di Walter Magnoni

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Queste lettere furono scritte da Romano Guardini verso la metà degli anni ’20 del secolo scorso. Che senso ha suggerirne la lettura a quasi un secolo di distanza?

Sono nove epistole ispirate dai luoghi dove Guardini si recava per riposare e che lo conducono a riflettere sul rapporto tra tecnica e uomo. L’Autore gusta la bellezza dell’armonia con l’ambiente che ad esempio crea la presenza di una barca a vela nel lago. Ecco come lo stesso Guardini si esprime: “Prendi una barca a vela. Sul lago di Como ne navigano ancora, grosse, capaci di portare pesanti carichi. Ma le masse del legno e della tela si armonizzano così perfettamente con la forza del vento, da sembrar diventare leggere. Ogni qualvolta osservavo una di tali barche spiegare le vele al vento, il mio cuore si illuminava di gioia […]. Riesci a sentire quale meravigliosa manifestazione di cultura sta nel fatto che l’uomo, in virtù di un legno ricurvo e debitamente connesso e di una tela tesa, possa signoreggiare sull’acqua e sul vento?”.

All’opposto Guardini parla di “stretta al cuore” di fronte alla barca a motore. Il problema di fondo non è la tecnica in sé, ma la perdita di contatto con il creato e l’allentarsi della cura dell’interiorità. Riporto un altro passaggio: “procedendo per investigazioni razionali, la conoscenza moderna scopre le leggi e le formule degli avvenimenti; essa le converte in tecnica, in apparecchi, in metodi; e mentre l’uomo perde tutti i legami interiori che gli procuravano un senso organico della misura e delle forme di espressione in armonia con la natura, mentre nel suo essere interiore egli è divenuto senza contorni, senza misura, senza direzione, egli stabilisce arbitrariamente i suoi confini e costringe le forze della natura, da lui dominate, ad attuarli”.

L’attualità del libretto che mi permetto di suggerire sta nel fatto che proprio oggi la vera questione del nostro tempo si gioca nel ripensare il progresso ed in particolare il rapporto tra tecnica e limite.

Il testo di Guardini ci aiuta a pensare e a prendere consapevolezza della nostra responsabilità in merito alle scelte di fondo che determinano poi i cambiamenti culturali.