“Abbiamo davanti – dice Gianni Borsa presidente Diocesano di Azione Cattolica – una bella occasione, cioè pensare la Chiesa in questo tempo nuovo, che ci ha visti sollecitati da una pandemia terribile nella quale ci troviamo ancora”

di Silvio Mengotto

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Stiamo vivendo un tempo nuovo e sia la Chiesa che la fede vivono nel tempo. Per papa Francesco viviamo un cambiamento d’epoca accelerato da una pandemia che ha spiazzato tutti e tutto: la medicina, la scuola, la società, le relazioni sociali, l’economia, la cultura, il lavoro. Per molto tempo siamo stati obbligati a rimanere chiusi in casa, ad ascoltare la Messa in streaming. Anche la Chiesa è stata spiazzata. Uno spiazzamento dove è nata l’opportunità, la riscoperta, di nuovi cammini di solidarietà.

Tutto è cambiato e sta cambiando. In questa situazione che significa fare un cammino sinodale? Il pericolo è quello di consumare la stessa parola di “sinodalità”. E’ un cammino da farsi insieme che coinvolge ciascuno di noi. La Chiesa è una comunità che nel cammino sinodale è chiamata non solo a leggere il tempo che viviamo ma, soprattutto, ad ascoltare chi è in debito di ascolto. “Li situazioni difficili della vita – dice Gianni Borsa – sono quelle nelle quali per lo più ci si mette in gioco e si scoprono virtù personali e comunitarie. In questa fase pandemica siamo stati sollecitati a tirar fuori il meglio di noi stessi. In particolare di fronte alle difficoltà vissute da tante persone, siamo chiamati e sollecitati a dare il meglio. Non sempre accade, però in questo caso non possiamo non riconoscerlo. Non solo nelle solidarietà brevi, per esempio nella riscoperta e nella solidarizzazione di strumenti nuovi. Il tema della tecnologia, del digitale è diventato patrimonio molto più diffuso di prima e non dobbiamo perdere questa opportunità. Si tratta semmai di utilizzarla al meglio”

D. Camminare insieme è lo stile del cammino sinodale? “Camminare perché il Vangelo, oltre che scomodo è anche dinamico. Il Signore è venuto per accompagnare la nostra vita, quindi per stare dentro la nostra storia. Una Chiesa che non cammina non è Chiesa. E una Chiesa missionaria è una Chiesa che cammina. Il Vangelo deve camminare nelle strade delle nostre città, non deve rimanere chiuso nella sacrestia. Questa è una situazione, una condizione strutturale dell’essere credenti: muoversi, essere dinamici, accompagnare la vita della gente, stare dentro alla realtà che viviamo”

D. In questo cammino sinodale l’arcivescovo Mario Delpini, ha convocato i vescovi in Duomo per ascoltare i problemi e le riflessioni dei giovani. Non crede che la Chiesa abbia un debito di ascolto anche verso le donne? “Io dico così. Nella Chiesa noi abbiamo bisogno di franchezza. Questa franchezza è una virtù che serve per fare cose buone, ma anche per riconoscere gli errori. La virtù è il contrario del vizio. Ebbene una mancanza di virtù di questa nostra Chiesa è la modesta, insufficiente, la carente valorizzazione della figura femminile. Questo lo sappiamo. Sarebbe sciocco non riconoscerlo. Per altro va detto che la Chiesa non fa eccezioni, cioè nella società la figura femminile è comunque meno apprezzata, meno valorizzata, meno considerata rispetto al corrispettivo maschile. Potremmo fare mille esempi. Perché di mille manager novecento sono uomini e cento sono donne? Perché di mille sindaci ottocento sono uomini e duecento sono donne? Considerando che la demografia parla chiaro, ci sono più donne che uomini nel Paese. Più semplicemente potremmo dire che nella Chiesa, nelle nostre chiese, ci sono più donne che uomini. Questo lo sappiamo tutti. Al contempo però dobbiamo evitare un rischio, cioè di collocare la donna in una fascia protetta”

D. Intravede un pericolo? “Come dire sei panda, serie B, adesso ti tutelo io. Dobbiamo stare attenti perché sarebbe un errore gravissimo. Noi dobbiamo semplicemente comprendere ciò che ciascuno nella sua singolarità, nella sua diversità, a da dare alla vita di tutti i giorni. La vita famigliare, sociale, politica, la vita ecclesiale, considerando anche che nella Chiesa ci sono ministeri differenti, vocazioni diverse. Quello che non deve diventare un alibi è dire che siccome gli apostoli erano uomini, i vescovi sono uomini, i preti sono uomini, allora le donne le teniamo nella riserva indiana. C’è questo rischio! C’è questa prassi nella società e anche nella Chiesa. D’altro canto occorre anche riuscire a trovare linguaggi nuovi, modalità nuove per suscitare la partecipazione femminile. Così come in qualche modo si sta facendo con i giovani. Anche in quel caso si guarda avanti. L’incontro dei vescovi con i giovani guarda alla Chiesa di domani. La Chiesa di domani deve avere eguale partecipazione, sostegno, forza, vigore, intelligenza, carisma dalle donne e dagli uomini. Se continuerà ad essere una Chiesa maschile non andrà avanti. Questa sua domanda è vera, però stiamo attenti a non fare la riserva indiana, a non fare le quote rosa nella Chiesa perché sarebbe un errore e lo sappiamo”

D. Non crede sia importante ridurre il divario tra fede e la vita? “Più che divario direi che fede e vita devono trovare il modo di camminare insieme secondo il tempo che viviamo. Una volta poteva essere un modo, oggi c’è né un altro. Come essere cristiani oggi? Oltre che aprendo il cuore alle persone che abbiamo accanto, al farci prossimo, allo scoprire di essere prossimo, abbiamo bisogno di una fede intelligente che sa formare, che sa formarsi, che sa crescere. Capire questo mondo, e dentro questo mondo capito e amato si può portare il Vangelo. Una fede non può che essere una fede intelligente. Sposare fede e ragione è ciò che ci insegnava Benedetto XVI”

D. Lei afferma che il Vangelo è scomodo ma anche un suo fascino. Perché? 
“Il fascino del Vangelo sta nel farci sentire sempre sollecitati a fare meglio e, al contempo, sempre accettati per come siamo. Il Vangelo sono pagine di misericordia, che non vuol dire che si tollera tutto e va tutto bene. Vuol dire che ognuno è accolto, voluto, amato dal Signore per come è, creato a sua immagine. Semmai è una domanda per la comunità cristiana. Da una parte come essere scomodi, cioè annunciando un Vangelo che sa andare in controtendenza rispetto ad alcuni modi di vivere non coerenti, non onesti, sregolati, individualistici ed egoisti e, al contempo essere misericordiosi che vuol dire accoglienti con tutti perché il Signore vuole bene a tutti, non solo a quelli che fan finta di essere bravi. Vuole proprio bene a tutti. Nessuno può essere escluso dalla comunità cristiana perché nessuno è escluso dall’amore del Signore. Nessuno può essere ritenuto peggio di me e nessuno deve ritenersi meglio. Tutti stiamo camminando nel tentativo di vivere ciò che il Signore ci chiede per come siamo fatti”