Un libro che racconta i rom: storie di coraggio e ottimismo che invitano a conoscere e incontrare una “periferia esistenziale” difficile e complessa, al di là dei pregiudizi e dei facili stereotipi.

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In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi […]. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire”. Più volte papa Francesco ha ripetuto queste parole, che rappresentano una sorta di motto programmatico del suo pontificato. Preoccuparsi delle periferie esistenziali, prendersi cura degli altri, dei più bisognosi non sembra un compito oneroso per un buon cristiano, anzi, per qualsiasi uomo di buona volontà. Eppure ci sono “periferie”, soprattutto quelle che s’intrecciano con la nostra quotidianità, dove abitano persone a cui non riusciamo a rivolgere nemmeno uno sguardo, se non di disapprovazione, quando non di disgusto.
I rom, sono senz’altro tra questi. La loro esistenza è segnata dal nostro pregiudizio che, nascondendosi dietro fatti innegabili (come i furti, la piccola criminalità ecc.), opera quella generalizzazione che è fonte di ogni razzismo.

Silvio Mengotto, pubblicista e pittore, cerca di sollevare il velo dell’ ignoranza e dello stereotipo, raccontandoci gli avvenimenti milanesi sui rom degli ultimi quindici anni. Attori di questa storia sono maestre, mamme, due cardinali separati nel tempo e uniti nella profezia, volontari senza nome, una sopravvissuta al lager di Bergen-Belsen, ma anche la Casa della carità di don Virginio Colmegna, la Caritas Ambrosiana, la Comunità di Sant’Egidio e il Nocetum.
I protagonisti sono i bambini rom di Milano e le loro famiglie. Molti nomi sono inventati, ma le storie sono tutte vere: la leggenda di Sara Kalì, la Madonna nera dei gitani; la storia di Stojka, donna rom sopravvissuta allo sterminio nazista; Sara, paraplegica che vive in una baracca; due giovani violinisti che suonano nell’ambone del Duomo; la piccola Sciakira che regala i suoi biscotti; il cardinale Dionigi Tettamanzi tra i bambini del campo rom di Triboniano; l’autodidatta Marius che impara a scrivere e trova lavoro; Eduard che oggi frequenta il Conservatorio e ha suonato davanti al presidente della Repubblica; la giovane Rebecca che studia al liceo artistico Boccioni di Milano e vende i suoi quadri lungo il Naviglio.
Ad arricchire il libro, la presentazione di Giorgio Vecchio, professore presso l’Università degli Studi di Parma, conosciuto e apprez­zato per aver sempre approfondito la storia con gli occhi degli ultimi (è presidente del comitato scientifico della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo, in provincia di Mantova), e dalla postfazione di Flaviana Robbiati, insegnante di scuo­la primaria, autrice, con Elisa Giunipero, del libro I rom di Via Rubattino. Una scuola di solidarietà (Paoline 2011).

Quelli scritti da Mengotto sono racconti di coraggio e di ottimismo. E soprattutto sono un invito a conoscere, incontrare e conoscersi. Perché, come afferma l’autore, “non basta parlare dei rom, bisogna parlare con i rom”.

Silvio Mengotto – Pubblicista e pittore, collabora con Segno nel mondo, rivista nazio­nale dell’Azione cattolica, con Incrocinews del Portale della Diocesi di Milano e con la rivista internet www.fusiorari.org. Ha pub­blicato su Avvenire, Il Segno, Jesus e Rocca. Una visita virtuale dei suoi dipinti si trova nel sito www.silviomengotto.jimdo.com