Nell’arco di tre anni la creatività, l’imprenditorialità, il senso del rischio hanno portato il giovane imprenditore Fabio Forghieri a creare un lavoro autonomo, indipendente e nuove possibilità di occupazione per molti giovani in Italia. (Il Giorno, Avvenire, Marching, Smart Wor King, Occhisulsociale) «Con un po’ di imbarazzo – dice il giovane imprenditore – la pandemia non ci ha penalizzato ma, questo è il paradosso, ci ha permesso di raggiungere risultati positivi in espansione verso l’Europa»

di Silvio MENGOTTO

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Fabio Forghieri Boolean

Il mercato del lavoro richiede la specializzazione di programmatori web per i quali c’è poca offerta. In questo vuoto, con una brillante iniziativa, si è inserito il giovane carpigiano naturalizzato a Milano. Nell’autunno 2017 inizia il primo corso con la presenza in aule virtuali di dieci giovani dalla Toscana, Marche, Liguria e Sicilia. Le lezioni sono rigorosamente “in diretta”, da non confondere con i corsi registrati da seguire autonomamente.  L’esperienza fornita dai corsi Boolean Careers (www.boolean.careers)  è l’equivalente a ciò che accade in una classe superiore. Le lezioni si svolgono ogni mattina dalle 9.30 alle 13, nel pomeriggio i compiti assegnati con supporto individuale. Nell’agosto 2018 gli obiettivi del primo corso vengono rispettati e raggiunti, con soddisfazione dei corsisti e delle aziende coinvolte. Tutti i corsisti hanno ricevuto proposte di lavoro. Nel 2019 sono 70 gli studenti gestiti contemporaneamente. Ad ottobre 2020 sono saliti a 350, l’equivalente di un liceo con tre sezioni. Se questa realtà fosse fisica l’icona è quella di una scuola con questo numero di classi. Per supportare questo notevole incremento viene aumentato il team del personale amministrativo e didattico. Altro dato impressionante è l’aumento del numero dei docenti coinvolti che da otto diventano trenta. «Tutti i docenti – dice Fabio Forghieri – via online insegnano da casa in Italia, alcuni da Londra e Budapest. Gestire otto persone è semplice, trenta è più complicato»

D. Il periodo di pandemia ha obbligato alla sospensione delle attività sociali e di lavoro. Per quale ragione la vostra attività non ha avuto ricadute negative ?
«Dal punto di vista operativo non ha certamente influito. Questo perché tutto quello che facevamo era già online. Per noi, se dal giorno prima del lockdown facevamo lezioni a distanza, il giorno dopo è come se non fosse successo niente. Lo ammetto è stata una grande fortuna! Eravamo totalmente online e tali siamo rimasti. Dal punto di vista delle nostre operazioni e delle difficoltà di gestire tutto non è cambiato nulla. L’unica cosa è che non potevamo essere più in ufficio. Il team centrale ha trasferito tutte le operazioni nelle proprie case. Cosa fatta da tutte le aziende del mondo»

D. Non si è verificato nessun risvolto problematico?
«Uno certamente. Quando gli studenti hanno concluso il corso, causa la pandemia, non hanno potuto inserirsi subito nelle aziende ma solo al superamento dell’emergenza sanitaria. Comunque c’è un lato che mi imbarazza»

D. Quale?
«Di fronte a ciò che è accaduto a tante aziende (chiusura, cassa integrazione, etc) noi paradossalmente abbiamo beneficiato della situazione perché il nostro potenziale mercato di studenti è aumentato»

D. Come se lo spiega?
«Purtroppo sono state tante le persone che hanno perso il lavoro, e ancora lo perderanno nei prossimi mesi. Ma il lockdown ha dato la possibilità alle persone in casa di riflettere sulla propria vita. A tantissimi studenti, con i quali abbiamo parlato, ha dato la scintilla e l’opportunità di ragionare sulla propria carriera. Sto facendo questo mestiere, ho 30 anni, voglio continuare così nei prossimi 30? Per tanti la risposta è stata negativa, quindi hanno avuto il coraggio di lasciare il proprio lavoro e iscriversi al corso che proponiamo. Lo dico con un po’ di imbarazzo, la pandemia non ci ha penalizzato ma, questo è il paradosso, ci ha permesso di raggiungere risultati positivi in espansione verso l’Europa. Detto questo sono consapevole che aziende con un lavoro imprenditoriale pazzesco, bravissime, hanno chiuso. Un vero dramma»

D. Potenzialmente l’attività potrebbe espandersi in Europa?
«Un altro paradosso è che in un momento di crisi si possa pensare all’espansione. Storicamente le crisi portano con sé opportunità. In questo caso l’opportunità è che tante scuole, che facevano il nostro mestiere con strutture fisiche, hanno subito colpi gravissimi per la chiusura di troppi mesi. La crisi ha aperto l’opportunità di potere esportare il nostro lavoro realizzato in Italia al meglio e con notevoli dati positivi. Ci siamo chiesti perché non portarlo in altri paesi dell’Europa dove c’è lo stesso bisogno o la presenza di un vuoto di mercato che, causa il Covid-19, si è accentuato. A partire dal 2021 porteremo la nostra esperienza in altri paesi europei dove abbiamo fatto delle specifiche analisi di mercato»