Cavour definiva i guadagni sul gioco come “una tassa sugli imbecilli”, oggi il problema è serio e qualcosa si deve fare per fermare l’idea di aprire altre 22.000 sale dove giocare.

di Walter Magnoni

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Cavour definiva i guadagni sul gioco come “una tassa sugli imbecilli”, oggi il problema è serio e qualcosa si deve fare per fermare l’idea di aprire altre 22.000 sale dove giocare.

Ci sono delle scelte annunciate che non ci possono lasciare indifferenti. Il governo ha inserito il bando per altre 22.000 sale giochi nella legge di stabilità. Quando ho letto la notizia non ci volevo credere e ho pensato alla solita bufala, purtroppo ho scoperto che la fonte era attendibile.

Aumentare gli introiti statali attraverso l’incremento delle sale da gioco appare inaccettabile, soprattutto a fronte di numeri che in maniera inequivocabile ci mostrano i danni della ludopatia.

Inoltre, l’indebitamento e il bisogno di cure per chi diventa schiavo del gioco, sono costi sociali che ricadono su tutti noi.

Perché questa scelta?

Per chi si occupa di numeri è evidente che il gioco è fonte di grandi introiti: si pensi che se all’inizio degli anni 2000 in Italia si giocavano poco più di 4 miliardi, oggi la cifra si è moltiplicata per venti arrivando a superare gli 80 miliardi.

Sono numeri pazzeschi che le nostre caritas conoscono bene, infatti dietro ai numeri si celano i volti disperati. La ludopatia è una malattia e chi vive con persone che cadono in questo vizio subisce contraccolpi pesanti.

Chi cade nella schiavitù del gioco perde la libertà di decidere e si trova incapace di smettere. Da questo nascono problemi economici e relazionali talora non sanabili. Come si può pensare di “fare cassa” alimentando questa piaga?

Gli appelli pubblicitari che invitano a giocare in maniera moderata, in questo la cosa può generare dipendenza sono di una retorica inaccettabile, in quanto si sa benissimo che in tanti sono già passati per il tunnel della luodopatia.

Al di là di tutte le considerazioni che si possono trarre resta la certezza che non si può generare del male per ricavarne del bene. È un azzardo favorire l’azzardo.

Non possiamo rimanere inerti. Il mio appello è a tutte le persone di buona volontà: facciamo qualcosa per bloccare questo progetto così pericoloso. Chi ha idee le faccia circolare. Solo una forte pressione da parte di tanti potrà incidere sulle scelte di pochi. La posta in gioco è alta e siamo ancora in tempo per bloccare questa idea malsana.