro tremenda esteriorità, senza toccare cuore e radice profonda del problema. Per evitare la ripetizione di questi vandalismi si dice che è l’ora della repressione. Siamo sicuri che basti, che sia sufficiente? La violenza deve essere fermata, non ci piove, ma il problema vero “non è tanto quello che vediamo, ma quello che non abbiamo visto” (D. Motta, Avvenire, 7 giugno ’22) o, peggio ancora, quello che non vogliamo vedere.

La giusta indignazione, paradossalmente misura la rimozione di un problema che si è fatto dirompente. Si è stratificato un muro dell’indifferenza e di una incredulità che non aiuta e può aumentare la cecità diffusa. E’ avvenuta (o è in corso?) una sorta di mutazione, direbbe Pasolini, che ha trasformato le persone in “insetti”, come nel racconto straordinario e inquietante di La metamorfosi di Kafka dove un mattino Gregor Samsa, il protagonista, si risveglia trasformato in un mostruoso e ripugnante insetto che la famiglia (la società, la comunità, la collettività) cerca in tutti i modi di nascondere. Gregor Samsa, prigioniero senza libertà e identità, muore lentamente di inedia complice anche la famiglia. Se ripetutamente si “nasconde” il problema, prima o poi esplode anche nella brutalità di un branco di giovani.

I giovani escono da questa Pandemia molto provati. Tutte le misure di contenimento adottate hanno profondamente segnato questi due lunghissimi anni: aggressività, depressioni, comportamenti autolesionistici e disturbi profondi della relazione sociale. “La Pandemia – dice lo scrittore Marco Erba – ha portato molti giovani a isolarsi in questo mondo chiuso in una stanza dove chatto, parlo, gioco con chi voglio a distanza senza la fatica della relazione. Non è un caso che sono aumentate le ansie scolastiche e l’incapacità di affrontare la realtà”. Il branco della “movida” è un sigillo reale e brutale, dove il mondo comodo del “virtuale” trasforma dei giovani in un branco che punge il veleno della sua relazione malata. Credo sia una sfida che la sola repressione non è in grado di affrontare, giustamente la si deve emarginare, ma non la supera. Nel Paese dei balocchi di Pinocchio c’è già la radice del mondo “virtuale”, non reale, che oggi spopola dai social ai video giochi. “Il dilemma forte – continua Marco Erba – è vuoi una vita che piace a te dove hai tutto ciò che vuoi, o vuoi la verità? Certe cose del virtuale, del fasullo, sono comode ed è difficile rinunciarci. La grande sfida è scegli la verità, scegli la realtà?”

Come nella fiaba di Pinocchio oggi i giovani incontrano angeli e demoni, quest’ultimi sono dei separatori affascinanti, per questo insidiosi e pericolosi. Gli angeli sono persone che hanno stimolanti e buoni progetti, autorevoli non autoritarie, ricche di pensieri stimolanti anche se impegnativi. Persone che prendono in contropiede, ma stimolano la ricerca di senso alla propria vita. Sono maestri di vita. I separatori affascinanti sono di diversa natura e carattere. Hanno affinato l’abilità di una comunicazione dove la parola viene usata non per il suo significato ma per la provocazione che crea a discapito della verità e della realtà che nascondono nelle menzogne. Il mondo “virtuale” di oggi si presta a questa abile manipolazione. I “separatori affascinanti” sono imbonitori del “nulla” travestito del “tutto e subito” mascherando la menzogna come verità. L’obiettivo dei giovani di una vita felice non è sbagliato, sono sbagliati e ambigui i mezzi per raggiungerla inseguendo il falso, quanto affascinante, mito del Paese dei balocchi. “Il mezzo – dice Gandhi – è il fine in costruzione”. L’eccesso di festa uccide la festa! Credo che il tema della felicità debba essere approfondito perché riguarda tutti: bambini, giovani, adulti e anziani. I giovani hanno bisogno di testimoni credibili che i “social” azzerano nella menzogna mascherata di verità. Il naso lungo di Pinocchio misura i suoi desideri, una bugia che non fa male a nessuno, mentre le menzogne dei “social” e degli imbonitori del “nulla” uccidono il desiderio di cercare la verità, la speranza, gli affetti. I separatori affascinanti sono i maestri della morte.