Romanzo a sfondo storico datato 1974 dal quale, in seguito, è stata tratta anche una versione cinematografica diretta da Luigi Comencini

Mara Cozzoli

la_storia

“Certi gerarchetti fascisti arrivati da Catanzaro diffusero un giorno la notizia ufficiosa di un prossimo censimento di tutti gli ebrei d’Italia, con obbligo della denuncia personale. E allora da quel momento Nora non accese più la radio, nel terrore di ascoltare l’annuncio ufficiale dell’ordine governativo, coi termini di tempo per la denuncia.
Di tutti i possibili provvedimenti minacciati contro gli Ebrei, quello che più immediatamente la spaventava, era l’obbligo previsto di denunciarsi per il censimento. Tutte le forme intraviste di persecuzioni prossime e future, anche le più turpi o disastrose, le si confondevano nella mente come spettri vacillanti, fra i quali il faro terribile di quell’unico decreto la agghiacciava col suo bagliore!”.

Risulta essere il più noto e discusso della scrittrice: le accuse mosse riguardarono una presunta speculazione relativa al tema della sofferenza umana unita alla diffusione di catastrofismo.
Nulla da sindacare circa lo stampo  fortemente negativo dell’opera il quale, si evince già dalle battute iniziali, dai suoi personaggi, dalla loro psicologia e dalle patologie fisiche o mentali ai quali sono sottoposti.
Aspetto molto interessante è dato anche dal racconto circa la mentalità vigente in quel momento: nascondere la malattia in quanto ritenuta una maledizione per gravi colpe commesse. Una semplice e banale crisi epilettica, era considerata dalla cultura popolare un’ invasione da parte di spiriti sacri o inferiori, esorcizzabile con recitazioni rituali in chiesa: una macchia che avrebbe potuto compromettere l’avvenire del soggetto interessato;  tra le righe, viene inoltre sottolineata l’arretratezza circa l’educazione sessuale delle donne.
Al di là di polemiche che ruotarono intorno al testo , per quanto mi riguarda, ad oggi, è uno dei pilastri fondamentali della storia della letteratura italiana; un libro che permette di aprire uno sguardo sul passato, vivendolo, sentendolo, offrendo spunti per riflessioni attuabili al mondo e alla società odierni.
Il romanzo è ambientato a Roma, nei suoi quartieri poveri, nello specifico,  il quartiere di San Lorenzo, nel periodo storico più tragico subito dal nostro Paese: la seconda guerra mondiale.
La vicenda si apre con i giorni della “rivoluzione fascista” che portano il giorno 30 ottobre 1922 alla Marcia su Roma.
Da quel momento, la scossa: abolizione della libertà di stampa, opposizione al diritto di sciopero, istituzione dei Tribunali speciali, il ritorno alla pena di morte.
Il fascismo diventa ufficialmente dittatura e forma di Governo.
In ultimo, viene proclamato l’obbligo al censimento destinato agli Ebrei ;  avvenimento che porta alla pazzia e  alla morte la madre di colei che, capitolo dopo capitolo, diviene emblema delle mille sfumature di una guerra assurda.
Pagina dopo pagina, riga dopo riga, subentrano svariati volti, le cui esistenze s’intersecano tra  loro.
La protagonista è Ida Ramundo, insegnate e vedova.
Donna forte e fragile, inconsapevole dei propri drammi interiori, anch’essa , come la sua genitrice impegnata a nascondere il terribile segreto legato alle sue  origini ebraiche: al suo fianco i figli Nino e Useppe.
Rappresenta la figura materna fulcro centrale di tutto il racconto.
La donna simboleggia  il senso della vita di coloro che vivono la crudele belligeranza di Paesi in conflitto  : sopravvivenza, sopravvivenza al dolore, alla sconfitta ,alla guerra, a suoni di sirene, a bombardamenti che distruggono abitazioni, a  centri di ricovero per sfollati ; alla realtà cui rimane ancorata fino all’ultimo foglio, quella stessa realtà tramutatasi in abitualità e che  nulla le ha concesso se non due splendidi figli, amati con  tutta se stessa i quali,  immediato dopoguerra e fame strappano però alla vita.
Passato e presente sono legati da molteplici fili conduttori, nel senso che cambiano epoca e spazio, ma la campana è sempre quella: soprusi,  violenze, esseri umani trattati come bestie, stupri ai danni di donne da parte  del conquistatore sul conquistato, come accade alla stessa Ida, violentata da un soldato tedesco “La violentò con tanta rabbia, come se volesse ucciderla. E tanto era carica di tensioni severe e represse che, nel momento dell’orgasmo, gettò un grande urlo sopra di lei. Poi, nel momento successivo la sogguardò, in tempo per vedere la sua faccia piena di stupore che si distendeva in un sorriso d’indicibile umiltà e dolcezza”.
Frutto di questa brutalità è Useppe, figlio minuto e gracile al quale, la donna cerca di non far subire gli orrori che nessun bambino deve patire, è una lupa che sfama il suo piccolo, lo protegge,  per lui dimagrisce al punto che i suoi occhi appaiono di una grandezza raddoppiata rispetto all’inizio dell’inferno.
Così come tutti, la donna accetta la morte in modo passivo, accetta la sconvolgente verità di quanto essa è parte integrante della vita, senza fare una piega, senza versare una lacrima, salvo crollare quando perde i suoi cuccioli.
Il senso di solitudine, di vuoto sono tratti caratterizzanti ogni singolo soggetto, e ancora una volta,  Ida racchiude in sé l’incarnazione globale.
Succede inizialmente nel tempo in cui rimane sola con un figlio da crescere e successivamente allo stupro, quando, costretta a partorire priva di sostegno deve trascinarsi questo peso in stato di completo abbandono. 
Isolamento, rabbia, e ribellione sono quanto prova il primogenito Nino “Di regola, Ninnireddu incontrava solo il deserto gelato della pioggia e delle tenebre. E rincasava solo, tutto bagnato, per coricarsi a testa in giù contro il cuscino, arrabbiato di dover dormire così presto, mentre la vita, con le sue cucce d’amore, le sue bombe, i suoi motori, le sue stragi, ancora imperversava dovunque, allegra e sanguinosa”.  La scuola diviene per lui una costrizione impossibile, tanto che, le sue assenze sono più numerose delle presenze, ne decreta l’addio definitivo arruolandosi negli squadroni fascisti (dove anche qui si dimostra insofferente a regole disciplinari ), salvo tornare sui suoi passi, cambiare fazione e sposare quindi la causa partigiana.
Tra fascismo e comunismo, al ricovero sfollati,  spunta una figura anarchica: Vivaldi Carlo. Clandestino dedito alla propaganda politica che, scoperto viene denunciato al comando tedesco.  Riesce a fuggire da un convoglio di deportati. Prendono via discorsi terrificanti, fatti di bunker destinati agli interrogatori dei prigionieri. Grida, voci, una donna che in pieno delirio invoca le SS.
Ad ogni stridore di serratura, un suono di spari nel cortile. I bunker vengono denominati “ anticamere della morte”.
Prigioniero per settantadue ore, narra di tre notti con dieci spari a notte.
In antitesi a chi vuole la rivoluzione armata, questo personaggio rifiuta l’uccisione di un qualunque uomo. La sua idea rifiuta la violenza, tutto il male risiede nella violenza. La vera anarchia, non può ammettere la violenza. L’idea anarchica consiste nella negazione del potere. E il potere e la violenza sono tutt’uno.
La storia” può essere  definita come l’attesa corale accompagnata all’azione di liberazione dall’oppressore.
Nella sua drammaticità, il romanzo apre la mente a svariati interrogativi:
Se l’essere umano è artefice della diffusione del male, nella sua materialità, per quest’ultimo esiste salvezza?
Dove annida il male come si sviluppa?
La letteratura è depositaria del passato e valido strumento per la costruzione del futuro.
La conoscenza di ciò che è stato,  dei segni portati sulla pelle e nell’anima da parte di coloro che l’hanno vissuto, sono decisivi per combattere l’impoverimento culturale.
Bosnia, Cecenia, Siria, Iraq, sono flash di un periodo recente, figli di chi,  per interessi personali e giochi di potere, dopo aver analizzato i tempi andati, ha evitato di realizzare principi morali, etici e umani  in grado d’impedire barbarie.
In riferimento alla situazione attuale del Paese è possibile affermare che: inculcare nella testa del cittadino determinate ideologie, tendenti a fomentare odio, a cercare un nemico  con la colpa di essere il reale problema , trova appoggio nella comunicazione del degrado culturale riflesso della gran parte degli appartenenti alla comunità, ma anche alle condizioni socio-economiche che affliggono il Paese.