Il nuovo libro di Silvio Mengotto torna a parlarci sull’attualità del presepe dove Gesù nasce per «i pastori di oggi». Prefazione di Gianni Borsa

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«Il presepe – dice Gianni Borsa – è per i poveri della terra, per questo Gesù viene sempre!» Silvio Mengotto torna a scrivere della Natività e del presepe come aveva fatto anni fa con il suo bel volume Angeli a Natale. L’Autore «ci guida – continua Gianni Borsa – alla festività cristiana con penna leggera, gradevole, intelligente, leggibilissima. Non un saggio, non un racconto, non un testo biblico o teologico: piuttosto pagine di vita, di ricordi, intrise di attualità, ispirate al vangelo, raccontate da chi bada al messaggio più vero».

Con il passare del tempo la tradizione senza memoria, rischia l’imbalsamazione nel museo dei ricordi. Senza memoria si rischia la staticità di un fossile, mentre la memoria contiene una dinamicità che guarda in avanti senza dimenticare il passato. Nel 1223 a Greccio, – scrive l’autore – san Francesco non inventa il presepe ma fa memoria della nascita di Gesù. «Non c’era alcuna statua del presepe, ma solo una mangiatoia, un asino e un bue. L’intenzione di san Francesco era quella di un’animazione sacra della Natività». Una memoria trascurata, o banalizzata, può giocare brutti scherzi. Grazie alla vitalità della memoria l’autore puntualizza che le origini dell’albero di Natale non sono pagane, ma cristiane.  

Fare memoria del presepe significa riscoprire i sentieri che, spesso, il romanticismo inzuppato di consumismo, ha cementificato nel dimenticatoio. Come ci ricorda don Primo Mazzolari i sentieri del presepe sono diversi: quello del silenzio, dove la Parola si fa carne per amore dell’umanità, il sentiero della solidarietà per tutti, incominciando dai poveri, il sentiero dell’essenzialità non dell’opulenza, il sentiero della ricerca incarnata dalle figure dei magi, cioè pagani che, mettendosi in gioco, cercano la verità. Per questo lo scrittore milanese Luigi Santucci non smontava mai il presepe. Il presepe non è né antico, né moderno perché è sempre eterno! Scrive l’autore: «I nostri Natali sono diventati ciechi, tristi, noiosi, ripetitivi perché non aspettano nessuno, solo regali! Natali chiusi, bloccati all’imprevedibile, allo straordinario gioco di un Dio bambino ricco che nasce povero in una mangiatoia nella periferia della Palestina». Molte le citazioni e numerosi i personaggi noti richiamati: David Maria Turoldo, Primo Mazzolari, Tonino Bello, Adriana Zarri, Pier Paolo Pasolini, don Luigi Ciotti, fratel Enzo Bianchi, Erri De Luca. Tra questi anche un biglietto del giovanissimo studente Marco Garzonio, regalato a don Giovanni Barbareschi insegnante di religione, dove commenta il presepe di casa sua.

«Le pagine che forse più caratterizzano questa opera – conclude Gianni Borsa – sono quelle dedicate ai “pastori di oggi”, ai nuovi personaggi del presepe di Betlemme: i poveri, i rom, i rifugiati, i senzatetto, che abitano per le strade di Milano o alla Stazione Centrale, in qualche angolo buio della metropoli o lungo i binari delle Ferrovie Nord o in altri luoghi, nascosti agli occhi dei più «perché non c’era posto per loro nell’albergo». Gesù, coccolato da Maria e Giuseppe, nasce ancora, nasce – fa intendere Mengotto – prima di tutto per i pastori di oggi»