Si tratta di una storia vera e toccante di Johan Trollmann (1907-1943)

di Silvio Mengotto

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Dario Fo, nel romanzo Razza di zingaro, fa rivivere una storia vera e ancora sconosciuta. Si tratta dell’ incredibile storia di Johann Trollmann pugile sinto che diventando un campione di boxe nella Germania nazista sfidò la follia di Hitler. Nato e cresciuto in Germania, sin da ragazzo ha uno straordinario talento pugilistico. Sul ring porta la sua abilità fisica, ma anche la cultura del suo popolo sinto. «Quel ragazzino – scrive Dario Fo – muove le gambe e il busto proprio come i sinti quando ballano nelle loro feste!» Usa la forza e l’intelligenza, prima che l’avversario arrivi a segno Johann lo ha già colpito. Un boxare che non piace al suo club sportivo e alle gerarchie naziste, ma entusiasma la folla degli spettatori che vedono un’agilità che danza sul ring in contrapposizione al corpo a corpo che tanto piace ai dirigenti sportivi e nazisti. Johann Trollmann inizia uno stile che nella storia pugilistica mondiale si affermerà prepotentemente (Cassius Clay). Questo danzare sul ring entusiasma, diverte e appassiona il pubblico, specie le donne perché lo trovano bello ed elegante. Johann Trollmann ha «un viso da Apollo di Lisippo, con spalle ampie, un petto di una plasticità statutaria, le gambe lunghe e agili. Per non parlare poi di come si muove, flessuoso e coordinato».

 

Lo chiamano “Rukeli” che, nella lingua sinta, significa “albero” alto e maestoso. Nonostante la spettacolare vittoria di “Rukeli” sul poderoso Adolf Witt, che apre le porte alle Olimpiadi del 1928, viene vanificata grazie all’appoggio della gerarchia nazista che ottengono l’annullamento dell’incontro e del titolo di campione nazionale. «Mi hanno tolto il titolo senza una ragione sportiva, solo perché sono di razza sinti, dopo gli ebrei adesso tocca a noi andarcene dal pugilato».  Nel 1936 in Germania si avvia il censimento di tutti i sinti e rom. L’operazione è condotta dal medico Robert Ritter direttore del Centro per l’igiene e la razza. Le umiliazioni non sono finite. «Questi nazisti sono veramente dei pazzi criminali! […] mi tolgono il titolo di campione tedesco, poi ancora mi costringono a divorziare per salvare mia moglie e mia figlia, perché una donna tedesca non può essere sposata con uno zingaro, però per andare in guerra a difendere la Germania uno zingaro va benissimo!» Arruolato in fanteria viene inviato sul fronte della Loira. Nell’esercito tedesco sono più di trentamila gli zingari arruolati. «Un dato sorprendente che non fa piacere alle alte gerarchie naziste. Così il Fuhrer decide che per tenere alto il nome glorioso dell’esercito germanico, è necessario rimandare a casa tutti i rom e i sinti, il Reich non ha bisogno di loro».  Al rientro “Rukeli”, come molti rom della Germania e dell’Europa, viene internato in un campo di concentramento. Saranno più di 500.000 le persone rom uccise nei lager nazisti. Il decreto del 16 dicembre 1942 di Heinrich Himmler equipara gli zingari agli ebrei. «Si tratta dell’ultima fase dello sterminio del popolo zingaro», che prende nome di Porrjamos.

 

«Durante la II Guerra Mondiale – papa Benedetto XVI -: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. E’ stato – come dite voi – il Porrajmos, il «Grande Divoramento», un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore».

 

Nell’ottobre 1942 “Rukeli” viene internato nel campo di concentramento di Neuengamme, nel Nord della Germania, dove incontra il famigerato kapo Cornelius (ex pugile) che lo sfida  pubblicamente al campo. Tutti gli amici sconsigliano “Rukeli” di vincere. «Fatti battere, Johann, quello è una bestia. Se lo sconfiggi in questa occasione, quello te la fa pagare per tutta la vita». “Rukeli” è consapevole di rischiare la vita «ma uno non può vivere solo di umiliazioni e ingoiarle come un caffè caldo». Sul ring “Rukeli”, con l’agilità dell’ultima danza, batte Cornelius mandandolo al tappeto e lo consegna al ludibrio di tutto il campo. La vendetta non si fece aspettare molto e il 9 febbraio ’43 Cornelius uccide a bastonate il giovane pugile. All’uccisione è presente un amico di “Rukeli”, Cornelius gli ordina di caricare il morto sul carro: «E’ stato un incidente, capito?»