BlessingOkoedion, giovane donna nigeriana, nel libro Il coraggio della libertà racconta come sia riuscita a spezzare le catene nell’inferno della tratta ritrovando se stessa, la sua vita, la fede, la dignità e la libertà

Silvio Mengotto

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Papa Francesco ha definito la tratta delle persone «un crimine contro l’umanità». Nel mondo 1/3 del totale delle vittime della tratta sono adolescenti sotto i 18 anni, in particolare i bambini e soprattutto le bambine. In alcuni continenti le percentuali sono drammatiche. «In Africa – dice suor Gabriella Bottani responsabile di Talitha Kum (www.talithakum.info) la rete mondiale delle religiose contro la tratta di persone – siamo al 70%. Nel contesto europeo e italiano la tratta di donne nigeriane sta crescendo vertiginosamente si parla più del 300% di donne trafficate, molte di loro ancora minorenni. In Europa la conosciamo di più nella sua finalità di sfruttamento sessuale, ma la tratta è molto di più: è la mercificazione della vita, lo sfruttamento sessuale e lavorativo».

«Sono dovuta scendere nell’abisso – dice Blessing Okoedion nel libro Il coraggio della libertà scritto con Anna Pozzi – per rinascere a una vita nuova». Dopo la laurea in informatica Blessing si trasferisce a Benin City che, in Nigeria, è la capitale del traffico di donne nigeriane, gestito in Italia dalla camorra da oltre 30 anni in due punti strategici: Castel Volturno nel casertano e Torino. «Questo traffico – dice Anna Pozzi – consolidato da 30 anni non è nato ieri. In questi ultimi anni sta assumendo caratteristiche diverse legate al numero crescente di sbarchi sulle coste meridionali in particolare di nigeriani». In Europa è il business illegale più redditizio della droga. Se nel 2014 in Italia sono sbarcate 1400 giovani donne nigeriane, nel 2016 hanno raggiunto l’impressionante cifra di 11.000 persone. Il fenomeno si tiene perché la clientela è aumentata vertiginosamente. Una realtà che interpella le coscienze del Paese. «In Italia – continua Anna Pozzi – si parla di 9/10 milioni di prestazioni sessuali ogni mese. Un numero impressionante ma in difetto. Questo non significa singoli uomini, ma prestazioni sessuali acquistate. E’ una domanda enorme che fortifica il pilastro dello sfruttamento dove si sommano  criminalità e domanda».

A Benin City Blessing incontra una donna che l’apprezza molto e le propone di andare a lavorare per il fratello in Europa. Dalla Spagna arriva in Italia dove non c’è nessun negozio di informatica, ma la strada. «Tre giorni di questa vita – dice Dacia Maranini nella prefazione – , eppure a questa ragazza che stava per perdere definitivamente la propria libertà, bastano per riuscire a trovare la forza di ribellarsi».  Blessing trova il coraggio e alla polizia denuncia i fatti di violenza subiti. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, una casa di accoglienza dove conosce suor Rita Giaretta insieme ad un gruppo di suore orsoline. «Quella di Blessing – dice Rita Giaretta nella postfazione – è una tra le tante storie di migranti accolte a Casa Rut. Giovani donne, molte incinte o con figli appena nati, a volte minorenni, che in questa nostra terra casertana, purtroppo conosciuta come la «terra dei fuochi», si sono trovate anche loro «sversate» sulle tante strade di periferia, accanto a dei fuochi accesi dentro a bidoni che ne segnalano la presenza. Giovani donne o meglio «corpi trafficati», presenze inquietanti e sempre in aumento, spesso considerate in maniera ipocrita, dopo averle magari «usate», come rifiuti da eliminare o da bruciare». Attraverso cammini di liberazione, cioè «percorsi – continua Rita Giaretta – che mirano all’integrazione, all’autonomia e al protagonismo di queste donne» Blessing ritrova dignità, libertà e il coraggio di spezzare le catene di questa orribile schiavitù. «Ciao la mia mamma – scrive Blessing a suor Rita Giaretta -; mi sono ricordata che a quest’ora l’anno scorso ero nella strada quando pensavo e decidevo di fare un suicidio perché ho pensato che la vita è brutta e non ha più significato. Però oggi ho tante ragioni per vivere perché tu mi hai mostrato quelle ragioni e hai aggiunto i valori alla mia vita. Ti ringrazio per questa vita nuova che è piena della gioia e della speranza. Dio è con me. God bless you!». Firmato: Blessing. Oggi Blessing ha riacquistato autostima diventando, proprio nel casalese, una formidabile mediatrice culturale.