L’ultimo libro di Cinzia Sasso ci sorprende per la franchezza delle parole dell’autrice. Un testo che narra di una vita e che racconta la bellezza del matrimonio e il valore di una vita condivisa fatta anche di cose semplici

di Walter Magnoni

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Per me Cinzia Sasso era una scrittrice di cui avevo letto a vent’anni un libro su tangentopoli. Quel testo sulla corruzione della classe politica mi aveva conquistato in un’età della vita in cui cercavo di comprendere i cambiamenti della società.

Quando la mia amica Lucia Castellano mi invitò ad un appuntamento che aveva organizzato al Franco Parenti e mi presentò Cinzia ricordo la mia gioia per l’opportunità di parlare con l’autrice di un testo che mi era stato di grande utilità. Che fosse la moglie di Pisapia era per me del tutto secondario.

Un giorno Giuliano Pisapia mi telefonò chiedendomi d’intervenire alla presentazione di un libro che stava scrivendo; dalle pagine di quel testo capii quanto Cinzia fosse fondamentale dentro la quotidianità del sindaco di Milano. Inoltre per l’organizzazione dell’evento tutto era delegato proprio alla moglie. Dal libro emergeva con chiarezza il ruolo decisivo della moglie e quanto il legame tra i due fosse profondo da molto prima del loro matrimonio. Così Cinzia Sasso iniziò a diventare ai miei occhi anche la “consorte” di Pisapia. Dissi pubblicamente circa il legame tra Cinzia e Giuliano, citando pagine del libro che narravano aneddoti e fatti delicati. Ricordo che mi divertii a farlo soprattutto nella presentazione tra i miei amici del teatro Ringhiera perché ero sicuro che Serena Sinigaglia avrebbe avuto qualche appunto al proposito, cosa che puntualmente avvenne.

Quest’estate Cinzia mi annunciò del suo nuovo libro e il titolo non mi sorprese affatto, perché era solo la conferma di quanto avevo colto. Invece la lettura del libro è stata per me fonte di scoperte significative. Devo dire che leggevo le pagine sentendo la voce di Cinzia che mi raccontava e foglio dopo foglio questa donna la sentivo sempre più famigliare.

Cinzia voleva narrare delle mogli e invece alla fine ne esce un qualcosa che parla di sé e del suo amore diventato matrimonio con quello che da lì a poco sarebbe diventato il sindaco di Milano.

Leggere “Moglie” mi ha permesso di conoscere di più Cinzia Sasso, la sua crescita, i suoi desideri, le fatiche, la malattia, le attese, i viaggi, il lavoro e soprattutto il legame d’amore con quello che è diventato suo marito, malgrado in gioventù abbia avuto un altro matrimonio da cui è nato il figlio di cui si racconta in molti passaggi del testo.

“Non più io. Ma noi”. Così Cinzia descrive il suo matrimonio e qui mi ritrovo perfettamente in quello che ho sempre sostenuto e credo essere uno degli aspetti decisivi dell’esistenza di ogni persona: noi abbiamo bisogno di appartenere a qualcuno. Malgrado Cinzia sia pudica e non sprechi la tanto abusata parola “amore” è di questo che si parla in tutte le pagine. Chi scrive è una donna innamorata che fa tutto per amore, malgrado non sempre lo dica. In un passaggio trovo scritto: “Ancora mi chiedo se a farmi diventare una moglie sia stato il fatto di essere diventata insieme anche la moglie del sindaco. Se avesse continuato a fare l’avvocato, è facile che non sarebbe andata allo stesso modo. Sono diventata servizievole con lui perché lui è al servizio degli altri”. Io credo che qui il teorema non tenga e non c’entri molto che lui sia il sindaco o meno. Invece il segreto è un bene profondo che desidera dare il meglio a chi ama.

A favore di questa evoluzione di sicuro hanno giocato alcuni fattori storici: un figlio che ormai è cresciuto e non ha più così tanto bisogno della mamma, il nuovo impegno di Giuliano e la scelta di lasciare il giornale da parte di Cinzia per non incorrere in un conflitto d’interessi; ma la radice profonda è l’amore.

Lasciare il lavoro non è facile per nessuno, figuriamoci per una donna che ama la sua professione. Lo descrive bene l’autrice: “I primi mesi senza Repubblica ho pianto quasi ogni mattina. Mio marito usciva di casa e andava a occuparsi della città, io restavo a casa a occuparmi di lui. Chiudevo la porta e mi chiedevo chi ero diventata. Mi sentivo sperduta. Non ero più nessuno. Solo una moglie”.

Eppure tutto il libro mostra che si può essere contenti anche essendo “solo una moglie”, anche perché in realtà Cinzia non è mai stata e mai sarà solo questo. Uno dei passaggi più toccanti lo colgo quando si parla si Sari Baldauf che da vicepresidente esecutivo di Nokia a cinquantadue anni lascia il lavoro con queste parole che reputo interessantissime: “Il mio lavoro mi piace tantissimo, ma anche andare a raccogliere i funghi nel bosco mi piace tantissimo. E se io continuo a lavorare a questi ritmi, a essere sempre in viaggio, a non avere un minuto per me, non posso andare a raccogliere i funghi”.

Lo trovo un modo molto efficace per spiegare che si lavora per vivere e non si vive per lavorare. Purtroppo il paradosso del nostro tempo è quello di persone che affogano per il troppo stress dettato da ritmi lavorativi allucinanti e altri che si deprimono perché non hanno più un’occupazione e oltre al problema economico vivono un senso d’impotenza e inutilità.

Un altro tratto molto bello che Cinzia descrive è il gusto di fare cose insieme tra persone che si amano. Così ci sono le narrazioni di viaggi che Giuliano compie per lavoro e Cinzia lo accompagna (precisando che lo fa a sue spese). Si coglie la gioia e il privilegio di aver vissuto momenti unici, di grande prestigio a fianco dei potenti della terra. Questo “fare cose insieme” resta il suo sogno per il futuro, ora che hanno scoperto quanto sia bello. Già l’autrice immagina un prossimo libro scritto a quattro mani con Giuliano, o meglio: Cinzia scrive e Giuliano fa le foto, un libro dove narrare dei viaggi. Perché “se non fai diventare le emozioni, le sensazioni, i ricordi, qualcosa di concreto, finisce che li perdi. Che evaporano. Che si scolorano. Servono le parole. E servono le immagini”.

Moglie è un libro che ci consegna parole e immagini e che oltre a digressioni sugli abiti e sui cibi (che mi sono parse molto femminili e da maschio le ho sentite un po’ lontane da me) ci fa entrare dentro una casa dove una famiglia vive, lavora, lotta, spera e cerca di volersi bene giorno dopo giorno.

Un libro che ha un respiro di libertà, come Cinzia dice espressamente nelle battute finali: “quello che conta più di tutto è la libertà delle persone”. Cos’è per te la libertà?  Non nascondo che è uno degli interrogativi che leggendo pagina dopo pagina mi sono sorti, ma confido di poterli rivolgere direttamente all’autrice magari bevendo un caffè nel bar di Palazzo Reale.

Grazie Cinzia per averci narrato di “voi” con passione e semplicità, grazie perché ci testimoni che il giorno del matrimonio può essere davvero – come lo è stato per te – il giorno più felice della vita. In realtà è il giorno più bello perché quelli a seguire sono il realizzarsi pratico del “noi” di cui racconti.