Al Congresso papa Francesco ha citato quattro personalità americane: Lincoln, Luter King, Dorothy Day e Merton. A livello popolare l’unica personalità della quale si conosce poco, direi quasi nulla, è quello della donna Dorothy Day, proviamo a capire chi fu questa donna.

di Silvio Mengotto

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Da una vita anarchica sino all’appello rivolto a tutti i vescovi del mondo, riuniti nel Concilio Vaticano II, per convertirli alla non violenza.

Questa, in estrema sintesi, la vita di Dorothy Day una delle quattro personalità indicata da papa Francesco al Congresso degli Sati Uniti d’Americana, insieme ad Abrahom Licoln, Martin Luther King e Thomas Merton, quale esempio degli uomini e donne di quel paese.

Dorothy Day nasce a Brooklyn nel 1897 da famiglia protestante. Da ragazza legge avidamente il genere letterario sociale. All’Università affina la sua sensibilità sociale. Diventa giornalista e si occupa delle piaghe sociali causate dalle ingiustizie sociale ed economiche degli inizi ‘900.

A Chicago, dove vive, nutre un profondo dissenso con la religione istituzionale perché i suoi esponenti non fanno nulla in favore della giustizia sociale. Negli anni venti si trasferisce a New York dove diventa «bohèmienne» frequentando i circoli di avanguardia.

Trascorre un periodo dissoluto ma anche di ricerca di senso per la propria vita. Sente il desiderio di dare una «fede» alla propria figlia e, riscoprendo la dimensione contemplativa della preghiera, si prepara per il battesimo della figlia Tamar.

Nella vita di Dorothy Day, il punto di svolta è la sua adesione al cattolicesimo, la fede si interseca con la sua esperienza di vita politica e sociale, iniziando una singolare presenza, non solo sindacale, con i lavoratori statunitensi. Dorothoy è consapevole che questo passaggio alla fede  causa la separazione dal suo compagno anarchico e ateo e da suoi amici.

Nel 1932 inizia un nuovo corso della sua vita. Vive in prima persona la grande depressione americana. Scrive articoli sulle imponenti manifestazioni di operai e disoccupati nei quali rivendica una legislazione più giusta: «Potrei scrivere, protestare ma dove sono i cattolici – si domanda Dorothy – i cristiani nel solidarizzare con queste masse di diseredati? Ho sentito quasi una chiamata personale per fare qualcosa».

Dorothy vuole far fruttificare i talenti in favore dei ceti operai diseredati. Nel 1933, insieme a Peter Maurin, fonda il Catholic Worker Movement (Movimento dei lavoratori cattolici) con lo scopo di aiutare i senzatetto e i poveri.

Il suo progetto è quello di rendere la dottrina sociale della Chiesa più accessibile tramite gruppi di discussione creando case di ospitalità per aiutare coloro che si trovano in difficoltà.

Dorothy apre una “casa di ospitalità” nei quartieri poveri di New York con lo scopo di aiutare i ceti più poveri del quartiere. Il movimento si diffonde rapidamente in altre città degli Usa, in Canada e in Inghilterra.

Dal 1941 sono state fondate più di trenta comunità, ognuna indipendente, ma affiliate ai Catholic Workers. Oggi esistono più di cento comunità (Germania, Olanda, Irlanda, Svezia, Messico, Australia e Nuova Zelanda).

Sul giornale informativo scrivono anche Jacques Maritain, Emmanuel Mounier, Thomas Merton e il giovane J. Kennedy. In pieno maccartismo anche Dorothy viene accusata di filo comunismo, mentre il suo agire è una quotidiana incarnazione del messaggio evangelico.

E’ favorevole all’obiezione di coscienza, frutto delle sue riflessioni sulle beatitudini evangeliche. La sua radicalità solleva difficoltà e problemi alle gerarchie cattoliche.

Durante l’ultima sessione del Concilio Vaticano II Dorothy si reca a Roma per far pressione sui vescovi in favore dell’inclusione della non violenza evangelica, dell’obiezione di coscienza e della denuncia delle spese militari nei documenti finali del Concilio.

A coloro che la chiamavano “santa” Dorothy rispondeva: «Non mi chiamate santa. Non voglio essere congedata così facilmente. Se ho fatto qualcosa nella mia vita è perché non ho avuto vergogna di comunicare Dio». A tre anni dalla sua morte (1980) i vescovi americani in una lettera pastorale definiscono Dorothy Day: «Una laica che ha lasciato un segno nella vita della Chiesa degli Stati Uniti». E’ sepolta nel Resurrection Cemetery di Staten Island, a pochi isolati da dove si trovava il suo cottege vicino al mare, dove iniziò ad interessarsi al cattolicesimo.

Nel 1983 i Missionari Clarettiani hanno inoltrato la causa di canonizzazione trovando non pochi oppositori, Papa Giovanni Paolo II  concede all’arcidiocesi di New York il permesso di aprire la causa nel marzo 2000, conferendole ufficialmente il titolo di serva di Dio.