«Mi avevano rubato tutto. Il nome, la dignità, il corpo, l’anima, la libertà, il futuro. Ero una delle migliaia di schiave, vittime della tratta, che vivono e muoiono nei sotterranei della storia. Oggi sono ritornata a essere il significato del mio nome: gioia. Gioia di vivere, di amare, di donare, d’inventare ogni giorno la vita e la speranza». (Mariapia Bonanate, Io sono Joy, San Paolo)

di Silvio MENGOTTO

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Mariapia Bonanate, Io sono Joy Prefazione di papa Francesco, San Paolo, 2021

Dal sogno di una nuova esistenza all’incubo dei campi di detenzioni libici sino alla prostituzione nelle strade del casertano in Italia. Per la liberazione dalla schiavitù della tratta, per Joy sono stati decisivi due incontri: con il Centro di accoglienza di “Casa Rut” delle suore orsoline di Caserta e con papa Francesco che ha firmato la prefazione del libro dove Joy racconta la sua storia di inganni, maltrattamenti, abusi e schiavitù «ma anche di coraggio – dice Anna Pozzi nella postfazione – , libertà, dignità e speranza».

La tratta è una realtà globale che approfitta della vulnerabilità di milioni di persone riducendole a “merce” per il mercato della schiavitù del XXI secolo. Nel mondo sono 40 milioni le vittime della tratta. Il 70% sono donne e bambine, quest’ultime molto ricercate dai trafficanti per lo sfruttamento sessuale che rimane la principale finalità della tratta (59%). «Uomini, donne – continua Anna Pozzi -, bambini che non hanno nulla, ma da cui i trafficanti di esseri umani riescono a trarre ingenti guadagni, gettandoli nelle reti criminali della prostituzione coatta o del lavoro sfruttato, obbligandoli all’accattonaggio forzato, allo spaccio di droga o ad altre attività illecite, usandoli come bambini-soldato, schiavi e schiave sessuali o spose bambine, asservendoli per lavori domestici o per gravidanze surrogate, usandoli per il prelievo di organi, come se si trattasse di macchine da cui asportare pezzi di ricambio».

Il Italia il fenomeno si è affacciato alla metà degli anni Ottanta. Un fenomeno lucroso gestito da gruppi criminali internazionali con l’appoggio delle mafie italiane. «Attualmente – dice Anna Pozzi – si stima che in Italia ci siano dalle trentamila alle cinquantamila donne immigrate costrette a prostituirsi». Joy ha 23 anni quando a Benin City (Nigeria) viene convinta da un’amica di fiducia a partire per l’Italia con la promessa di un lavoro. Poche ore di viaggio per rendersi conto che è stata ingannata precipitando in un girone infernale: la drammatica traversata del deserto, i campi di detenzione libici, veri lager dove subisce violenze crudeli e conosce orrori indescrivibili, il barcone alla deriva nel Mediterraneo. In Italia scopre che il lavoro promesso è “la strada”, dove la madam l’obbliga a prostituirsi con il ricatto del woodoo e di un debito di 35.000 euro. A Castel Volturno, in Campania, diventa una schiava di aguzzini senza pietà. Ma Joy, anche nei momenti più drammatici non smarrisce mai la fiducia in quel Dio che, sin da bambina, sente come un Amico che abita in lei. «Ci farà bene metterci – dice papa Francesco – al fianco di Joy e fermarci con lei sui suoi “luoghi” del dolore inerme e innocente. Dopo aver sostato lì, sarà impossibile rimanere indifferenti quando sentiremo parlare dei battelli alla deriva, ignorati e anche respinti dalle nostre coste. Joy si trovava su uno di essi».

«La causa principale della tratta – dice la coordinatrice di Talitha Kum suor Gabriella Bottani – è l’attuale modello economico neoliberista. Oltre a leggi migratorie che non tutelano i più fragili. E, per lo sfruttamento sessuale, la cultura maschilista del patriarcato». Nel 2018 il fatturato mondiale della tratta è stato stimato a 150 miliardi di dollari. La spaventosa cifra dice che la prostituzione coatta è uno degli esisti estremi di una economia che mette al centro il profitto non le persone. Per questo serve una “Economia senza tratta di persone”, tema al centro della Giornata mondiale contro la tratta (8 febbraio ’21). Joy trova il coraggio e sporge denuncia alla polizia che l’accompagna a “Casa Rut”, una casa che da oltre 25 anni accoglie le donne vittime della tratta. «Mi hanno aiutata – dice Joy – a togliermi quel peso insopportabile che mi portavo addosso. Mi hanno ridato la vita. E ho capito che Dio era sempre con me».

«Carissima Joy – conclude papa Francesco nella prefazione – , come scrivi tu in queste pagine: «Soltanto l’amore, che alimenta la pace, il dialogo, l’accoglienza e il rispetto reciproco, può garantire la sopravvivenza del nostro pianeta». Allora, mi raccomando: «Coraggio, studia e non avere paura». «Brava, vai avanti così!».