«La poetessa sconfessa ogni forma di pessimismo – dice Aldo Colonnello autore del libro Alda Merini la Poetessa dei Navigli – oltre al tema del dolore, della pietà, amava la gioia, la vita e stare con i giovani» Fu Pier Paolo Pasolini uno dei mentori e come lui Alda Merini sarà «il megafono degli ultimi». Con il tema della maternità e la figura di Maria, la Merini intreccia un dialogo di fede intenso e continuo

di Silvio MENGOTTO

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Alda Merini e Aldo Colonnello

Aldo Colonello è stato vicepresidente Nobel per Alda Merini e autore della nuova ristampa di Alda Merini la Poetessa dei Navigli (Edit. Meravigli) con la prefazione di Alessio Boni. La nuova edizione si arricchisce di tredici episodi con una chiusura differente dalla prima edizione. La lunga frequentazione con la poetessa consente all’autore di conoscere tanti aspetti condivisi con Alda Merini. A dieci anni dalla morte, a tutto campo l’autore parla dell’eredità che la poetessa ha lasciato a Milano e alla cultura umanistica.
La pandemia che sperimentiamo in Italia, come nel mondo, ha modificato la nostra vita, a volte in modo radicale. La domanda, spontanea e immediata, è quella di chiederci che cosa avrebbe detto Alda Merini in questa esperienza, individuale e collettiva, di dolore e preoccupazione. «Avrebbe sicuramente – dice Aldo Colonnello – trovato una chiave di lettura, una visione ottimistica. Sono convinto che il suo amore per la vita che nasceva dalla sua sofferenza, un’esperienza che l’ha fatta diventare una delle grandi estimatrici di ogni attimo della vita, ci avrebbe condotto per mano verso una visione diversa rispetto a una sorta di disperazione che, praticamente, ha toccato un po’ tutti perché la nostra vita si è modificata, abbiamo perso persone, amici, parenti. Abbiamo toccato con mano il dolore. Alda Merini, che era una grande frequentatrice del dolore, avrebbe sicuramente trovato le parole giuste per aiutarci a superare questo momento difficile»

D. Perché è stata molto amata dai giovani? «Si può tranquillamente affermare che Alda Merini è intergenerazionale, amata contemporaneamente dai giovani e dagli anziani. Chi pensa sia sulla torre d’avorio si deve ricredere. Ricordo quando, nella sua casa in Ripa, arrivavano intere scolaresche. Un giorno arrivò una classe da Potenza. Dalla Basilicata venivano in pellegrinaggio dalla poetessa. Io credo che sia stata considerata, ormai lo è in maniera precisa e definitiva, come una figura positiva di riferimento. Proprio perché la sua vita è la prova che dal dolore se ne può uscire in questa forma, in modo positivo indicando la strada anche agli altri. Lei era una donna di grande disponibilità. Poi, chiaramente, una donna anche complessa che poteva cambiare umore. Disponibilità, umanità credo che siano assolutamente visibili e caratteristiche della sua personalità»

D. Merini e Pasolini hanno conosciuto, frequentato la sofferenza degli ultimi. Non crede che, anche per questo, siano molto vicini ?
«Il rapporto Pasolini e Merini è molto preciso. Pasolini era di dodici anni più anziano della Merini, in qualche misura Pasolini è un riferimento e tra gli scopritori e mentori di Alda Merini. La definisce “la ragazzetta milanese che custodisce il mistero della poesia”. Così giovane come può scrivere in questo modo. Non si dava una spiegazione. Tutte e due dalla parte degli ultimi, di coloro che soffrono e sono emarginati. Pasolini ha perso la vita per le sue idee, le sue convinzioni. La Merini ha dedicato la propria vita, soprattutto nella parte finale, agli altri. Non a caso è definita la poetessa degli ultimi»

D. Pasolini e Merini si conoscevano? «Il rapporto tra i due è intellettuale. C’è stato un solo incontro tra di loro che si perde un po’ nel tempo, ma ha consentito alla poetessa di capire, intuire, tratteggiare la personalità pasoliniana, riconoscendo una grandissima umanità, una grande bontà e una certa timidezza. Un donarsi costantemente agli altri. In questo c’è una forte similitudine fra le due persone. In questo suo sentire che Pasolini ebbe di non essere più accettato dal mondo, lei capovolse la domanda dicendo che forse era lui che non voleva più stare in questo mondo e va incontro, forse in maniera inconsapevole, ad una fine tremenda della quale si sa ancora molto poco. Una delle pagine nere della nostra storia. Pasolini e Merini possono essere assimilati, identificati, come i grandi portavoce delle necessità dei bisogni degli ultimi, delle classi più deboli, delle persone più fragili. Credo ci sia una fortissima similitudine chiaramente nella diversità anche storica, geografica, di vita fra i due. Sicuramente sono accomunati da questa grande attenzione verso gli ultimi»

D. Alda Merini sviluppa un rapporto particolare con la figura di Maria, madre di Gesù ? «Sin dall’inizio della conoscenza con Alda Merini lo sguardo rivolto alla madre, a Maria, è una delle costanti dei suoi comportamenti. Maria, questa grande madre assoluta che patisce ciò che non si può patire come la morte del proprio figlio sulla croce. In piccolo Alda si identificava un poco in questa sofferenza. I suoi dodici anni di manicomio, i 46 elettroshock, la sofferenza l’avevano allontanata dalle quattro figlie. Mi diceva spesso di essere stata una madre insufficiente e inadeguata. Per quanto le dicessi il contrario lei ribatteva che questa era la sua convinzione. Rivolgendosi a Maria era rivolgersi a colei che, in qualche misura, rappresentava il concetto di madre, il fondamento dell’essere madre»

D. Anche la maternità è un tema importante che la Merini riprende e sviluppa continuamente? «La maternità è un tema importantissimo in tutta la produzione meriniana. Mi diceva più volte che avrebbe rinunciato a tutta la sua poesia per l’amore alle sue quattro figlie, proprio perché sentiva un’ inadeguatezza del suo modo di essere madre rispetto ai suoi doveri di madre. La figura mariana è costantemente presente nella sua produzione letteraria.
Dal Magnificat al Poema della Croce è tutto un rivolgersi a Maria, un ricorrere in lei, un grandissimo punto di riferimento. C’è una profonda identificazione, naturalmente in piccolo, fra lei e la madre di Gesù. La fede della Merini era particolare, fatta di profondi sentimenti che ti portavano a ciò che non è visibile. Tutta la sua produzione finale è un continuo richiamo alla dimensione religiosa, alla teologia, una fede che in qualche situazione faceva anche criticare certi comportamenti della Chiesa, ma questo credo rientri un po’ nella dimensione dialettica comprensibile. Alda ha avuto grandi amici nel mondo ecclesiastico da mons. Ravasi a mons. Brambilla, alla figura di padre Turoldo che l’hanno ispirata in certe sue creazioni. Al di sopra di tutti il suo grande referente spirituale rimane Maria, la madre di Gesù»