La lettera pastorale del Cardinale Angelo Scola presenta interessanti spunti anche per coloro che operano nella Pastorale Sociale. Cosa significa oggi abitare il presente da Cristiani?

di Walter Magnoni

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Educarsi al pensiero di Cristo. Questo è il titolo della lettera pastorale dell’Arcivescovo Angelo Scola. Un testo da leggere e meditare sul quale come Diocesi sosteremo per i prossimi due anni.

Al Cardinale preme tematizzare il rapporto tra fede e cultura. Una precisazione importante appare quella di ricordare come intendere il termine cultura. Scrive Scola a pagina 55: «Per cultura non intendiamo una realtà anzitutto fatta di studio e di libri, ma l’esperienza comune ad ogni uomo che, attraverso costumi e valori condivisi, comunica una visione della vita».

Questo passaggio è decisivo perché colloca la cultura dentro l’ethos della vita e la incarna nella quotidianità dei giorni.

Per la Pastorale Sociale è importante riflettere su come la fede incide su questioni comuni a tutti gli uomini quali il lavoro, la vita nella polis e l’uso delle risorse ambientali.

Inoltre, appare fondamentale riflettere sull’ultimo capitoletto del testo intitolato: “L’impegno nella società plurale”. Il Cardinale scrive: «In senso più ampio, promuovere una educazione al pensiero di Cristo e al suo modo di sentire implica favorire un impegno fattivo, anche a livello sociale e politico, all’interno della nostra società plurale».

Insomma l’impegno sociale è uno dei luoghi in cui la persona si può educare al pensiero di Cristo e diviene capace di abitare il presente.

Sottolineo un ultimo paragrafo della Lettera di Scola: «La memoria credente del pensiero di Cristo, il legame coi padri della Chiesa – “ciò che non è assunto non è salvato” – ci ricordano che non si dà un “curare” l’umano senza “abitarlo”. Avere il pensiero di Cristo con un impegno specifico nella società plurale vuol dire ripensare lo spazio sociale, convinti che lasciarsi interrogare da ogni altro soggetto personale e comunitario è una preziosa risorsa che attiva un’autentica ospitalità».

Credo che in questo anno una delle domande che maggiormente può accompagnare la nostra riflessione sia: come abitare questa terra avendo cura di ciò che ci circonda?

Questo interrogativo può essere declinato nei vari ambiti di pertinenza della Pastorale Sociale e diviene questione che tocca il senso del lavoro e della testimonianza da dare in luoghi dove s’incontrano culture e religioni differenti. Pensando all’ambito socio politico la questione diviene quella di come abitare i conflitti inevitabili che la convivenza crea, come non scadere nella violenza che tenta di eliminare il diverso? Come accogliere le sfide di questo tempo fatto di grandi migrazioni?

Infine pensando al creato, si aprono le grandi sfide che l’enciclica “Laudato si’” presenta e su cui torneremo ampiamente.

Vogliamo camminare su questa terra con gli occhi tesi a Cristo, cercando di fare nostri i suoi sentimenti e provando con lealtà e trasparenza ad abitare il presente.

Buon anno pastorale!