“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” (Tolstoj, Anna Karenina)

di Serena Tamagni

APEIROGON

Venerdì Santo. Buia la Chiesa, e in silenzio. Gesù muore in croce. L’uomo dai molti dolori che ben conosce il patire esala l’ultimo respiro. Il dolore e la morte di Cristo sono in quel momento il dolore e la morte di ognuno di noi. In quell’ultimo grido c’è tutto il peso di una domanda che da sempre attraversa la storia dell’umanità: qual è il senso del dolore?

Nel 1987 Philippe Petit attraversa su una fune la valle dell’Hinnom, realizzando così un’altra delle imprese funamboliche che l’hanno reso celebre in tutto il mondo. Ma se sei nato in Israele o in Cisgiordania è la tutta la tua vita ad essere in equilibrio su un filo.

Può capitare che tu sia Smadar, hai 13 anni e in una giornata di sole a  Gerusalemme, mentre stai andando con le amiche a comprare dei libri di scuola, un attentatore suicida si fa esplodere di fianco a te. Può capitare che tu sia Abir, hai 10 anni e mentre cammini con le tue compagne di classe dopo aver comprato un braccialetto di caramelle, una pallottola di gomma sparata da una guardia di frontiera israeliana ti frantuma le ossa del cranio.

Qual è il senso di questo dolore?  

Due figlie, due padri. Due lutti. Un israeliano e un palestinese. Rami e Bassam non sono una finzione romanzesca. Sono reali, così come è reale il loro dolore, un dolore talmente grande che non può essere raccontato. Oppure sì?

Colum McCann prova a farlo in un libro di 1001 capitoli, 1001 storie come i racconti di Le Mille e una Notte. Dal capitolo 1 al 500. Dal capitolo 500 al capitolo 1. Al centro il capitolo 1001. La storia di Bassam e Rami e di come le loro figlie siano state uccise è il resoconto di un percorso di liberazione dove è il racconto stesso a farsi catarsi. Perché questi due padri feriti potevano scegliere di rimanere prigionieri dell’odio e della paura, ma invece hanno scelto di condividere la loro sofferenza. Parents Circle è un’associazione dove israeliani e palestinesi si ritrovano per fare memoria del proprio dolore. Sono madri, padri, mogli, mariti, figli, figlie, fratelli e sorelle, israeliani e palestinesi resi uguali dallo stesso dolore. Perché il dolore ci accomuna tutti come essere umani, ma allo stesso tempo ci permette di riconoscere e di accogliere l’altro nella sua diversità.

Il filosofo coreano Byung-Chul Han scrive nel suo libro La società senza dolore (Einaudi) che oggi abbiamo bandito il dolore dalle nostre vite perché ne siamo terrorizzati. E la pandemia che stiamo vivendo ha provocato in noi la reazione scioccata propria di chi si risveglia alla realtà. In un mondo anestetizzato da una costante ricerca del benessere e della prestazione, il dolore è privatizzato e medicalizzato, ridotto a un problema fastidioso facilmente eliminabile con un analgesico o qualche seduta dall’analista. Per Han il dolore ha perso significato perché non siamo più capaci di raccontarlo e di condividerlo. Invece il dolore ci serve. Solo attraversando il dolore possiamo uscire dall’inferno dell’Uguale e fare una reale esperienza di noi stessi e dell’altro. In Apeirogon molte narrazioni si intrecciano, salgono in superficie e poi scompaiono come gli uadi, i fiumi sotterranei del deserto. Grazie a questo libro possiamo imparare molto, non soltanto sul conflitto tra Palestina e Israele, ma anche su una multiforme varietà di altre storie, che sembrano infinite come sono infiniti i lati dell’apeirogon, il poligono che dà il titolo al libro. Leggiamo delle migrazioni degli uccelli e degli ortolani mangiati da Mitterand poco prima di morire, dei pipistrelli bomba, del campo di concentramento di Terezin, del poeta palestinese Darwish, di Borges e di Richard Burton. E di come si costruisce una fionda o come si cattura un falco pellegrino. Ma quello che più importa è che grazie a Rami e Bassam possiamo fare un percorso attraverso il dolore alla fine del quale forse scopriremo che la loro risposta a quella domanda scomoda e a volte straziante, che senso ha il mio dolore?, forse può essere anche la nostra. 

Colum McCann, Apeirogon, Feltrinelli 2021, pp. 518