«Ho cominciato – dice Silvana Ceruti – a cercare di far vivere al Gesù di questi scritti anche alcune dimensioni diverse, il suo impegno nella vita e nel dolore umano, la sua fede»

di Silvio MENGOTTO

Silvana_Ceruti

Silvana Ceruti, formatrice e docente in corsi sulla comunicazione, responsabile del Laboratorio di Scrittura Creativa nel carcere di Milano-Opera, per la Quaresima ha pubblicato Passione e Risurrezione di Gesù (Edit. La Vita Felice). Appassionata alla figura di Gesù, aiutata dalla comunità monastica benedettina di Dumenza, ha meditato a lungo sulla sua vita. E’ stato «un riandare con la mente e con il cuore sui fatti narrati, pur nella consapevolezza che essi non hanno la verità dei fatti di cronaca, ma quella dell’annuncio della fede cristiana».

La prefazione è curata da Giuseppe Grampa. Suggestive e straordinarie le incisioni di Maria Corte pubblicate in ogni capitolo del libro. Il libro si conclude con una postfazione di Alberto Figliolia prezioso collaboratore del Laboratario di Scrittura Creativa nel carcere di Milano-Opera. Per Silvana Ceruti la riscoperta dello sguardo, del vedere, dell’immedesimarsi con la situazione, con le persone che compaiono nella passione e risurrezione è stato un cammino, a volte una vera conquistata ricca di scoperte per la propria fede. L’immedesimarsi con Gesù ha permesso di sentire il dolore di Gesù ma anche la risurrezione. «Infatti, è stato scrivendo che mi sono accorta che il Gesù che vivevo solo nella sofferenza e nella sconfitta è ben diverso da quel Gesù che, nell’accettare la morte, ne faceva un progetto di redenzione, rivolgeva lo sguardo e l’attenzione al di fuori di sé». Molte volte guardare è l’unica cosa che è permessa quando non è possibile agire per una persona. «Guardare una persona – dice Silvana Ceruti – significa accostarsi alla sua anima. Nel libro ho cercato di assumere lo sguardo delle persone che erano vicine, presenti nel momento della passione, morte e risurrezione di Gesù». L’autrice si sofferma nello sguardo del ladro, uno dei pochi al quale fa pronunciare il nome di Gesù perché «consapevole della propria indegnità». C’è anche lo sguardo della moglie di Pilato, di Maria di Magdala e della Madonna sua madre. Toglie lo sguardo alle persone legate al potere religioso e politico come i sacerdoti Anna e Caifa, Pilato ed Erode. «Di loro non ho potuto/voluto vivere lo sguardo. Proprio loro che, potendo e dovendo, per la carica che ricoprivano, fare ciò che era “giusto”, hanno scelto vie di convenienza personale. Forse non lo hanno davvero “guardato”, Gesù».

Papa Francesco dice che «sempre Dio comincia con le donne, sempre». Nel libro proprio le donne sono le protagoniste, molte volte relegate in secondo piano, dei vangeli e, in particolare, proprio nella passione e risurrezione dove gli uomini hanno comportamenti profondamente diversi, agli antipodi e paradossali. Nella passione, morte e risurrezione le donne sono sempre più presenti sino a raggiungere lo zenit, attive anche solo con la loro presenza e  i loro sguardi. A questo si contrappone l’assenza, a volte la negatività, degli uomini. «Anche in questo la figura di Gesù è stata straordinaria perché ha accettato vicino a se le donne nonostante la cultura dell’epoca, di tutta l’antichità, soprattutto nel mondo ebraico, la donna era considerata di serie B. Peccato che successivamente i cristiani, la Chiesa, non abbiano tenuto conto di queste possibilità per la donna». Fatta eccezione per il giovanissimo Giovanni, ai piedi della croce, a distanza c’è lo straordinario coro delle donne, troviamo la Madonna, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, Salome, Maria di Clèofa. Gesù appare risorto a Maria di Màgdala che, insieme alle donne, annunciano la risurrezione di Gesù ai discepoli impauriti e increduli. «Pensando che in tutte le civiltà – conclude Silvana Ceruti – la donna era considerata poco più di un a cosa, la presenza delle donne nel Vangelo, nella Passione, morte e Risurrezione è straordinaria»