Le risposte del Cardinale Martini a domande su un tema di strettissima attualità quale il lavoro. Le riflessioni sono introdotte e commentate da due autorevoli esperti dei giorni nostri: don Walter Magnoni e il professor Alberto Quadrio Curzio

di don Raffaello Ciccone

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Il libro che Don Walter Magnoni e il professor A. Quadrio Curzio ci hanno regalato: “Affrontare la tempesta con serenità

e con forza”, è un’antologia di testi del Cardinal Carlo Maria Martini che ci riporta ad un mondo particolarmente complesso e difficile, nella società di oggi, come si presenta nella sua varietà nella diocesi di Milano. Ma il Cardinal Martini ha saputo affrontare i diversi temi, che pur sembrano lontanissimi dal suo ruolo di vescovo quali il lavoro, l’economia, la politica, i cambiamenti che la società ha sviluppato negli anni in cui è stato vescovo a Milano: 1980-2002.

Egli ha consapevolezza che “sela carità è l’altra faccia della fede, allora – questo è quanto la “Rerum Novarum” di Leone XIII ci impedisce di dimenticare – oggi la carità cristiana deve assumere dimensioni sociali e politiche per essere autenticamente se stessa". (p 67). Sono molto grato per aver citato, come secondo documento di questa antologia, la "lettera alla diocesi" (30/08/81): è un invito a tutta la comunità cristiana: "Ogni comunità cristiana affronti alla luce della fede i gravi problemi dell’ora” Ciascuno si esamini su quanto ha fatto o ha trascurato di fare perché la Dottrina Sociale della Chiesa sia conosciuta, approfondita, e cali nella realtà”.

 

Vengono citati i “gruppi e le associazioni”, e continuò, riprendendo una preziosa intuizione del Cardinal Giovanni Colombo, (la comunità cristiana, LDC, 1978, pp 54-56) in cui si ricorda che "la pastorale del lavoro, prima di essere un settore specifico, sia accolta come una modalità generale che deve innervare l’intera azione pastorale".

E, sempre in questo documento, vengono citati due capitoli di verifica e di confronto impensabili: "Una presenza cristiana nella difficile situazione socioeconomica” e, quindi, "la maturazione della coscienza collettiva di fronte alla corsa agli armamenti".Esisteva già un volume che raccoglieva gli interventi del Cardinale Martini tra il 1980 e il 1990: “Educare alla solidarietà sociale e politica” (EDB, Bologna ) ed è preziosissimo. Sarebbe auspicabile l’edizione di un secondo volume, somigliante al primo, che raccolga tutti gli interventi, dal 1991 al 2002.

Questo testo di don Walter e il prof. Quadrio Curzio riprende alcuni documenti dei due periodi, aiutandoci ad accostare il lavoro e il pensiero del Cardinale. La cernita è limitata e personale ma detto questo, ci troviamo tra le mani un regalo molto importante.

Ho aperto il libro con commozione perché mi risento coinvolto in una vicinanza di lavoro e di sintonia con il Cardinal Martini, durata sette anni, da quando cioè mi ha chiesto di prendere il posto di direttore della Pastorale del lavoro, in Curia, sostituendo monsignor Angelo Sala che ha retto l’ufficio dal  1982 al 1995. Quando ho iniziato, nel 1995, ho trovato una solida impostazione di lavoro pastorale che in precedenza era stato svolto con molta intelligenza e largo respiro. Da una parte, sosteneva e accompagnava le scelte e le attenzioni del Cardinale e, dall’altra, si ramificava nella realtà del mondo del lavoro, raggiungendo i sindacati, le aziende, gli artigiani, i commercianti, gli imprenditori e l’Assolombarda, i Coltivatori Diretti, mantenendo, insieme, rapporti stretti con le Acli, in particolare, (lavoratori cristiani), con l’ACAI ( artigiani cristiani) e con l’UCID (imprenditori e dirigenti cristiani) e quindi con l’Azione Cattolica, il mondo giovanile e la GIOC (Giovani lavoratori cristiani) e molte altre associazioni.

Da subito, mi sono reso conto che l’orizzonte pastorale in cui interveniva il Cardinale era molto più ampio e superava l’attenzione dell’ufficio stesso. Io mi fermavo alle mie competenze, come sulle rive di un grande mare e, tuttavia, ho cercato di seguire con grande attenzione, dove e come il Cardinale si muovesse, accompagnato con competenza anche da altri uffici, nel mondo della politica, della ricerca, del confronto con l’Università, del carcere, della giustizia, dell’Europa e molto altro.

E se pure il Cardinal Martini veniva interpellato nei campi più vari, non si sentiva un “tuttologo”. Valutava, però, lo spessore dei problemi umani su cui veniva interpellato e, appassionato ed esperto della Parola del Signore, interveniva consapevole della complessità e della novità dei problemi che si trovava ad affrontare, mentre ricercava e forniva la sua sensibilità con l’esperienza dei tanti amici ed esperti che interpellava. Quindi, con sapienza, individuava valori, principi e speranze come venivano suggeriti dalla riflessione sulla Parola di Dio e dall’esperienza che aveva cercato di sondare.

Collaborando e continuando il lavoro precedente, ricco ed aperto, ho sempre incontrato il Cardinale come una persona sapiente perché ascoltava senza imporre un proprio pensiero o una propria ideologia.

Poi chiedeva riflessioni scritte poiché sapeva che obbligarsi a scrivere comporta un chiarirsi ed un chiarire. Poi elaborava personalmente al suo computer.

E se si poneva un contenzioso, per esempio, tra lavoratori e imprenditori, e una delegazione dei lavoratori con la RSU (la Rappresentanza Sindacale Unitaria) si rivolgeva al Cardinale, ovviamente venivo coinvolto in prima persona. Per il mondo sindacale si interpellavano i sindacati: normalmente Cisl e CGIL per conoscere la situazione (e trovavo sempre i sindacati attenti e consapevoli). Per la controparte il Cardinale chiedeva: “E l’imprenditore o l’amministratore delegato che cosa dicono?. Vai a parlarne o scrivi”. Me lo son fatto dire solo la prima volta. Poi ho continuato così, tenendolo quindi informato di volta in volta delle richieste e degli sviluppi. Ci sono stati molte occasioni e il Cardinale, spesso, mi ringraziava dell’aggiornamento che facevo circa ogni 3 settimane.

Don Walter, nella sua breve introduzione, riprende, in particolare, il primo periodo di episcopato, ovviamente il più nuovo ed il più ricco. Lo fa scegliendo interventi diversi sulle problematiche pastorali del momento mentre il prof. Quadrio Curzio mostra una particolare attenzione a quel mondo complesso che è all’interno dell’economia. nel rapporto con la politica e con i cambiamenti che si intravedevano nel dibattito nazionale. Poiché di tutto questo era molto informato, quale solerte e fedele collaboratore, il prof. Quadrio Curzio ci traccia un profilo prezioso per capire il cammino fatto che, via via, la preoccupazione pastorale proponeva ed esigeva.  Importanti sono stati i tre documenti pubblicati dalla commissione “Giustizia e pace” diocesana, operante dal 1991 al 2002, e in particolare il secondo documento: “Autonomie regionali e federalismo solidale”, (gennaio 1996) apprezzato in tutto il mondo italiano, politico ed economico, mentre stava incendiandosi la problematica sul federalismo, spesso interpretato come autonomia, gelosa e intoccabile delle proprie ricchezze, dalla lega lombarda. La sottolineatura del “federalismo solidale” permise di guardarvi come ad una scelta di valore, ma obbligò a valutare le responsabilità verso le realtà più povere.Devo dire che, per la Giornata della Solidarietà, si è tentato, in particolare, lo sforzo di intravedere i problemi che stavano sorgendo e il modo di poterli affrontare nella Comunità cristiana. Ci sembrava che fosse importante fare questa opera di ricerca e sviluppare prospettive di aggiornamento.

Perciò si ponevano, fondamentalmente, incontri di studio e di ricerca, meno di testimonianza. Ci sembrava, infatti, allora come adesso, che le comunità cristiane fossero normalmente assenti dalla conoscenza e dalla problematica sociale. Molti cristiani, generosi e disponibili al volontariato, certo, si dimostravano estranei ai mutamenti.

Ci sembrava che i sacerdoti e le loro comunità dovessero avere opportunità e sollecitazioni a capire, a rendersene conto, a prendere atto dei continui cambiamenti esistenti che ci toccavano da vicino, come realtà di vita che coinvolge tutti.  Si impostava, in una mezza giornata di studio, un problema emergente ed ancora non approfondito, ma presente, in cui un docente approfondiva, in particolare, il tema con un testo spesso ponderoso che veniva preparato e quindi distribuito. Doveva seguire una tavola rotonda a cui venivano invitate, insieme, 4 o 5 persone significative che potessero aiutare a ripensare, in termini concreti e competenti: perciò un sindacalista, un imprenditore, un economista, un sociologo, un ministro, un educatore, un pedagogista o altri, a secondo delle materie richiamate. Ricordo qualche esempio di Giornate che ho seguito personalmente:

“Mondializzazione, solidarietà e bene comune” (1998),

“Solidarietà intergenerazionale” ( 1999), “Solidarietà e sviluppo umano” (2000) “Solidarietà, la lavoro e benessere” (2001), “flessibilità è precarietà del lavoro” (2002), ricordando gli over 45.

Un particolare aiuto ci è stato dato, in molte occasioni, dal professor Luigi Frey(Docente di economia del lavoro all’Università “La Sapienza” di Roma).

Nel 1999 partecipò alla tavola rotonda, a cui sempre il Cardinale assisteva e quindi interveniva, anche commissario europeo Mario Monti.

Abbiamo anche questo raro testo che ci aiuta a ripensare e a rifarci vivo il nostro Cardinal Martini.