«Ho pensato – dice Simona Dalla Chiesa – fosse giusto restituire un’immagine completa di mio padre che, sotto la divisa, aveva un mondo intenso di affetti e sentimenti. Un modo per fare capire, anche ai più giovani, che cosa significa vivere con coerenza determinati valori, nell’aspetto pubblico come in quello privato»

Silvio Mengotto

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L’idea di scrivere un libro sulla figura del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce dalla decisione della casa editrice San Paolo di presentare una collana (Uomini giusti)  dedicata a quattro eroi moderni: «mio papà – dice Simona Dalla Chiesa – La Torre,  Falcone e Borsellino, con l’intenzione di restituire l’aspetto più specificamente umano di queste persone per bene, che hanno fatto il proprio dovere sino in fondo, senza volere essere eroi. Quando me l’hanno proposto, ho avuto qualche esitazione: pensavo che fosse un aspetto troppo intimo e che, a distanza di tanti anni, potesse suscitare poco interesse, soprattutto nelle persone che non avevano vissuto quel drammatico momento storico. Poi ho pensato che fosse giusto restituire un’immagine completa di mio padre ricordando che, sotto la divisa, aveva un mondo intenso di affetti e sentimenti. Un modo che facesse capire, anche ai più giovani, che cosa significa vivere con coerenza determinati valori nell’aspetto pubblico, come in quello privato».

Nell’aprile 1982 Carlo Alberto Dalla Chiesa, in volo per Palermo, scrive una toccante lettera ai figli. «Vi voglio bene, tanto, e in questo momento vi chiedo di essermi vicini; così come nei mesi e negli anni che verranno. Vogliatevi soprattutto e sempre il bene di ora! Quanto vi ho scritto, l’ho fatto a 7-8000 metri di altezza, in cielo, mentre l’aereo mi portava veloce verso Palermo; dietro di me lasciavo, con gli alamari, la giornata di Pastrengo, ma ad alcune stazioni c’era un caro saluto con un braccio alzato o una lacrima che, in silenzio scendeva sul “volto”. Certamente, però, ero e sono stato più vicino – lassù – e più che mai alla cara dolce immagine di mamma! Vi abbraccio forte forte, il vostro papà».

 

«Quella lettera – dice Simona Dalla Chiesa -, per noi, ha davvero rappresentato il suo testamento morale, dove potevamo ritrovare tutti i valori che hanno ispirato la sua vita: l’amore, il rispetto, la solidarietà e la famiglia. E anche quando, nella stessa lettera, ci spiega di aver diviso fra noi fratelli le gioie di mamma senza seguire alcun criterio economico, ma solo sulla base dei ricordi che ogni oggetto poteva avere per ciascuno di noi, ha voluto sottolineare, ancora una volta, il prevalere degli aspetti affettivi su quelli economici. Una lezione importante in una società, come quella attuale, dove il “peso” dei soldi diventa l’elemento fondante della vita».

Dalla Chiesa era un padre, un nonno che nell’intimità della famiglia trasmetteva serenità e protezione. «Ancora oggi – dice Simona Dalla Chiesa – avverto nuovamente sotto la mia guancia il contatto con il tessuto particolare e un po’ ruvido della sua divisa da carabiniere, quando mi abbracciava e mi faceva sentire protetta. Una percezione tattile, fisica, che non mi ha mai abbandonato, che riaffiora con tenerezza ogni volta che mi ritrovo di fronte a una divisa dell’Arma e che mi fa pensare a lui come al nostro papà con gli alamari».

Nella casa estiva di Prata Dalla Chiesa si immergeva nel clima familiare dedicandosi soprattutto ai bambini nei giochi all’aperto, con regali o lasciandosi attrarre da una golosa coppa di gelato gustata insieme ai nipoti tra le braccia. «Con loro guardava le stelle che brillavano luminose in un cielo tutto buio, su cui non arrivavano i mille riflessi urbani, e provava a ripercorrere le linee delle costellazioni e a raccontare che tra quelle magiche luci si trovava la loro nonna».

L’altra grande famiglia di Dalla Chiesa era l’Arma dei carabinieri, al punto che la divisa era diventata il suo abito borghese. «Per papà – dice Susanna Dalla Chiesa -, l’Arma ha sempre rappresentato una grande famiglia, la famiglia a cui ha letteralmente consacrato la sua vita professionale e privata, con un entusiasmo e una passione che non hanno conosciuto cedimenti»

 

 

Vicino ai giovani

Dalla Chiesa amava i giovani carabinieri, conscio che la loro funzione doveva mutare riadattandosi continuamente con il mutare dei tempi e delle tecnologie. Per questo diede impulso ad un processo di modernizzazione che, ancora oggi, è ricordato come “metodo dalla Chiesa” il quale, grazie all’attività del Nucleo Speciale Antiterrorismo, portò alla sconfitta del terrorismo e la difesa della democrazia.  Il Nucleo Speciale svolse “un’attività investigativa e operativa che ci è stata invidiata e presa a modello dagli altri stati europei coinvolti nell’attacco della lotta armata, come la Germania e la Francia, offrendo del nostro Paese una straordinaria immagine di efficienza, pur nel rispetto delle regole e nonostante mezzi economici inadeguati alla situazione emergenziale”.

Per salvaguardare i giovani dai “cattivi maestri” Dalla Chiesa, nuotando contro corrente, si rese conto che bisognava intraprendere una nuova strategia culturale per una lotta incisiva alla mafia.

Nell’ultima intervista rilasciata a Giorgio Bocca lascia a Palermo un messaggio dirompente. «Sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati».

Le discussioni e i convegni non bastavano più, Dalla Chiesa sentiva il desiderio e l’esigenza di comprendere i giovani, anche quando di loro non condivideva i comportamenti. Da questa convinzione, a meno di un mese dalla sua barbara uccisione, Dalla Chiesa accettò con entusiasmo l’invito di parlare davanti agli studenti palermitani del liceo Gonzaga che, con una toccante lettera, lo avevano invitato.  «Fu un incontro – dice Simona Dalla Chiesa – che fece scalpore, perché era la prima volta che un prefetto decideva di rivolgersi a una platea di ragazzi, entrando nelle aule scolastiche e riservando a questo confronto un’importanza particolare, come fosse una delle scelte prioritarie della sua attività nel primo mese in cui si trovava a Palermo». Nell’aula magna stipata Dalla Chiesa, rivolgendosi agli studenti, disse : “…la cosa più bella che possiate fare è conquistarla la vita, non adagiandovi sulle parentesi di comodo, non adagiandovi sulla mediocrità della raccomandazione. Cercate di comprendere che la vita è fatta di lotta […] e solo attraverso la rinuncia e il sacrificio potrete raggiungere quanto è di vostra intima soddisfazione: quella di essere, quella di divenire. […] Io non vengo a farvi la predica, vi vengo a dire che fuori c’è pericolo, vi vengo ad avvisare che se voi riuscirete con le vostre mani, con le vostre unghie, con i vostri denti ad arrampicarvi da soli, senza raccomandazioni, senza il posto comodo, nella vita di domani avrete finalmente diritto di sentirvi cittadini liberi”

* Simona, Rita e Nando Dalla Chiesa, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Un papà con gli alamari, San Paolo, Euro 15,00