Ci sono dei testi che si possono leggere a distanza di anni e continuano a nutrire l’anima. Romano Guardini è uno di quei pensatori che aiutano a pensare grazie a riflessioni mai scontate.

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Vivere la Pasqua leggendo questo testo è certamente un modo saggio per andare in profondità.

Così scrive Guardini: «Questi sacri giorni devono farsi per noi giorni di raccoglimento. Portiamo con noi quest’unico pensiero […]: “Io sono lontano dal Signore. Ma voglio avvicinarmi a lui tramite Gesù Cristo”».

Il testo è agile ma la profondità delle meditazioni contenute aiuta il lettore ad avvicinarsi al mistero della Pasqua.

Lasciamo ancora per poco spazio alle parole del testo: «Cristo ha potuto recarci la santa luce, perché era colmo dell’amore di Dio. Egli, che nessuno poteva costringere, s’è inoltrato nell’oscurità. Ha sperimentato la sofferenza e l’ignominia; senza eludere alcunché, senza alleviamento, fino alla morte. Perciò ha potuto recare la luce di Dio. A Napoleone fu chiesto una volta se, per dare compimento alla sua potenza, non volesse fondare una religione corrispondente ai suoi intenti; “A questo scopo ci si dovrebbe crocifiggere e si dovrebbe risorgere. Ma io non posso farlo”. Chi volle accendere questa luce, dovette prima passare attraverso la vicenda più spaventosa e superarla; dovette morire e risorgere. E’ di questo che facciamo memoria oggi».