Perché ancora un testo sulla formazione sociopolitica? Abbiamo ancora bisogno di scuole di formazione e di Dottrina Sociale della Chiesa? Una proposta di discernimento, scritta anche dopo un ascolto reciproco, lungo e paziente, con l’ambizione di aprire nuove vie

di Francesco Pasquali

APRIRE_PERCORSI

Già nel titolo allude a una frase cara a Papa Francesco nella quale il Vescovo di Roma sprona ad “iniziare processi più che” a “possedere spazi” (EG, 223).

“Aprire percorsi” è un libro “sinodale”, perché scritto da persone che in amicizia hanno percorso un tratto di strada insieme (dal greco sin-odòs, cioè strada percorsa insieme).

Come insegna Papa Francesco, questo è lo stile.

Uno stile vissuto con quella integrazione di competenze che, come dice Mario Picozzi, co-curatore del libro e Presidente della Fondazione Lazzati, “permette di scoprire che cosa il teologo ha da dire al giurista nella sua competenza di giurista e che cosa il giurista ha da dire al teologo nella sua competenza di teologo”.

Che cos’è questo libro e a chi è destinato?

Non è un manuale, perché non ha pretese di completezza.

Non basta leggerlo e ripeterlo in una lezione cattedratica e meramente teorica, magari tenuta da un esperto.

Non è un ricettario: non basta aprirlo e seguirne le istruzioni, quasi che spieghi come replicare le iniziative congegnate.

È un testo che, però, indica un metodo preciso, il metodo induttivo basato sul “vedere-giudicare-agire”, che fu della JOC (Jeunesse ouvrière chrétienne) agli inizi del Novecento e che la Dottrina Sociale della Chiesa dai tempi della Mater et Magistra ha fatto proprio.

È un libro per formatori, ma anche per tutti.

È in prima battuta destinato ai formatori, perché questi ne possano trarre ispirazione nei metodi e nei contenuti e, leggendo i segni dei tempi, sappiano formare giovani cristiani che siano cittadini competenti, effettivamente sovrani, educati al discernimento e consapevoli di dove nutrire le loro passioni a un impegno per il “popolo” a cui appartengono.

È destinato, però, soprattutto a tutti i laici battezzati, perché l’impegno nel sociale e nel politico non può essere delegato a qualche cristiano che manifesta più sensibilità verso tale vocazione e che poi si ritrova solo. Anzi, pur in diversa misura, tale impegno è dovere di ogni credente, perché intimamente legato alla fede.

Aprire percorsi ha l’ambizione di indurre i laici credenti a rivolgere alla Chiesa le giuste domande.

Vi è stato, infatti, un tempo nel nostro Paese, di circa mezzo secolo, durante il quale il parroco predicava dal pulpito per quale unico partito votare; con la fine della Prima Repubblica quel tempo, irrimediabilmente – e sarebbe bene non più nostalgicamente – alle spalle ha lasciato spazio alla pericolosa domanda che sovente viene ancora rivolta al parroco: “Quale partito dobbiamo votare?”, denunciando una laicità non ancora assimilata da alcuni cristiani.

Questo libro intende suscitare, invece, un’altra domanda, ben diversa, da porre al proprio parroco: “Tu, che sei sacerdote dei divini misteri, insegna a noi laici battezzati, sacerdoti del sociale, come essere cittadini consapevoli e sovrani, che profumano di Vangelo”.