Il discorso di Sant’Ambrogio di quest’anno assume una dimensione europea a interroga i cristiani ambrosiani circa il reale contributo da offrire per il futuro del Continente. Un testo profondo da conoscere e sul quale confrontarsi

di Walter Magnoni

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L’idea centrale che fa da perno nel Discorso del Cardinale Angelo Scola è quella di ritrovare il metodo su cui si è costruita l’Europa. “Siamo chiamati a partire dalla realtà, nelle sue urgenze concrete, per lasciare emergere l’ideale. L’ideale, non l’utopia, vale a dire un senso (significato e direzione) per un cammino comune europeo. Come allora sembrava esserci sproporzione tra gli obiettivi fissati (produzione comune del carbone e dell’acciaio) e gli ideali di pace e prosperità dell’intero continente (il carbone e l’acciaio erano la materia prima dell’industria bellica), così anche oggi servono nello stesso tempo grande realismo e grandi ideali”.

Se ci si pensa è lo stesso metodo suggerito dalla Diocesi in questo anno pastorale, per i territori, attraverso la proposta della cosiddetta “lettera alla città”. Si chiede ai cristiani che vivono su una porzione di territorio di provare a guardare la realtà in cui abitano e leggere le sfide più urgenti che sono chiamati a vivere provando a innestare processi di dialogo con tutti gli altri cittadini. Si parte da questioni concrete per ritrovare la forza dei legami sociali e la bellezza dell’amicizia civica. È il nesso tra bisogni e desideri.

Nel discorso di Sant’Ambrogio il Cardinale delinea lo scenario dell’Europa mostrando le quattro emergenze che secondo gli analisti possono creare un declino. Terrorismo, ondata migratoria, crisi finanziaria e crisi politica appaiono i fattori da cui partire per ridisegnare l’Europa del futuro. “A queste quattro emergenze – sottolinea il Cardinale – occorrerebbe aggiungere la gravissima situazione demografica in cui versa il nostro paese”. Nell’analisi di Scola, forse per mancanza di tempo, non viene esplicitata l’emergenza lavoro (sicuramente da leggersi nella crisi finanziaria e politica), ma che resta questione che causa enormi sofferenze in tutta Europa. Comunque credo sia interessante provare a ragionare non solo su questi fattori, ma anche sul contributo che i cristiani possono offrire oggi alla realizzare di quell’Europa che sogna Papa Francesco, ovvero capace di integrare, dialogare e generare.

Come in molte altre occasioni l’accento del Cardinale parte dalla testimonianza (è un filo rosso del suo Magistero a Milano). Servono testimoni del risorto disposti anche a morire per la fede. Questa testimonianza non si può che giocare dentro la storia e qui s’inserisce l’importante nesso tra fede e cultura (altro punto da sempre caro a Scola, ma sul quale il lavoro da compiere resta ancora molto). Non è un caso che nel discorso si trovi citata l’espressione di Jean Monnet, il quale prima di morire disse: “Se dovessi rifare tutto quanto, comincerei dalla cultura”.

Quali sfide siamo chiamati ad attraversare? Scola ne cita alcune: educazione, globalizzazione, comunicazione, economia, ambiente, politica. Noi aggiungiamo “lavoro” e lo facciamo forti del fatto che la prossima Settimana Sociale di Cagliari 2017 sarà proprio incentrata sul lavoro. L’Evangelii Gaudium e la Laudato si’ di Papa Francesco offrono importanti chiavi di lettura a tutte le questioni citate e le collegano dentro l’interessante proposta dell’ecologia integrale che di fatto riprende l’idea di ecologia umana cara a San Giovanni Paolo II.

Come si può vedere un discorso di alto valore che chiede di essere concretizzato nelle nostre realtà, per far questo potrebbe essere utile provare a rileggerlo insieme con la domanda: noi cosa possiamo fare oggi nel nostro territorio?