SOGLIE, la Poesia della Migrazione di Griselda Doka

di Dolores Mancosu

1-113340

“ Temo di non trovare salvezza/ ora che non ho radici/
La mia collina sulla valle/ è solo una fiaba/

raccontata ai miei figli / in un’altra lingua/
temo di diventare / un granello d’oblìo / sale sulla sabbia/
estranea come quando rifiuto l’appartenenza/
e di essere riconosciuta / soltanto nelle tue parole”
(Griselda Doka)

Quella di Griselda Doka è voce letteraria intensa, tra le più rappresentative della Poesia della Migrazione. Poetessa albanese, con  esperienze nell’ambito delle scienze traduttologiche, ha ideato e portato avanti per tre edizioni il Concorso Internazionale della Poesia della Migrazione “ Attraverso l’Italia” dando voce ad un’importante esperienza individuale e  corale nello stesso tempo. 

La sua poesia  è per elezione capace di varcare, illuminandola, la più recondita soglia dell’ Io, legando, nella parola, il senso della quotidiana esperienza con ciò che la trascende. Essa stessa è testimonianza del mondo e dei mondi, segno forte e vibrante del personale e del sociale, capace di percorrere e dire il viaggio che è conoscenza, opportunità, futuro,  e insieme strappo, dolore, nostalgia, continuo passo verso se stessi e gli altri.

Il varcare “le soglie” da parte di una moltitudine di donne, uomini e bambini costretti a lasciare i propri paesi,  ci pone oggi, in modo ineludibile, di fronte al grande tema del mondo come “ Casa” che deve essere aperta ad ogni uomo, sollecita in noi l’attenzione alla voce dei popoli migranti, ci induce a riconsiderare il concetto stesso di “ Soglia”.

E’ nell’idea che proprio nella soglia tra noi e il mondo si  concretizzino il senso e le modalità del nostro esistere in quanto esseri in-relazione, chiamati alla responsabilità verso noi stessi e gli altri che vi proponiamo la lettura dei  meravigliosi versi di Griselda Doka , tratti dal testo di recente pubblicazione “ SOLO BREVI DOMANDE ESILIATE (Fara Editore) e  dalla raccolta “ SOGLIE” (Aguiel, Aletti Editore) ,  nei quali la lingua albanese e quella italiana, a tratti,  si fondono. In cui, in Poesia, migrare è varcare, aprire, cancellare e ritrovare  soglie.

 

“ Sono quel breve tragitto / che va dalla torre al mare  /
il tempo dello scorrere del sangue/ che sale / dalla gola sulla testa/

in apnea / nessuna voce / nessun fruscìo/ nelle orecchie/ la legge del nulla
e poi il mesto ritorno/ fa’ attenzione / diceva mia madre / mos na turpëro, çupë
e la pallida vergogna/ non osava valicare la soglia di pietra/
nei miei sogni mi attraverso ancora/ corro corro corro
on l’affanno / tra i pugni chiusi / si ammassa un sudore freddo/
Figliola, non ci portar  vergogna “
(Griselda Doka)

 

Sono quel non luogo / dove mi ritrovo intera-mente/
Corpo che richiama / anima che perisce / dopo sette monti e sette mari /
Approderò sicura / vedrò di nuovo in te il mio volto / quando in me risorgerai/
Mall që djeg e s’shuhet /
Sono mancanza che brucia la parola / sei l’assenza che non si spegne / Mall * “
(Griselda Doka)

 

“Non mi lascerai annegare /quando il vento sfuma gli scogli/
e la luce ferisce/ le pupille dei gabbiani/
non lasciarmi affondare/ora che sono la tua preghiera disperata/
e al ciel sereno/quella gratuita bestemmia/afferrami le dita/
e conducimi a te/oltre le tue mani ci sono già stata/
credimi/il porto è una grande menzogna/
con navi pericolanti/che sanno di ruggine/
e di acido che ti porti addosso/quando non distingui il sudore
dalle onde o dalle lacrime”
(Griselda Doka)

 

*forte sentimento di nostalgia, assenza.