Una lettera a Dionigi Tettamanzi dove si ricordano alcuni tratti del suo operato pastorale riassunti, quale icona, nella sua affermazione «i diritti dei deboli non sono diritti deboli».

Silvio Mengotto

rom

Lo scorso aprile, quando papa Francesco venne a Milano per incontrare il popolo, da tempo eri malato. In disparte nella cattedrale sulla carrozzella hai parlato con papa Francesco.

In vacanza il telegiornale annunciava la tua morte. Mi sono fermato e nella ospitale pineta di Pinarella di Cervia ho voluto respirare il ricordo di alcuni attimi della tua vita pastorale.

Spesso ripetevi «i diritti dei deboli non sono diritti deboli». Credo sia la perfetta icona del tuo episcopato dando senso e spessore alle scelte pastorali che, senza retorica, anticipavano le intuizioni di papa Francesco per una Chiesa aperta, in uscita verso le periferie della vita esistenziale e spirituale.

Sul tema delicato delle coppie divorziate e risposate, con la lettera Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito (2008) sei stato avanguardia della misericordia. Navigando controcorrente, cosa che ti ha procurato non pochi problemi e grattacapi tra alcuni vescovi, sei entrato nella spazio di una periferia pastorale forte nella condanna perché debole nell’ascolto e nella comprensione della sofferenza e delle ferite. «Non siete guardati – dicevi nella lettera – come estranei. Non allontanatevi dalla vita di fede». Anni dopo quella strada è stata ripresa da papa Francesco.

Anche a Milano la crisi economica aveva messo alla berlina le famiglie colpite dalla disoccupazione e non solo. Con intuizione profetica hai istituito il Fondo Famiglia Lavoro – ancora oggi attivo – rilanciando il cammino della solidarietà. Per la prima volta la Chiesa ambrosiana ha aiutato, non solo economicamente, tantissime famiglie italiane e straniere. Sono convinto che alcuni sogni pastorali di C. M. Martini si sono concretizzati con la tua determinazione e amore per il popolo milanese e lombardo, specie per i più deboli come le famiglie rom della Bovisasca. Ricordo la tua ferma difesa nel rivendicare il loro diritto alla casa, cosa che procurò scompiglio (questo i giornali non lo dissero) nei ben pensanti cattolici. Dicevi che di fronte alla necessità di uno sgombero, ancor più necessaria era l’individuazione di una alternativa credibile e percorribile per tutte le famiglie rom. Sull’episodio scrissi la cronaca.

Per amore della verità c’è un’altra tua testimonianza, molto forte, con il popolo rom che non viene ricordata con il necessario vigore pastorale.  Il 23 dicembre 2010, prima del previsto sgombero, hai visitato il campo rom di via Triboniano. A differenza dello sgombero di Bovisasca venne preparato con alternative credibili e inclusive, grazie all’apporto di Casa della carità e Caritas ambrosiana. Una visita che ricordo bene: la pioggia intensa, il freddo, il fango del campo, le famiglie rom che ti aspettavano e, soprattutto, i bambini che ti hanno letteralmente  circondato di abbracci, sorrisi e strette di mano. Non solo scrissi la cronaca ma dedicai il capitolo Il cardinale tra i bambini rom alla tua straordinaria visita, la prima di un cardinale di Milano, nel libro Sole di periferia. Storie di bambini e di famiglie rom (Paoline). Quel giorno c’era la stampa, la televisione, che non hai voluto ti seguissero quando, attraversato il campo tempestato di pozzanghere, hai voluto incontrare personalmente la piccola Sara paraplegica proveniente dal cavalcavia di Bacula dove ha vissuto per molti mesi, direi troppi, in una baracca di legno. Anche la tua vicinanza ai giovani deve essere ricordata, con te sono in tutta la Diocesi ripresero le scuole di formazione socio politica. Un ultimo respiro: il nostro breve e imprevisto incontro. Durante il congresso dell’Azione cattolica ambrosiana all’Università cattolica, gli amici avevano accolto con entusiasmo la mia proposta di vendere i miei acquerelli donando il ricavato al Fondo Famiglia Lavoro. Dopo il saluto ai congressisti, don Ivano Valagussa ti portò alla visita della mostra. Fui piacevolmente sorpreso. Ti illustrai alcuni acquerelli confidandoti che tale iniziativa l’avevo ripetuta molte volte con lo scopo di aiutare il provvidenziale Fondo di solidarietà.

Hai apprezzato gli acquerelli e l’iniziativa incoraggiandomi a continuarla  per il futuro. Grazie di tutto carissimo Dionigi.