Marco Erba, insegnante e autore di Fra me e te, crede che in ogni ragazzo ci sia una scintilla di bellezza: «Il ruolo di noi educatori e insegnanti è risvegliare quella scintilla»

di Silvio Mengotto

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Marco Erba debutta con il romanzo Fra me e te pubblicato lo scorso febbraio 2016. Da semplice romanzo auto-pubblicato in digitale, in pochi mesi ha riscontrato un entusiasmo, un passaparola, tra i lettori determinando uno straordinario successo che non è passato inosservato dalla casa editrice Rizzoli. L’autore è nato nel 1981, sposato con quattro figli, due in adozione. Da dieci anni insegna italiano e latino in un liceo della provincia di Milano. Ama molto i classici della letteratura in particolare I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij. Ha 13 anni divora I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Sin dall’infanzia nutre un’ammirazione per Le avventure di Pinocchio di Carlo collodi. «E’ commovente ripensare a questo burattino – dice Marco Erba – che ne combina di tutti i colori, ma trova sempre qualcuno disposto a dargli fiducia e possibilità di riscattarsi. Il libro di Pinocchio è unico, esce da ogni categoria, è un classico, ma è anche modernissimo».

Fra me e te è un racconto a due voci quelle di Edo e Chiara che frequentano la stessa classe. Un coraggioso tuffo nel mondo dell’adolescenza dove i ragazzi vivono una metamorfosi: “non sei né piccolo e né adulto, hai le tue idee, le tue teorie e convinzioni che poi vengono messe in discussione e ti fanno entrare nella spirale del: “Oh mio Dio! Ho sbagliato tutto nella mia vita”.

Tra Edo e Chiara c’è un abisso incolmabile, ma lo sguardo è unito nelle stesse domande. Per tutto il racconto i due ragazzi viaggiano su binari paralleli che, solo alla fine, si incroceranno. La trama, punteggiata da un linguaggio tipico dei giovani “paninari” o “tamarri”, è una nitida fotografia “della vita tra i social net work, la scuola, i genitori; che mette a nudo il razzismo dei finti forti e il coraggio dei fragili. Che fa diventare adolescente anche chi non lo è mai stato”. Edo è razzista, per lui Adolf Hitler “era un mito”. Eternamente arrabbiato, odia tutti: cinesi, sudamericani, africani, zingari, sua madre, i professori e i compagni. “Gli zingari sono straccioni e ladri ma sono meno pericolosi dei cinesi, perché comunque non gli interesse integrarsi nella nostra società. Sono troppo stupidi: rubano, occupano illegalmente gli spazi, stanno abbastanza sulle palle alla gente e così tutti sono all’erta. I cinesi invece sono astuti e determinati come i peggiori invasori della storia”.  Edo non crede in Dio ma nel destino. Chiara si sente un bruco sognatore, tiene un diario dove confida le sue paure, i timori, le speranze. Si vede brutta e sfigata: a sedici anni frequenta ancora gli scout, non si trucca e veste perennemente in tenuta da casa. Non vede l’ora di diventare una farfalla.

«Credo che in ogni ragazzo – continua Marco Erba – ci sia una scintilla di bellezza e il ruolo di noi educatori e insegnanti sia risvegliare quella scintilla. Non c’è nessun ragazzo, neanche il bullo, il teppista, neanche quello che gioca male la sua libertà, che non abbia dentro di sé una potenzialità di bellezza e di riscatto. Su questa bellezza bisogna far leva. Al di là dei fatti di cronaca che ci propongono sugli adolescenti, spesso negativi e che danno un’immagine distorta di quel mondo, l’istinto al bene, a ciò che costruisce, il desiderio di lasciare una traccia bella nei ragazzi sia fortissimo. I giovani hanno bisogno di adulti esterni alla famiglia, perché quando diventi adolescente affermi la tua identità, ovviamente contrapponendola a qualcuno, in primis i genitori. Quindi i ragazzi hanno bisogno dell’allenatore, dell’insegnante, dell’educatore, magari del don con cui relazionarsi. Ma hanno bisogno anche del genitore, anche se a volte lo manifestano in modo polemico o litigioso. Che bello avere una persona con cui tu puoi veramente essere te stesso anche con le tue fatiche, la tua rabbia, con cui puoi comportarti male, ma che c’è e ti vuole bene: questo è il papà o la mamma. I ragazzi fanno proprio così con i genitori, ma anche questa relazione conflittuale, sopra le righe, dice che “tu ci sei per me”»

I giovani che rapporto hanno con la fede? «Ad evangelizzare ci pensa il Signore e lo Spirito, noi non convertiamo nessuno. Il merito di una conversione è di Dio e di una libertà che incontra Dio, Gesù. Questa è la conversione anche etimologicamente il cambiare strada perché hai fatto un incontro. Quello che possiamo fare è non avere l’arroganza di dire da come io sono bravo ed efficiente dipende la tua fede. Io ti posso raccontare la storia di un incontro che è il mio incontro con Gesù testimoniandolo a partire dalla qualità della mia vita, delle mie relazioni per apriti la domanda. Sicuramente quella sul senso della vita, che in fondo è una domanda religiosa e di fede ce l’hanno tutti. Il ruolo di noi educatori è quello di aprire la domanda, non pretendere che i ragazzi diano le mie stesse risposte, ma che diano la loro risposta veramente personalizzata e interiorizzata. Credo che i momenti di crisi di fede nell’adolescenza siano fondamentali perché una fede non ragionata non è più una fede ma è tale se messa in discussione. Non è fede se sono andato sempre in oratorio, al catechismo e continuo da adulto, va messa in discussione e fatta propria».