Un testo che raccoglie le riflessioni poetico sapienziali di un parroco di città che con sguardo credente e profondo rispetto per l’uomo guarda al nostro mondo con simpatia

di Walter Magnoni

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Tre quotidiani nazionali (Avvenire, Repubblica e Sole 24 ore) hanno recensito questo testo che in realtà è una raccolta delle pubblicazioni più significative di don Angelo Casati.

A onor del vero, don Angelo ha scritto molto di più e qui mancano soprattutto le raccolte di poesie, ma già così il testo è corposo ed è un’ottima raccolta del pensiero libero e coraggioso di questo prete a me molto caro.

A leggere le pagine di questo libro ci s’imbatte con volti e storie. Sono solo alcuni dei tanti “sguardi” che don Angelo ha incontrato nella sua lunga vita. Gli occhi di don Angelo sono carenti di diottrie, ma il suo sguardo sa penetrare nel profondo e scorgere i cuori di coloro che incrocia.

Gli scritti di questo saggio prete hanno il sapore della quotidianità e mostrano come questo sia il tempo propizio per riconoscere la presenza di Dio tra le folle della città.

Ricordo che quando lessi per la prima volta “lettera a una prostituta”, che si trova nella bella raccolta del Diario di un curato di città, sentii il fascino di una vita capace di suscitare la voglia di vivere e la libertà, così come fa il frate al quale si rivolge Lucia la prostituta.

Della raccolta “Incontri con Gesù” mi piace molto quanto don Angelo scrive su Zaccheo e l’associazione d’idee che lo porta a una poesia di Montale. Il linguaggio dell’Autore è sempre fresco, mai barocco, ma capace di dar luce all’essenziale.

Forse la raccolta a me più cara è l’ultima: le paure che ci abitano. Diverse persone amiche a cui l’ho consigliata ne hanno tratto grande consolazione. Giustamente don Angelo nell’intervista ad Avvenire alla domanda su quale paura sente come più pericolosa, così risponde: “La paura di amare, probabilmente. Ci impedisce di incontrare l’altro, di riconoscerne il volto, di accarezzarlo. Non si esiste, altrimenti, perché ex-sistere è uscire da noi stessi. Chi non ama rimane rinchiuso in sé, nella morte”.

Don Angelo è un artigiano della parola che aiuta il lettore, attraverso una teologia del cuore, a penetrare il mistero di Dio. Egli ama partire dall’esperienza, da fatti e persone, per scavare dietro le apparenze e mostrare spiragli di speranza.

Mi fermo qui per due ragioni: la prima è che sono partigiano, in quanto il bene da lui ricevuto negli ultimi quindici anni della mia vita è stato tanto e questo mi rende difettoso nella capacità critica di scorgerne i limiti. La seconda ragione è che se dovessi raccontare cosa ho imparato da don Angelo, forse dovrei scrivere ben più di una semplice recensione.

Tante volte il sorriso di Dio è passato attraverso il sorriso benevolo che don Angelo mi ha mostrato dopo avermi dato l’assoluzione.