Considerazioni dai gravi fatti accaduti presso il Palazzo di giustizia di Milano, dove hanno perso la vita tre persone. Che senso ha venire uccisi mentre si sta svolgendo il proprio lavoro? A cosa serve la vendetta?

Walter Magnoni

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Quello che è accaduto a Milano, precisamente dentro il Palazzo di giustizia è un fatto gravissimo che fa da punto prospettico per una riflessione attorno alla questione decisiva dei legami sociali, prima ancora che della sicurezza.

L’assassino, Claudio Giardiello, ha agito con estrema freddezza e non è stato colto da un raptus. Aveva premeditato di uccidere per vendicarsi. La prima domanda che sorge è: vendicarsi di cosa?

A questa se ne aggiunge una seconda: la vendetta cosa genera?

Purtroppo all’origine di tanta violenza spesso si possono scorgere “ragioni di vendetta”. Uso volutamente l’espressione “ragioni di vendetta” in quanto Giardiello, appena arrestato si è giustificato dicendo che voleva vendicarsi.

A tutti coloro che nel loro cuore nutrono desideri di vendetta, chiedo di meditare con profonda attenzione a quanto accaduto. Sparare, uccidere, scappare e generare terrore e dolore non migliora la società, ma anzi mina la struttura fiduciale delle persone. Chi ha sparato e ucciso ha fatto del male anche a se stesso e si è di colpo privato di una considerevole parte di libertà.

Claudio Giardiello soffriva, ma poteva scegliere molte altre strade per esternare il suo dolore e se era convinto di aver subito ingiustizie aveva altre vie per dar voce alle sue ragioni.

 

Sposto ora l’attenzione sulle persone uccise e in particolare su chi era lì a fare il suo lavoro e a cercare di esercitare la giustizia. In quel Palazzo era entrato tante volte, sapeva che era un luogo dove si decide della sorte di tante persone; ma d’altro canto il sistema di giustizia è uno strumento di civiltà, messo in atto nella storia proprio per superare le primitive forme di “giustizia fai da te”.

Penso a chi voleva bene alle persone uccise, ai sentimenti provati nell’apprendere di morti così assurde. Forse d’istinto qualche caro avrà pensato a forme di vendetta, perché vendicarsi di fronte ad un’ingiustizia, è un sentimento istintivo. Mi diceva l’altro giorno una persona: “se dovessero far del male a mia figlia io, li ammazzo!”.

 

Però, ed è il senso della riflessione, la vendetta non serve a nulla. Se abbiamo costruito i Palazzi di giustizia, è stato proprio per andare oltre agli istinti vendicativi. L’uomo per fortuna è più del suo istinto e in fondo non esiste una vera “ragione di vendetta”. La vendetta, infatti, non è mai un’azione ragionevole.

 

Costruiamo legami sociali, affrontando i conflitti – inevitabili nel vivere insieme – e superandoli attraverso la difficile arte del dialogo. Non teniamo dentro di noi i dolori e le angosce, ma proviamo a condividerli con chi ci è vicino. Non isoliamoci e se ci assale il desiderio di vendetta, pensiamo e questi e a tanti fatti analoghi. È sempre importante guardare l’esito di un’azione. A cosa ha portato l’azione di Giardiello?