L’esperienza lavorativa mi ha permesso di maturare, di vincere paure, di affrontare gli eventi in modo più sereno e responsabile, ad avere rispetto delle regole e delle persone

Davide Bellerio

Questo mio contributo è fatto di ricordi, di flash, di istanti vissuti al pieno delle emozioni. non posso non ricordare la prima telefonata di Stefano della Fondazione Pietro Carsana. “Ciao Davide, abbiamo trovato un’azienda che ti ha reputato interessante, ti offre uno stage di 6 mesi nell’ufficio contabilità, ti va di provarci?”. “Ok mi butto”. E di fatti mi sono buttato. Una nuova avventura stava iniziando. Un cambio di vita, ma che a conti fatti si è rivelato molto positivo.

Ricordo il trambusto per gli impegni burocratici da sbrigare; le frequenti visite in fondazione per la formazione, i colloqui e gli scambi di impressioni.

Il primo giorno di stage, con molti pensieri per la testa, contrastanti, un mix di timore e intraprendenza, di rispetto e presunzione. Fortunatamente il timore per “chi avrai di fronte” è subito diventato un “chi ho al mio fianco”. L’impatto con colleghe e responsabili è stato fin dall’inizio amichevole e gioviale; sorrisi e parole trasparenti hanno subito calmato la mia emozione; Ormai, non era più il momento di libri, esami e interrogazioni, era il momento di lavorare. Ma lavorare seriamente, non per gioco.

“Non avere paura di sbagliare” e “chiedi quando qualcosa non è chiaro” erano frasi ripetute più volte negli incontri di formazione e confermati anche in azienda. D’altronde ero lì per imparare. Ciò però non vuol dire prendere alla leggera una mansione né essere approssimativi; l’impegno, la dedizione e la disponibilità devono prescindere da qualsiasi conoscenza tecnica, devono essere un’attitudine e un comportamento da tenere, se non altro per una questione di rispetto. L’azienda infatti, in quel momento stava credendo in me, come aveva fatto la Fondazione Pietro Carsana. Già il primo giorno, ho iniziato la vera e propria attività; non si trattava di fare archivio, fotocopie o altre mansioni “da stagista”. Non c’era tempo da perdere, un po’ per mettermi alla prova, per valutare l’impatto, un po’ per la mentalità brianzola del laurà. Ricordo il secondo giorno, mi era stato affidato un compito che reputavo importante quanto difficile; in quel momento qualche timore di non farcela, mi affannò. Ma tanto era l’affanno quanta la fiducia che mi era stata accordata. In effetti  non avevo le capacità per affrontare quel compito in autonomia, ma, dopo i primi giorni di rodaggio con l’aiuto di chi aveva più esperienza di me, , tutto si è normalizzato; ho maturato sempre maggiore autonomia e mi veniva affidata nuova responsabilità. Stavo pian piano crescendo. 

Tra giorni stressanti, ricchi di tensione e giorni molto più leggeri, dove i carichi di lavoro erano più sostenibili e si poteva trovare anche il momento per scherzare, arrivò il fatidico giorno del “dentro o fuori”, la fine dei sei mesi di stage. Il momento della “pagella”.

La tensione del primo giorno si riproponeva, ma quella risposta è stata positiva. Con molta felicità,  quasi non ci credevo, ero stato riconfermato. O meglio ero stato ufficialmente assunto. Non stavo più nella pelle. È stata una grandissima iniezione di autostima, il mio lavoro in azienda era stato apprezzato, un piccolo traguardo era stato raggiunto. Da lì in poi nuove responsabilità e finalmente l’agognato stipendio da lavoratore. È vero, attraverso il progetto “Imparare a Lavorare” percepivo una borsa di apprendimento lavorativo mensile, ma non si poteva paragonare al vero e proprio stipendio. Già fantasticavo su acquisti folli, vacanze, viaggi (cose che puntualmente non si sono verificate…). Potevo avere una certa indipendenza economica, o almeno gettare le basi per raggiungerla. Da quel giorno, fino ad oggi è sempre stato un crescendo di esperienze maturate.

Nello scrivere, ho avuto la possibilità di guardarmi indietro e in fondo anche dentro.

L’esperienza lavorativa mi ha permesso di maturare, di vincere paure, di affrontare gli eventi in modo più sereno e responsabile, ad avere rispetto delle regole e delle persone. Mi ha insegnato che bisogna buttarsi nelle sfide (e non buttarsi giù nelle delusioni), ad accettare i propri limiti e farsi aiutare. Ho acquisito tantissime nozioni tecniche e finalmente vedevo applicati sul campo tutte quelle conoscenze che avevo appreso durante il mio percorso di studi.

Insomma, a conti fatti è stata un’esperienza decisamente positiva, sia dal punto di vista professionale che personale. Sicuramente ho “imparato  a lavorare”.

Mi auguro, insieme a tutti voi questa sera, che a tanti altri giovani sia data la stessa importante opportunità.