«Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono: Perché? Io sogno le cose come non sono mai state e dico: Perché no?»

Silvio Mengotto

bob

A 50 anni dalla morte di Robert Francis Kennedy la casa editrice  “In dialogo” ha pubblicato Parola di Bob. Le “profezie” di Robert F. Kennedy rilette e commentate dai protagonisti del nostro tempo. I testi e i discorsi, di Robert F. Kennedy, sono stati curati dal giornalista Mauro Colombo e Alberto Mattioli collaboratore dell’associazione onlus Robert F. Kennedy Human Rights Italia. Il testo pubblica un contributo di Kerry Kennedy, figlia di Robert, e l’introduzione di Marco Tarquinio, direttore del quotidiano «Avvenire».

«Mio padre – dice Kerry Kennedy – osservava la vita delle persone, le loro lotte quotidiane, le loro speranze, le loro aspettative. Aveva a cuore gli ultimi, i diseredati; poneva tutta la sua fiducia nei giovani, ai quali ha sempre rivolto importanti discorsi che sono giunti fino alle pagine di questo libro».

Robert Kennedy è stato un profeta in anticipo sui tempi, non sulla realtà degli ultimi, degli “scartati” di allora, sui giovani in cerca di futuro, sui migranti e sulle comunità  nere ghettizzate, sul rifiuto della guerra in Vietnam, su una nuova concezione qualitativa, non solo quantitativa, dell’economia e dell’ecologia del pianeta terra. Temi che oggi toccano l’intero pianeta, compresa l’America.

Il 4 aprile 1968 Martin Luther King, leader del movimento per i diritti civili in America, viene assassinato. Dopo la sua morte si scatenarono violenti disordini a Washington e in più di cento città del Paese. Robert Kennedy, in piena campagna elettorale, si trovava ad Indianapolis, improvvisò un discorso entrato nella storia. Quella sera, unico bianco ammesso nella comunità nera per la commemorazione, parlò pronunciando le parole del breve discorso come una preghiera. Fu una notte di proteste, anche violente, in tutto il Paese escluso Indianapolis. «Quelli di voi che sono neri – dice Robert Kennedy -, considerata l’evidente responsabilità dei bianchi, potranno essere pieni di amarezza, di odio e di desiderio di vendetta. Possiamo muoverci in quella direzione, in una grande contrapposizione, neri tra neri, bianchi tra bianchi, pieni di odio l’uno per l’altro. O possiamo fare uno sforzo, come faceva MLK, per capire e per comprendere, e per sostituire la violenza. […] Ciò di cui abbiamo bisogno negli Stati Uniti non è la divisione, non è l’odio, non è la violenza o l’illegalità, ma l’amore e la saggezza. […] Non è finita la violenza, non è finita l’illegalità, non è finito il disordine. Dedichiamoci a quanto i greci scrissero così tanti anni fa: domare la ferocia dell’uomo, e fare mite la vita del mondo. Dedichiamoci a questo, e diciamo una preghiera per il nostro paese e per il nostro popolo».  Proprio nell’ultima campagna elettorale il giovane Robert Francis Kennedy si schiera contro la guerra in Vietnam perché, ne era convinto, era stato un errore gravido di pesanti conseguenze per il Paese. «Tutti gli uomini sbagliano – dice Robert Kennedy – , ma un uomo onesto quando si accorge che cammina su una strada sbagliata, si arresta e ripara il male che ha fatto. Il solo grande peccato è l’orgoglio».

 

«Io ho visto»

Gli scritti di Robert Kennedy sono un utile promemoria per la realtà del nostro Paese. «L’analisi di quegli scritti – dice Mauro Colombo – non può prescindere dal contesto temporale e geografico nel quale furono concepiti e redatti. Non c’è dubbio, però, che alcune considerazioni di Kennedy sulla politica – a volte troppo distante e quindi indifferente ai bisogni dei cittadini -, sull’opportunità di trovare una sintesi equilibrata tra pubblico e privato – in economia, ma non solo – e sulla necessità di mediare virtuosamente tra le aperture a una globalizzazione esasperata  e le chiusure in un localismo soffocante, valgano come utili promemoria anche per la realtà italiana di oggi. E naturalmente il suo impegno a favore degli ultimi della società – i neri dei ghetti, i nativi delle riserve indiane e i chicanos della California – si può declinare anche in relazione agli emarginati del nostro tempo».

A due mesi dalla sua uccisione, nel discorso all’Università del Kansas (8 marzo 1968) per sei volte Robert Kennedy ripete: «Io ho visto». Ha visto che, nonostante l’abolizione della schiavitù (1865) i neri erano “uguali, ma separati” e diede «impulso decisivo – dice nel libro Livia Pomodoro –  all’affermazione delle lotte che gli afro-americani avevano condotto a partire dal secondo dopoguerra con l’appoggio delle Chiese evangeliche e con lo straordinario protagonismo delle donne. Come Rosa Parks, che con il suo coraggio e la sua determinazione affermò la fine della segregazione razziale sugli autobus, dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1956». «Ci sono milioni di persone – dice Robert Kennedy – che vivono in luoghi nascosti, i cui nomi e le cui facce sono completamente ignoti. Ma io ho visto questi altri americani, ho visto i bambini affamati in Missisipi, con i loro corpi talmente falcidiati dalla fame e le loro mani così danneggiate per tutta la vita da non avere futuro. […] Ho visto la gente del ghetto nero ascoltare promesse sempre più grandi di uguaglianza e di giustizia, mentre in realtà siedono ancora nelle stesse scuole fatiscenti e si accalcano nelle stesse stanze sudice, senza riscaldamento, difendendosi dal freddo e dai topi».

«Sapeva parlare – dice Alberto Mattioli – e interpretare lo “Spirito” delle persone, non parlava alle pance e ai portafogli. Fiumi enormi di persone partecipavano ai suoi comizi ma il “populismo” di Bob Kennedy era inclusivo e non divisivo, non istigava mai alla violenza mettendo in guardia dai rischi disgreganti dell’odio invitando alla partecipazione attiva, consapevole e pacifica.  Sferzava invece i “poteri” americani a cambiare le logiche avide di mercato e a riconoscere ed ampliare i diritti e la partecipazione democratica. Gli utili devono essere per tutti e non per pochi. L’Unione Europea ha il dovere di organizzare risposte politiche concrete a partire dal lavoro e dalla gestione solidale della immigrazione». «Globalizzazione, economia e povertà. A cinquant’anni dalle parole di Robert Kennedy» è il titolo della tavola rotonda in programma mercoledì 19 settembre, alle 18.30, presso la Sala Ricci del Centro San Fedele (piazza San Fedele, Milano), che prende spunto dal volume Parola di Bob. Le “profezie” di Robert F. Kennedy rilette e commentate dai protagonisti del nostro tempo, curato da Mauro Colombo e Alberto Mattioli ed edito da In dialogo.

*M. Colombo – A. Mattioli, Parola di Bob. Le “profezie” di Robert F. Kennedy rilette e commentate dai protagonisti del nostro tempo, Edit. in dialogo, Milano, 2018, Euro 16.00