Giovane sacerdote nella parrocchia legnanese di San Domenico si preoccupa moltissimo dei giovani di Azione cattolica (Giac). Dopo l'8 settembre '43 fa una scelta coraggiosa antifascista nella Resistenza cattolica rifiutando gesti di violenza gratuita. Diventa membro importante del CLN e un punto di riferimento per tutto l'Alto Milanese

Silvio Mengotto

Carlo_Riva

Nel libro autobiografico Quelle sere in via sant’Antonio Giorgio Vecchio scrive «la Giac – ovvero i giovani di Azione cattolica – aveva una tradizione pluridecennale ed era stata per anni sotto le cure dell’assistente don Carlo Riva, un prete fegatoso che aveva davvero fatto la Resistenza, non disdegnando (così mi hanno raccontato testimoni oculari) di farsi vedere in giro, nei giorni dell’aprile ’45, con un mitra a tracolla. Del resto era stato membro importante del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) legnanese e aveva concesso il soffitto della cappella dell’oratorio per nascondervi armi e munizioni».

Don Carlo Riva nasce il 10 maggio 1914 a S. Maria Hoè nella zona montuosa della Brianza. Ordinato sacerdote a 23 anni, dal 22 maggio 1937 diventa il coadiutore nella parrocchia legnanese di San Domenico. La sua missione principale è rivolta ai giovani della Giac. Nell’arco di tre anni gli iscritti si erano raddoppiati, ma don Carlo era insoddisfatto. In una lettera datata 4 marzo 1941 giudica lo stato dell’associazione «abbastanza deplorevole in confronto a qualche anno fa, sia per l’attività materiale, e più per l’assenza o quasi di vita spirituale nei singoli soci».

Dopo lo scoppio della guerra esorta i giovani a pregare «affinché la pace ridivenga stabile fra le nazioni». Dopo l’8 settembre 1943 assume un ruolo eccezionale e rilevante sia per la parrocchia di San Domenico, sia per tutto l’Altomilanese, per la sua scelta antifascista nella Resistenza di impronta cattolica, che ripudia gesti di violenza gratuita e tende soprattutto a salvare, nascondere e far fuggire verso le formazioni partigiane in montagna, gli ebrei in Svizzera, renitenti alla leva o antifascisti in pericolo.  Membro importante del CLN e punto di riferimento per la raccolta e lo smistamento di informazioni e segreti militari, di documenti e armi nascoste nell’oratorio di San Domenico. In pianura raccoglieva armi, viveri, vestiti per i partigiani in montagna e le formazioni cattoliche del raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo di Dio che operava nell’Ossola e nelle valli circostanti. Per questa attività don Carlo collabora anche con formazioni legnanesi di impronta comunista. Di fatto il sacerdote diventa il consigliere di molti giovani e sollecitatore di vocazioni partigiane, ebbe sicuro rilievo nelle scelte del giovane parrocchiano e partigiano di Azione cattolica Giuseppe Bollini, fucilato per rappresaglia dai fascisti. Nell’estate 1944 un Giuseppe Bollini disorientato «chiese aiuto a don Carlo Riva, che da tempo svolgeva il delicatissimo compito di orientare i giovani legnanesi verso la Resistenza. Don Carlo indicò a Giuseppe la strada dell’Ossola e in particolare la brigata «Paolo Stefanoni», comandata da «Renato» (Renato Boeri), allora inquadrata nella Divisione «Valtoce» e politicamente vicina al mondo cattolico dell’Alto Milanese» (G. Vecchio, Vita e morte di un partigiano cristiano, Coop. In dialogo, Milano, 2015, pp. 27-28).

Don Carlo fu rappresentante per la neonata Democrazia Cristiana nel CLN di Legnano, prendendo contatto con i capi partigiani della zona. Sostenitore del foglio clandestino La Martinella, stampato in clandestinità nella parrocchia di Pogliano Milanese e distribuito da una rete di staffette in bicicletta. Fu anche commissario e cappellano della Brigata Carroccio di orientamento cattolico. Nel libro Liber chronicus della parrocchia di Pogliano Milanese del 1945, in occasione della fuga da Legnano di Guido Palmeri (Nino) delle formazioni partigiane cattoliche, viene citato a forte rischio di arresto. Il giovane Palmeri viene nascosto presso la cascina dalla famiglia Goergan. In data 22 febbraio 1945 «il giovane veniva rilevato in automobile da don Carlo Riva di S. Domenico di Legnano – anima del movimento partigiano di Legnano –  e passato alle formazioni partigiane della Valle del Toce». Dopo la guerra don Carlo continua e moltiplica le sue attenzioni verso i giovani di Azione Cattolica. Nel 1962 lasciò Legnano per diventare parroco a Bareggio. Morì nel 1990.