«Mi piace pensare – dice Pietro Bartolo – che le stelle di Lampedusa siano lì per proteggere le migliaia di bambini che ogni giorno devono affrontare viaggi disperati come quello di Anila»

di Silvio Mengotto

stelle_Lampedusa

Il 2 agosto ’19 Richard Gere, divo di Hollywood e attivista dei diritti umani di religione buddista, si trovava in vacanza in Italia. Da tempo l’attore americano finanzia le Ong che soccorrono le persone che fuggono dai loro paesi martoriati. «Quando mi hanno spiegato – dice Richard Gere – del Decreto sicurezza, non ci ho pensato un attimo. Ho voluto salire sulla Open Arms. Ci sono esseri umani che soffrono, che scappano da orrori e torture. E per fortuna ci sono “angeli” che tentano di salvarli. Bene. Io sto dalla parte degli angeli, come dovremmo essere tutti. Abbiamo portato tutta l’acqua e il cibo possibile.

Richard Gere è una stella internazionale conosciutissima, ma a Lampedusa ci sono altre stelle poco conosciute, ma efficaci e determinate come l’attore, che organizzano una solidarietà a queste persone alla deriva. Nel libro Le stelle di Lampedusa (Mondadori, 2019) Pietro Bartolo dice: «Mi piace pensare che le stelle di Lampedusa siano lì per proteggere le migliaia di bambini che ogni giorno devono affrontare viaggi disperati come quello di Anila». Nato a Lampedusa da una famiglia di pescatori, a tredici anni Pietro Bartolo lascia l’isola per studiare prima a Trapani e poi a Siracusa. Si laurea in medicina, nel 1988 ritorna a Lampedusa dove dal 1991 si è occupato del poliambulatorio. E’ sempre in prima linea nel soccorso ai migranti, si è meritato numerose onorificenze, tra cui il titolo di «Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana». E’ uno dei protagonisti del film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino nel 2016. Con Lidia Tilotta ha scritto il libro Lacrime di sale, pubblicato in oltre 40 paesi.

Come accade a molti bambini africani, Anila di soli 10 anni si è imbarcata su un gommone dalla Libia per cercare la mamma in Europa. Il sonno, gli incubi notturni di Pietro Bartolo sono quotidianamente affollati di bambini. Anche da sveglio è assediato dalle loro immagini. Antonio Bartolo sa che lo sbarco è il momento decisivo e delicato. Proprio in quel momento i bambini soli sono in pericolo. «Nei momenti concitati dello sbarco – dice Bartolo -, i bambini stanno avvinghiati a chi li accompagna: sono giunti in un mondo nuovo e hanno paura».

Anila era sola e terrorizzata. «Ed era – continua Pietro Bartolo –  comprensibile. Una bambina può valere molti soldi per un trafficante di uomini. […] Se ci fossimo distratti, la vita di quella bambina sarebbe stata distrutta. Così mi avvicinai  e cercai di stabilire un primo contatto con lei. […] Più passava i minuti e più mi rendevo conto che con lei non c’era davvero nessuno. E dunque era in pericolo. […] L’aiutai ad alzarsi e la invitai a seguirmi». Dopo peripezie indescrivibili, ma soprattutto grazie alla solidarietà di quattro donne (suor Teresa, suor Letizia, Luisa e Monique), Anila si è potuta ricongiungere con mamma Carla nella città francese di Marsiglia.

Tra gli angeli di Lampedusa c’è anche un bambino che, dopo aver ascoltato la testimonianza del dottor Pietro Bartolo in una scuola di Cassino, a sorpresa gli inviò un pacco. La scatola era «piena di giocattoli, per i bambini che arrivano a Lampedusa. In un biglietto scritto di suo pugno teneva a precisare che alcuni dei giocattoli erano i suoi preferiti. C’erano costruzioni, macchinine, trenini, qualche robot. Insomma, tutto l’armamentario classico che popola la stanza di un bambino di 6-7 anni. Commosso, mi affrettai a portare quel bendidio nella nostra piccola ludoteca, poco lontano dal mio studio. La scatola, però, decisi di tenerla io». Davanti al tumultuoso flusso migratorio, il pericolo che attraversa la nostra civiltà «è quello dell’incomprensione e della stupidità». La storia di Anila dice che, in tutta Europa, è indispensabile aprire corridoi umanitari per i minori.

* Pietro Bartolo, Le stelle di Lampedusa, Mondadori, Milano, 2019