“ Non siate indifferenti, non omologatevi e stupitevi del male altrui”. Liliana Segre, Bergamo 12 ottobre 2018

Mara Cozzoli

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Liliana Segre, numero di matricola 75190. Deportata ad Auschwitz e sopravvissuta alla Shoah.
Bambina espulsa da scuola, clandestina con documenti falsi, richiedente asilo in Svizzera e successivamente rifiutato.
Messaggio politico, parole, ricordi di una ragazzina e insegnamenti di una donna, a seguito della sua nomina a senatrice a vita, vengono racchiusi in un saggio curato da Giuseppe Civati

Odio e indifferenza scorrono , pagina dopo pagina, come sentimenti e strumento per definire evolversi e conseguenze del dramma passato, con inevitabile ricaduta nella drammaticità della cronaca attuale.
La similitudine tra lontani giorni andati e l’ epoca attuale è sotto gli occhi di chi vuole vedere.
Ci troviamo innanzi a una  testimonianza che conduce al meccanismo per cui ogni forma di discriminazione genera violenza:  il rendersi passivi difronte ad essa permette a ferocia e odio di espandersi a macchia d’olio.
Il 5 settembre 1938, a subire un duro colpo è il settore cultura: viene approvato il regio decreto legge 1939  dal titolo : “ Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”.

Docenti, studenti universitari e bambini ne vengono inghiottiti.

Razza, differenziazione e disparità.

Concetti racchiusi in pochi righe: “Agli effetti del presente decreto è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professa una religione diversa da quella
ebraica”. Iniziano
così ghettizzazione, emarginazione e fuga della piccola Liliana che cerca di comprenderne la motivazione; da adulta spiega esplicitamente come l’esclusione e la relativa solitudine che ne deriva, sono un trauma per un bambino impossibile da superare.

Quelli della nostra Senatrice sono gli occhi di una ragazzina cosciente che il sorriso e il “ciao” fatto con la mano a un padre rappresentano l’ultimo saluto.

Liliana, operaia-schiava in una fabbrica di munizioni.

13 anni, arrivo ad Auschwitz: sola e nuda difronte a un plotone di uomini armati; nudità che aveva un significato preciso: “Tu, femmina di razza inferiore, non sei donna. Strappandoti gli abiti e ricoprendoti di stracci, estirpo definitivamente il tuo diritto ad esserlo”.

Non esiste pietà, di contro vige la disumanità che genera la negazione dell’altruità, la frantumazione di ogni diritto umano.

In questo preciso istante ha luogo il mutamento di uomini e donne in qualcosa lontano anni luce dall’essere persone, vive.

Ciò che ne consegue sono miseri morti in marcia, svuotati di dignità: animali feriti nel corpo e nell’anima. “Se ogni tanto qualcuno sarà candela accesa e viva nella memoria, la speranza del bene e della pace sarà più forte del fanatismo e dell’odio dei nostri assassini”. Rammenta la Sagre.
Affinché la storia con i suoi orrori/errori si ripeta, occorre negarla, “scordarla”.
Le parole hanno peso, se difettose e strumentalizzate come avviene oggi, colpiscono, discriminano.
Nell’attuale fase storica,  la banalità e la negligenza con la quale vengono pronunciate nel corso di dibattiti pubblico/politici comportano il diniego del genere umano.
L’assuefazione a un tale gioco, consente a meccanismi culturalmente distruttivi di affermarsi, lentamente, senza neanche rendersene conto.

La vita di Liliana Segre istruisce, educa, analizza con senso critico comportamenti e accadimenti.
Accompagna alla comprensione delle modalità attraverso cui abbattere il muro dell’indifferenza tramite coscienza e studio dei fenomeni.

Se razzismo disgiunge e separa, l’umanità ha effetto contrario: riunisce, armonizza.

Un valido aiuto sono i valori insiti nella nostra Carta Costituzionale.

Nel momento in cui la storia torna, infondo, ne siamo tutti in parte responsabili: rei di superficialità, di soffermarsi a guardare, inermi, incapaci di prendere una posizione netta e forte.
Ogni forma d’ignoranza può dunque essere sradicata: a noi la scelta.

In caso contrario, ricordiamo quanto segue: il decorrere degli eventi corre veloce, incombe, aleggia su di noi, pronto, in futuro, a tornare e chiudere il conto.

Concludo citando le esatte parole della nostra Senatrice a Vita: “Il punto iniziale e la paura principale per me è l’indifferenza. È più̀ comoda, è una scelta che è una non scelta, è un richiamo fantastico, è una sirena irresistibile. Sono spariti i grandi ideali, le persone sono molto meno politicizzate. È più̀ facile aderire a gruppi nei quali c’è qualcuno che decide al posto tuo. Questo vale per quasi tutti, salvo che per i pochi che si sono opposti, come al tempo della mia infanzia. Quei pochi sono sempre stati una minoranza assoluta. L’indifferenza è impunita: come si fa a prendersela con gli indifferenti? Ti possono sempre rispondere che non hanno fatto nulla. L’indifferenza è più grave della violenza stessa”.