Gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi

Mara Cozzoli

prigione

“Buongiorno, sono Cucchi Stefano, nato a Roma il primo ottobre 1978.  Mi scusi, non riesco a parlà tanto bene. Mi dichiaro innocente per quanto riguarda lo spaccio e colpevole per quanto riguarda la detenzione, per uso personale” .

Film d’apertura alla Settantacinquesima mostra internazionale d’arte cinematografia di Venezia, con la regia di Alessio Cremonini e interpretato da Stefano Borghi,  ha portato sul grande schermo l’ultima settimana di vita del giovane geometra romano fermato la sera del 15 ottobre 2009 in possesso di sostanze stupefacenti, e deceduto una settimana dopo presso l’Ospedale Sandro Pertini di Roma con evidenti segni di percosse su tutto il corpo: ecchimosi a gambe, viso, addome, torace e frattura a mascella, in associazione a un forte stato di dimagrimento.
Piccolo passo avanti rispetto a quanto scritto sopra: processo per direttissima con l’accusa di detenzione e spaccio, e successiva custodia cautelare presso il carcere di Regina Coeli.
La potenza della cinematografia è stata la capacità di rendere umana la figura di Stefano, figura infangata dall’immagine del “venditore di morte”, “drogato”, “delinquente”.  Stefano non è stato un Santo, ma è stato un Uomo, un Essere Umano, con suoi sbagli, certo, ma pur sempre una Vita e come tutti sappiamo, non esistono vite di serie A e vite di serie B, ma solo soffi di realtà da proteggere e ricalibrare da disagi nei quali possono incappare.

Il forte contenuto emotivo della pellicola, accompagnato dalla magistrale interpretazione di Alessandro Borghi hanno evidenziato la solitudine, il dolore, la rabbia, la disperazione e la ribellione di un ragazzo, ragazzo a cui non è stata concessa la possibilità di un “ Vi amo” ai propri genitori.
“ Sulla mia pelle”, un titolo che si apre a svariate interpretazioni, emozioni, riflessioni e forse, anche certezze.

“ Sulla mia pelle” sono gli ematomi, il dolore di ossa rotte da ingiustificati calci e pugni, due fratture alla colonna vertebrale, un’emorragia alla vescica.

“ Sulla mia pelle” è il rifiuto a nutrirsi, è la lunga agonia vissuta da Stefano nel corso di una lunga settimana.
“ Sulla mia pelle” è lo stato d’animo trasmesso e di conseguenza indirettamente subito : afflizione, paura, non trovare una via d’uscita, bisogno d’amore, voglia di sentirsi dire: “Non so come finirà, ma io ti starò accanto”.

Quali pensieri s’impadroniscono effettivamente di una mente nel momento in cui percepisce il proprio corpo annullarsi, piano, piano, fino alla cessazione completa di ogni funzione vitale?

Con il decorrere del tempo l’empatia diventa padrona assoluta. Regia, riprese, inquadrature, raccontano desolazione e freddezza di strutture pubbliche.

È mai possibile che nel corso di un processo un giudice non ha mai guardato negli occhi l’imputato? È mai possibile che non ha notato l’incapacità a reggersi sulle proprie gambe? È mai possibile che medici e infermieri, viste le condizioni fisiche del soggetto e dato l’obbligo di salvare una vita, hanno lasciato correre la situazione?

Stefano è morto sotto i colpi di uno Stato che, dopo averlo preso in consegna, non è stato in grado di garantirne e tutelarne diritti individuali e umani spettanti a chiunque, a prescindere dalla condizione.
Stefano è deceduto sotto i colpi di uno Stato che non gli ha permesso di spegnersi in piena serenità tra le braccia di chi, nel corso dei suoi brevi anni, l’ha visto cadere, rialzarsi, combinare le peggio cazzate, ma che nonostante tutto l’ha amato e sostenuto.

Stefano ha perso la vita sotto i colpi di un sistema penitenziario la cui funzione è rieducare e reinserire in società il condannato.

Stefano è stato infine sbranato dalla feroce ignoranza di buona parte dell’opinione pubblica.
Stefano è deceduto nel degrado.

Indignazione, disgusto. Vero, ha mentito nelle dichiarazioni rese: era uno spacciatore. Nel suo appartamento sono stati trovati un chilogrammo di hashish e centotrenta grammi di cocaina, vanificando così il discorso “detenzione per uso personale”.

Questo particolare non rende comunque tollerabile l’efferatezza subita.

Ricordo quanto segue: il piccolo spacciatore è solo l’ultimo anello di una catena.
La legge di mercato è spietata: dove esiste un acquirente, esiste un venditore.

È all’origine del male che occorre necessariamente giungere, blindare fermamente e severamente coloro i quali vivono arricchendosi della fragilità che colpisce due parti: colui che utilizza determinate sostanze, e il disgraziato che si trova a procurare quanto viene richiesto.

Stefano Cucchi è stato il centoquarantottesimo morto in carcere, per un totale di centosettantadue decessi in quello stesso anno, anime perlopiù invisibili e senza nome.

CHI HA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA.

Qual è il compito di ogni forma d’arte?

Lanciare messaggi forti e inequivocabili.

Arrivare dritto al cuore, urtare la sensibilità di chi osserva e accendere dibattiti. “ Sulla mia pelle” ha fatto centro, creando la giusta dose di polemiche e un’unica convinzione: ha toccato le corde giuste.